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Cronache
Ebola, Gino Strada: "Le misure protettive? Un boomerang per l'Europa"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"Le misure protettive saranno un boomerang per l'Europa, bisogna mandare aiuti in Africa per far finire l'epidemia. Il virus non arriva coi barconi, ma con gli aerei" Gino Strada parla a tutto campo su Ebola in un'intervista ad Affaritaliani.it: "L'Italia? Ridicola. Nessuna risorsa e non si fanno nemmeno partire i volontari. Emergency non prende soldi dal governo. Se io ho paura del contagio? Chi non ce l'ha è un cretino".

Gino Strada, quanto è alto l'allarme su Ebola?

Proprio negli ultimi giorni sono uscite delle nuove linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dove si dice chiaramente che sono state prese misure sproporzionate e restrittive quando non ce n'era bisogno. Il problema è che noi dobbiamo capire come posizionarci. Se stiamo parlando del come ci proteggiamo è un discorso, se stiamo parlando del come si affronta un'epidemia di Ebola è una cosa completamente diversa. A me pare che in Italia ci si preoccupi solo della prima cosa. Mi sembra naturale che uno pensi a come proteggersi però questo non può diventare lesivo dei diritti della persona e non può diventare un'alibi per dire delle complete stupidaggini dal punto di vista scientifico.

In Italia c'è chi chiede la chiusura delle frontiere...

Queste misure che intendono essere protettive in realtà sono un boomerang perché se io metto delle misure restrittive, addirittura qualcuno ha parlato di chiudere le frontiere, allora a maggior ragione non mando personale italiano ad aiutare a far finire questa epidemia. Se fanno lo stesso tutti allora l'Europa si espone maggiormente al rischio. La gente viaggia: spero non ci siamo dimenticati la lezione dell'Aids, che arrivò negli Stati Uniti a causa di uno stewart di Air France che in un anno aveva avuto 150 rapporti diversi con 150 partner ed era infetto. Se non si fa niente qua e si pensa solo a pararsi il culo, paradossalmente ci si espone di più al contagio.

Quanto è alto il rischio che l'epidemia arrivi in Italia?

In Italia e in Europa non ci sarà mai un'epidemia, ma potrebbero esserci dei casi anche numerosi. Basta che il primo che si infetta decide di curarsi da solo e se ne sta a casa magari con bambini, moglie e nonni per 5-6 giorni dopo che ha i sintomi. Poi magari i bambini vanno a scuola e si innesca una reazione a catena. La miglior maniera di proteggerci è quella di aiutare a far finire questa epidemia in Africa. Dopo di che vengono dette delle cose assurde: mettere in relazione l'Ebola con l'immigrazione ha la stessa valenza, che ne so, di metterla in relazione con la Formula Uno. C'è lo stesso tipo di rapporto.

Ma il governo Renzi ha chiara questa necessità di intervenire in Africa per far finire l'epidemia?

Questa necessità non è assolutamente chiara al nostro governo. Loro pensano che si faccia fronte a Ebola solo con delle misure poliziesche, spendendo milioni e milioni per rafforzare i punti di ingresso aeroportuali. Il tutto in una situazione in cui non abbiamo ancora avuto un caso, nemmeno sospetto, in Italia.

Possiamo dire con certezza che il virus non arrivi coi barconi dei migranti?

Certamente l'Ebola non arriva coi barconi per un motivo molto semplice, perché l'epidemia di Ebola va molto più veloce dei barconi. Un malato non fa nemmeno in tempo ad arrivare qua. Un malato ci può arrivare magari in aereo. Paradossalmente un signore che ha soggiornato in Liberia o in Sierra Leone prende un volo per Bruxelles anche se ha la febbre. Un'ora prima dell'atterraggio si prende due pastiglie, passa all'aeroporto senza febbre e senza nessun allarme. E si muove poi in Europa infetto, senza nessun controllo. Allora il problema va affrontato usando la scienza e la testa anziché l'isteria e la logica poliziesca.

L'Italia sarebbe pronta ad affrontare un'eventuale emergenza?

Ma sicuramente. Sia l'ospedale Spallanzani sia l'ospedale Sacco sono perfettamente attrezzati per fare fronte a un eventuale caso di Ebola, così come lo sono molti altri centri in Europa.

Se lei dovesse contrarre il virus tornerebbe in Italia o si farebbe curare in Sierra Leone?

Non ho problemi a farmi curare in un'ospedale in Sierra Leone. Tra un mese apriremo un centro di trattamento da cento posti letto e dunque non vedo nessun problema.

Di che cosa ha bisogno l'Africa per combattere l'epidemia?

Per combattere questa epidemia c'è bisogno sostanzialmente di due cose: primo le persone, perché ci vogliono centinaia e centinaia di medici e infermieri internazionali per aiutare l'Africa sotto il profilo della conoscenza e della competenza, e,secondo le risorse. Invece le risorse finora, quantomeno quelle dell'Italia, sono state ridicole. Per quanto riguarda il personale invece siamo nel grottesco: non viene dato un permesso di partire a tanti operatori che sono pronti a dare un aiuto in Africa. Una circolare del ministero della Sanità invitava a concedere aspettative per ragioni umanitarie. Finora non mi risulta che nemmeno una sola aspettativa sia stata concessa in tutta Italia per questa ragione. O il sistema sanitario, che una volta era nazionale e che qualche sciagurato incompetente ha trasformato in regionale, se ne sbatte di quello che dice il ministero della Sanità (e allora a che cosa serve questo ministero se poi nessuno lo ascolta?) oppure c'è un tacito accordo per non mettere in pratica le richieste avanzate.

Negli scorsi giorni lei è stato protagonista di una discussione con la renziana Lia Quartapelle che aveva affermato che Emergency utilizza risorse governative...

Il governo italiano ha fatto un bando da 800 mila euro nel quale si sapeva fin dal principio che i fondi sarebbero stati divisi equamente tra 4 Ong. E con 200 mila euro non si fa nulla. Non parlo di un grande centro di trattamento ma solo il centro di isolamento che abbiamo aperto noi costa più di 250 mila euro al mese. Quindi, se quello del governo è un progetto di cooperazione... che si informino prima. Con 200 mila euro non si può fare nulla e dunque abbiamo deciso di non partecipare nemmeno a questo bando. La signora Quartapelle può anche smettere di raccontare palle, così può smettere di raccontare palle il ministro Lorenzin, che ha detto che Emergency ha richiesto mille fiale di un nuovo farmaco miracoloso. Poi si è smentita dicendo che si riferiva a un'altra associazione, peccato che in televisione ha detto Emergency.

Tornando all'epidemia, quanto è lontana la possibilità di un vaccino?

I vaccini sono una cosa lontana e che comunque non avranno un impatto sull'epidemia. Possibilità di terapie sono all'orizzonte ma hanno tempi lunghi. Il problema è curare persone malate adesso e impedire adesso la trasmissione della malattia.

Lei si trova in continuazione in zone interessate dall'epidemia. Lei, da uomo, quanto ha paura di Ebola?

Non avere paura del virus Ebola è un sintomo che uno è un cretino. Io non lo sono e quindi ho paura. Da noi comunque ogni giorno tante persone entrano nella cosiddetta zona rossa dove ci sono i casi confermati di Ebola e per ora nessuno si è infettato. Al di là del centro Ebola abbiamo anche un centro chirurgico e un centro pediatrico qui in Sierra Leone e ogni mattina arrivano 50 bambini con la febbre. Ovviamente non tutti hanno l'Ebola, noi abbiamo messo in piedi un sistema di screening e finora nessun paziente poi rivelatosi Ebola-positivo è entrato in quell'ospedale altrimenti avremmo dovuto chiuderlo. Le misure protettive sono efficaci, bisogna lavorare con molta pazienza e attenzione. Non è una roba per dilettanti, non ci si può inventare a occuparsi di epidemia di Ebola dopo che non si è mai praticata medicina però magari lo si vuole fare adesso perché su Ebola gira qualche soldino. In questa situazione non c'è spazio per gli errori, perché ogni errore si paga carissimo.

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