Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Garlasco, la consulenza psichiatrica per Sempio decisiva e quel 28 settembre cerchiato di rosso

Garlasco, la consulenza psichiatrica per Sempio decisiva e quel 28 settembre cerchiato di rosso

Emergono nuovi dettagli inediti

Garlasco, la consulenza psichiatrica per Sempio decisiva e quel 28 settembre cerchiato di rosso

Il mistero del delitto di Garlasco continua. Si avvicina sempre più la data del 13 agosto, il giorno dell’uccisione di Chiara Poggi, tra una settimana saranno 19 anni da quella drammatica mattina estiva del 2007 e ancora non c’è nessuna certezza su questo efferato omicidio. Chi è davvero il killer di Chiara? Una domanda che rischia addirittura di restare senza risposte secondo l’autorevole parere di diversi criminologi, come ad esempio Roberta Bruzzone che in tv parla di “alta probabilità che il caso resti irrisolto“. La Procura di Pavia nella nuova indagine infatti ha ribaltato ogni vecchia certezza, escludendo Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva, e accusando Andrea Sempio, l’unico nuovo indagato.

Ma i pm sanno che devono fare in fretta, la data per la chiusura delle indagini si avvicina. Manca davvero poco a quel 28 settembre cerchiato di rosso sul calendario. Entro quella data l’accusa dovrà presentare tutte le prove possibili per sostenere la tesi che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio. Da qui la decisione di procedere con quattro nuove consulenze, tra le quali anche una psichiatrica, sull’amico del fratello di Chiara. Le prove fin qui raccolte infatti vengono ritenute indiziarie ma non c’è la celebre “pistola fumante”, l’elemento decisivo per incastrare il presunto colpevole. Tutto, al momento, ruota attorno ai soliloqui in macchina, al Dna sotto le unghie di Chiara e all’impronta 33 sul muro, elementi che i legali di Sempio credono di poter “disinnescare” attraverso le perizie già presentate.

Il punto chiave per la difesa è rappresentato dalle impronte di scarpe trovate sulla scena del crimine che per i giudici appartengono al killer. Ma i legali di Sempio, attraverso esami approfonditi, sono convinti di poter dimostrare che la larghezza del piede di Andrea Sempio sarebbe incompatibile con quella della calzatura che avrebbe lasciato quelle 25 tracce. La calzatura indossata dal killer sarebbe una Frau numero 42, ma Sempio porterebbe un 44. Armando Palmegiani, consulente della difesa di Sempio, entra nello specifico. “Quando viene contestata la misura, però, – dice Palmegiani a Morning News – si tende a considerare soltanto la lunghezza. Il problema principale di questa vicenda è invece la larghezza”.

In base alle misurazioni attribuite alla professoressa Cristina Cattaneo, il piede di Andrea Sempio avrebbe una larghezza compresa tra gli 11,5 e i 12 centimetri. La seconda misura, secondo quanto riferito da Palmegiani, sarebbe quella ritenuta più attendibile sulla base della scansione digitale. “Il piede di Andrea Sempio non può entrare in una scarpa che lascia quell’impronta“. Ma proprio quelle tracce potrebbero anche portare alla revisione del processo per Stasi.

Uno studio indipendente del grafico Mario Felici, mostrato a Filorosso su Rai3, dimostrerebbe che le impronte a “V” trovate sulla scena del crimine potrebbero essere compatibili con quelle lasciate da Stasi, ma non al momento del delitto, ma successivamente quando il fidanzato di Chiara ha scoperto il corpo entrando nella villetta. Stasi ha sempre parlato di scarpe Lacoste, negando in tutti i modi di aver mai avuto le Frau. Basandosi sulle immagini e sulla documentazione del caso disponibile online, Felici ha analizzato quelle tracce di sangue, comparandole con le scarpe di Alberto. Secondo Felici c’è una “perfetta coincidenza” tra quei segni e il disegno geometrico della suola delle scarpe Lacoste di Stasi.

Questo ribalterebbe tutto, anche se c’è chi dubita di questa tesi. L’ex comandante dei Ris Luciano Garofano: “Ma anche se ci fossero una o due di queste presunte impronte è poco rilevante: dove sono le altre? Perché le persone non volano“. Il tempo stringe e il 28 settembre si avvicina, ma a quanto pare sembra davvero tutta una questione di scarpe e piedi. Sarà probabilmente su questi elementi che si deciderà se andare a processo o meno, col rischio sempre più concreto che il delitto di Garlasco resti uno dei più clamorosi casi giudiziari italiani irrisolti.