Giornata contro la violenza sulle donne: “La preda – una storia vera”. Il racconto
Io e la mia amica Simona, sedute a chiacchierare del più e del meno su una panchina in piazza Piemonte a Milano, all’improvviso abbiamo visto cinque ragazzi scendere da una Renault Clio. In fretta si sono avvicinati a due ragazze. Uno dei cinque, afferrando le mani della più giovane, ha urlato: “Eccola la nostra nuova preda. Sei una puttana, vero? Sali in macchina, ti devo trascinare con la forza?”
La ragazza non ha reagito agli insulti, è rimasta immobile nella penombra della pensilina alla fermata dell’autobus. Stritolata dall’attesa di essere risparmiata dalle parole del bullo. I compari alle spalle dello scugnizzo ridevano a crepapelle, lo spronavano a continuare. “Falla salire in macchina ‘sta stronza!” Io e Simona eravamo pronte ad intervenire, ma la paura ha immobilizzato anche noi. La mia amica ha tentato di memorizzare la targa dell’automobile, ma non ci è riuscita per via del buio che alle sette di sera aveva già riempito ogni spazio. In un millesimo di secondo ho immaginato il peggio per tutte noi. Poi fortunatamente è arrivato l’autobus ed è scesa un po’ di gente. I cinque sono risaliti in macchina, e via per la città forse a cercare altre prede.
Una volta a casa ho ripensato all’accaduto e agli effetti dell’inconsapevolezza maschile, che credo abbia sempre gli stessi risultati: dolore, dipendenza, confusione, violenza e distruzione. Spesso l’odio per le donne è uno dei principali effetti dell’impotenza maschile, della ferocia mista alla stupidità e alle problematiche psicologiche irrisolte, all’ossessione di avere il controllo sul corpo femminile, sulle parole delle donne. Ma questo, al di là di tutto il male patito dalle donne, è il tempo della consapevolezza femminile. Noi tutte desideriamo combattere per vincere sulla ferocia e sul machismo. Per riportare la bellezza delle donne nello splendore dell’indipendenza, perché ognuna di noi è più libera di quanto possa pensare.

