Selvaggia Lucarelli interviene sul caso Garlasco e mette in discussione la tenuta della nuova indagine su Andrea Sempio. A Realpolitik, la giornalista ha spiegato di non voler partire dalla domanda più estrema — se Sempio sia colpevole o innocente — ma da un punto preliminare: se esistano davvero elementi sufficienti per portarlo a processo.
La sua risposta è netta: “Mi mancano anche gli elementi per rinviarlo a giudizio”.
“L’indagine ha fallito sul punto fondamentale”
Secondo Lucarelli, la nuova inchiesta avrebbe dovuto rispondere prima di tutto a una domanda decisiva: esisteva un legame reale tra Andrea Sempio e Chiara Poggi?
Per la giornalista, questo passaggio resta debole. “Questa indagine ha fallito su un punto fondamentale”, afferma, sostenendo che non sarebbe stato trovato un collegamento concreto tra i due, al di là del fatto che Sempio frequentasse casa Poggi insieme all’amico Marco, fratello di Chiara.
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“Da questa indagine risultano due estranei”
Il punto più forte dell’intervento è proprio questo: secondo Lucarelli, dagli atti non emergerebbe un rapporto significativo tra Sempio e Chiara. “Erano due estranei”, dice, aggiungendo che non ci sarebbe nulla capace di legare davvero la vittima e l’indagato sul piano personale, affettivo o intimo.
Una valutazione pesante, perché tocca uno dei nodi centrali dell’ipotesi accusatoria: il movente.
Il tema del movente passionale
Lucarelli insiste infatti sulla natura del delitto, che definisce passionale. Se si parte da questa chiave di lettura, spiega, diventa inevitabile guardare alla vita sentimentale e ai rapporti più stretti di Chiara Poggi.
Ed è qui che, secondo lei, continua a emergere un solo nome: Alberto Stasi. “Il nucleo della passione esisteva solo nel rapporto con Stasi”, sostiene Lucarelli, evidenziando come il legame più forte e documentato nella vita privata di Chiara fosse quello con l’allora fidanzato.
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Una posizione controcorrente nel dibattito mediatico
Le parole di Selvaggia Lucarelli si inseriscono in un momento in cui il caso Garlasco è tornato al centro di ricostruzioni, intercettazioni, consulenze e analisi televisive. Ma la giornalista invita a distinguere tra suggestioni investigative e solidità processuale.
Il suo ragionamento è semplice: anche davanti a elementi inquietanti o discussi, il punto decisivo resta capire se esista una base sufficiente per sostenere l’accusa davanti a un giudice. E su questo, secondo lei, la risposta resta tutt’altro che convincente.
