Garlasco, spunta una nuova ipotesi sul delitto. Zanella: “Dietro il silenzio di Chiara Poggi potrebbe esserci stato un ricatto”
Mentre i riflettori giudiziari sul delitto di Garlasco si riaccendono e le nuove indagini della Procura di Pavia ridisegnano i contorni del giallo, il mistero sulla morte di Chiara Poggi entra in una fase inedita e complessa, sospesa tra vecchi faldoni processuali e nuove scoperte tecnologiche. Sullo sfondo, nodi irrisolti come l’effettiva violazione della privacy della vittima e il controllo di file digitali sensibili restano al centro di una ricostruzione che punta a esplorare piste finora rimaste in ombra.
I nuovi dettagli emersi dagli atti – tra file cancellati su chiavette USB, scambi di email dal significato ambiguo e l‘ombra di un presunto “Mister X” legato al furto di immagini private – sollevano interrogativi cruciali: siamo di fronte a una reale svolta capace di riscrivere il movente del delitto? E quanto è solida l’ipotesi che Chiara Poggi stesse subendo un ricatto prima di essere uccisa?
A fare chiarezza è Gianluca Zanella, giornalista esperto in cronaca nera e fondatore di DarkSide – Storia Segreta d’Italia, che ad Affaritaliani analizza la profondità di questi elementi e le loro possibili evoluzioni investigative: “Gli elementi sono concreti e si trovano agli atti: alcuni erano già presenti nel processo su Alberto Stasi, altri sono emersi con la discovery dell’8 maggio scorso. Tutti questi elementi mi hanno portato a ipotizzare che Chiara possa essersi accorta che qualcuno stava entrando nella sua privacy”.
“Dietro il silenzio di Chiara Poggi potrebbe esserci stato un ricatto”, è questa in sintesi l’ultima ricostruzione sul delitto di Garlasco che lei ha rilanciato, precisando che si tratta di una ricostruzione personale, fondata sull’analisi di elementi già presenti negli atti ma interpretati in modo diverso, e non di una verità processuale né di un atto d’indagine. Quali sono quindi gli elementi che l’hanno portata a questo assunto?
“Gli elementi sono concreti e si trovano agli atti: in parte provengono dal vecchio processo a carico di Alberto Stasi, in parte sono emersi grazie alla discovery dell’8 maggio scorso.
Il primo tassello risale al processo d’appello bis del 2014, quando su una chiavetta USB spuntano delle ricerche informatiche tendenzialmente attribuite a Chiara Poggi, anche se sul digitale la certezza assoluta non esiste. C’è però un documento inequivocabile: lo scambio di email del 5 luglio 2007 tra Chiara e una sua ex collega, la famosa conversazione sul ‘piccione’ e su ‘un altro’. A una domanda della collega sui suoi intrallazzi, Chiara risponde: ‘Il piccione mi dà sempre grandi soddisfazioni al telefono e con l’altro ultimamente non ci vado più molto d’accordo, colpa mia che me la prendo troppo, colpa sua che forse è un po cambiato’. Per me il ‘piccione’ è sempre stato Stasi, mentre l’altro è un soggetto mai entrato davvero nell’inchiesta. Chiara era molto riservata; eppure quel testo, che poteva generare imbarazzi di coppia, viene salvato su una chiavetta il 10 luglio e cancellato lo stesso giorno. Perché moltiplicare le copie di un file così delicato?
I miei dubbi sono diventati certezze con la discovery del 2026. Analizzando per la prima volta il computer dei Poggi, il team dell’ingegner Paolo Dal Checco ha scovato delle anomalie. La prima è del 30 agosto 2006: in una cartella vengono salvate tre foto di una ragazza, poi inviate ad Alberto Stasi, che risponde con uno scatto di sé in perizoma da donna, archiviato nella stessa cartella. Quella ragazza è la medesima collega dell’email del 2007, e tra le immagini ce n’è anche una che la ritrae nuda in spiaggia.
Mettendo in fila i fatti – lo scambio del 5 luglio, il bizzarro salvataggio con cancellazione della mail il 10 luglio, e i quattro tentativi a vuoto di Chiara di telefonare alla collega tra il 18 e il 19 luglio, l’ultimo dei quali direttamente dall’aeroporto prima di volare a Londra – ho ipotizzato che quel salvataggio del 10 luglio non lo abbia fatto Chiara. Credo che lei si fosse accorta che qualcuno stava violando la sua privacy. Poco prima aveva persino criptato dei suoi video intimi. Il sospetto che qualcuno stesse frugando tra le sue cose deve essere diventato una certezza. Da qui nasce la mia idea del ricatto: Chiara non ne ha parlato in famiglia né con Alberto perché sia i video che l’email erano elementi compromettenti, difficili da spiegare. Ha cercato di gestire da sola una situazione che, purtroppo, le è sfuggita di mano”.
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Nella sua ricostruzione compare la figura di un “Mister X”. Chi potrebbe essere? Esistono elementi investigativi che potrebbero consentire di identificarlo oppure resta per ora una figura teorica?
“Parlo di “Mister X” perché credo sia necessario essere garantisti non soltanto a parole, ma anche nei fatti. Oggi abbiamo un indagato, Andrea Sempio, che è innocente fino a prova contraria e che non è nemmeno stato rinviato a giudizio.
Detto questo, è evidente che ci troviamo davanti a una persona sulla quale gli investigatori hanno raccolto elementi importanti. Sempio, inoltre, nei suoi diari parla di attività legate alla sottrazione di immagini da profili WhatsApp a cui accedeva illecitamente, scrivendo che “è meglio rubarle”. È inoltre una persona con competenze informatiche, come dimostra il fatto che nel 2014, sul forum Italianseduction, forniva indicazioni ad altri utenti su come navigare nel dark web.
Sono elementi che emergono dalle indagini svolte dai carabinieri, ma io continuo a parlare di “Mister X” perché la mia è un’ipotesi giornalistica. Lo sottolineo perché nell’ultimo anno sono circolate molte teorie del caos che hanno trovato anche grande attenzione nel pubblico. Non voglio alimentare nessuna macchina del fango né creare suggestioni.
La mia è un’ipotesi basata su fatti concreti. “Mister X”, per me, ha un nome e un’identità precisa, ma ho scelto di utilizzare questa definizione proprio per non puntare il dito contro qualcuno e aggiungere ulteriore confusione a una vicenda già molto complessa”.
Se questa pista dovesse trovare riscontri nelle nuove indagini, cambierebbe la ricostruzione del delitto di Garlasco oppure resterebbero ancora molti tasselli mancanti?
“Questa ricostruzione, in realtà, non cambia l’impianto investigativo. Anzi, credo che possa integrarsi con l’ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori.Cambierebbe forse una parte del movente: non ci sarebbe soltanto una possibile ossessione da parte dell’assassino, che sia Sempio o qualcun altro, ma anche la possibilità che l’omicidio sia nato dal fatto che qualcuno si sia visto scoperto in un’attività di questo tipo, legata alla sottrazione di materiale privato o al ricatto.
Quindi non sconvolgerebbe la ricostruzione, ma potrebbe colmare alcuni vuoti ancora presenti.È chiaro che una ricostruzione fatta a distanza di vent’anni dai fatti dalla Procura e dagli investigatori è una ricostruzione che, personalmente, ritengo convincente. Io ho sviluppato questa teoria non per sostituirmi al lavoro degli inquirenti, ma perché analizzando gli elementi già disponibili e quelli emersi con la discovery ho elaborato questa ipotesi, che potrebbe anche essere sbagliata.Se invece dovesse rivelarsi corretta, credo che si integrerebbe bene con il quadro attuale.
Alcuni punti oscuri però restano e alcune domande sono ancora senza risposta, soprattutto rispetto ad alcune persone che hanno gravitato intorno a questa vicenda. Su questi aspetti preferisco non dare una risposta definitiva, perché sono elementi sui quali sto ancora lavorando come giornalista e perché le indagini sono ancora aperte e potrebbero emergere nuovi elementi”.

