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Cronache
Giustizia, fa 9 anni di carcere ma è innocente: record di assoluzioni, ben 5

Per ingiusta detenzione, ha già ottenuto dallo Stato più di 460.000 euro di risarcimento. Il caso di Giasone Italiano, assolto per la quinta volta

“Cinque assoluzioni in altrettanti procedimenti e sempre con formula piena”, racconta ad Affaritaliani.it l’avvocato Concetto Pirrottina che con l’altro legale, Guido Contestabile, hanno seguito il caso di Giasone Italiano, imprenditore edile calabrese assolto per l’ennesima volta, l’ultima alcuni giorni fa, in un procedimento importante contro la ‘ndrangheta.

Nell’ultimo processo la Dda di Reggio Calabria aveva chiesto una condanna a 22 anni e 6 mesi di reclusione. Ma il Tribunale di Palmi lo ha assolto. E’ accaduto lo stesso per altri 5 processi, sempre contro la ‘ndrangheta, in cui era imputato. Un primato tutto particolare il suo: assolto nei procedimenti denominati Xenopolis, Reale 5, Entourage e Meta.

Con che formula è stato assolto il suo assistito?

“Sempre con formula piena. Perché il fatto non sussiste. Una volta è stato assolto in appello ma sempre con formula piena. In uno dei procedimento ha scelto il rito abbreviato. In primo grado è stato condannato ma è stato assolto in appello”

Ma si è fatto 9 anni di detenzione…

“In ordine 3 anni nell’ambito della operazione Meta, poi assolto dal Tribunale di Palmi; 3 anni operazione Xenopolis, assolto poi dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria; 3 anni nell’ultima operazione Eyphemos, assolto alcuni giorni fa dal Tribunale di Palmi”

Ma come si fa a finire in una situazione del genere?

“Il soggetto era noto per i trascorsi ed era rimasto incagliato nuovamente in questa rete”

Come può accadere?

“Sembrano dei processi radioattivi. Accade anche perché questi reati non prevedono misure alternative al carcere, quindi si finisci in detenzione. Poi a queste latitudini molti vengono assolti quando il giudizio viene celebrato”

Nell’ambito dell’ultima inchiesta era accusato di essere partecipe alla cosca Alvaro di Sinopoli (Reggio Calabria), in particolare di essere il referente delegato ad interfacciarsi con le altre organizzazioni criminali, partecipando a riunioni di ’ndrangheta e decidendo di proteggere gli imprenditori, stabilendo che non dovessero pagare il cosiddetto “pizzo” al clan.

“In questo ultimo caso, dal tenore delle conversazioni sembrava che nominassero lui e che era lui ad aver organizzato una riunione di ‘ndrangheta. Ma il giorno in cui si era svolta questa famosa riunione era ricoverato presso l’ospedale di Polistena con tanto di cartella clinica e documentazione sanitaria a corredo”, spiega l’avvocato Pirrottina.

Adesso Giasone Italiano è libero. Chiederete un risarcimento?

“Già due li abbiamo ottenuti per un ammontare più di 460.000 euro. Per l’ultima assoluzione... dovrà diventare definitiva. Per adesso abbiamo solo il dispositivo, una volta definitiva chiederemo un altro risarcimento per ingiusta detenzione”.

Che lavoro fa il suo assistito?

“Era un imprenditore edile che lavorava in Calabria. Non di rado aveva contatti con tutta una serie di soggetti che sono stati attinti da diversi procedimenti e per questo si è spesso trovato implicato...”

Ma ha qualcosa che può far pensare parenti... ha parenti che hanno avuto problemi con la giustizia?…

“Dobbiamo essere seri ma questo non vuole dire nulla: il padre ha avuto problemi con la giustizia ma è morto da incensurato...”

Ha mai preso le distanza dalla ‘ndrangheta?

“Formalmente non si è mai occupato di queste cose. E’ uno che si è sempre fatto i fatti suoi, diciamo… . Il rigore nell’applicazione della legge non può essere travalicato. Il confine tra mafia e antimafia che sta nelle regole che vanno rispettate a prescindere, diversamente il tutto si traduce in arbitrio e questo non va bene”

Il suo assistito ha altri procedimenti in corso?

“Ne ha uno a Catanzaro però lì non è stata spiccato l’arresto”

Anche lì parliamo di affiliazione a un clan?

“Lì si parla di un estorsione eseguita secondo le modalità del 416 bis”.

 

 

 

 

 

 

 

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