Il delitto di Garlasco resta un mistero di difficile lettura. Togliere Alberto Stasi dalla scena del crimine e collocarci al suo posto Andrea Sempio, porta a uno stravolgimento della dinamica del delitto. Ma la Procura di Pavia lavora su questi elementi, per i pm non è stato il fidanzato di Chiara a uccidere la sua ragazza ma l’amico del fratello, in seguito a un approccio sessuale rifiutato. Ma le prove in mano agli inquirenti a carico di Sempio non sono schiaccianti, accertato il presunto movente mancano però riscontri concreti. Anche ricostruendo la possibile dinamica del delitto restano molti dubbi e soprattutto ci sono fatti apparentemente inspiegabili. I legali dell’indagato sono certi di aver fornito tutte le perizie necessarie per smontare ogni accusa a carico di Sempio: dai soliloqui, al Dna sotto le unghie, fino all’impronta 33. Ma Cataliotti, uno degli avvocati dell’indagato, si è concentrato in particolare sulla “prova regina”. “Dimostreremo che le tracce di scarpe lasciate dal killer non sono compatibili con Sempio, questo sarà l’elemento che metterà la parola fine all’eventuale processo”.
Su quelle tracce di scarpe si era concentrato ai tempi anche l’ex comandate del Ris, il generale Luciano Garofano. In particolare, stando alle foto scattate dopo il trattamento col Luminol, sarebbe emerso che il killer si sarebbe lavato in bagno e non in cucina, come invece sostiene l’accusa. Un dato importante, visto che in quella stanza non ci sono tracce di Sempio. Per dimostrarlo, l’ex consulente della difesa di Andrea Sempio ha pubblicato le foto inedite scattate dai Ris nell’abitazione dei Poggi durante il sopralluogo della sua squadra nell’agosto 2007.
Provando a ricostruire i movimenti del killer e collocando solo Andrea Sempio sulla scena, il quadro che emerge è pieno di incongruenze oggettive. Il killer sarebbe entrato di nascosto in casa, probabilmente dopo un appostamento in giardino e forse anche “rompendo il muretto” di recinzione della villetta dei Poggi, come sostiene Stasi. A quel punto avrebbe aggredito Chiara in almeno tre punti della casa: divano, zona telefono e scale che portano alla cantina. La vittima si sarebbe difesa “15-20 minuti di scontro”, in base alla perizia della dottoressa Cattaneo. La presunta arma del delitto sarebbe stata un martello, presumibile che il killer si sia sporcato parecchio del sangue della vittima, se non anche ferito. Dopo l’omicidio quindi avrebbe avuto la necessità di lavarsi. Qui però qualcosa non torna.
La logica porterebbe a pensare al bagno, ma gli inquirenti credono invece che il killer si sia lavato nel lavabo della cucina (che non sarebbe mai stato analizzato). Ma proprio attraverso le foto scattate in cucina, Garofano fa notare che “nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate“. Le impronte, piuttosto, “si interrompono in corrispondenza del tavolo”. Alla luce di questi elementi Garofano, ex consulente di Sempio, sostiene che sia “logicamente improbabile” che, data la quantità di sangue riscontrata sulla scena del delitto, “l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento”.
Altro mistero poi, la fuga del killer. La nuova ipotesi porta a pensare che Sempio, secondo l’accusa, potrebbe essersi mosso a piedi attraverso i campi. La casa di sua nonna, dove effettivamente è stato quella mattina del 13 agosto 2007, dista infatti solo 500 metri. Sempio però, stando alle dichiarazioni della madre, sarebbe tornato a casa “con gli stessi vestiti che indossava al mattino e puliti“. Questo omicidio resta un mistero, troppe le cose che non tornano.

