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Cronache
Google, diritto all'oblio per un banchiere. Rischio effetto boomerang

Il motore di ricerca - come da sentenza Ue - cancella dall'archivio un articolo del 2007 che criticava un banchiere di Wall Street. Ma è stato subito rilanciato centinaia di volte sui social. Era quello che voleva Mountain View? Rischio effetto boomerang.

Il diritto all'oblio sancito dalla corte di giustizia dell'Unione Europea, infatti, può avere conseguenze ancora peggiori dell'articolo stesso. E' il caso di una vicenda raccontata da Repubblica, che spiega come Google abbia cancellato  dal proprio archivio un articolo del 2007 in cui Robert Peston, un noto columnist della Bbc, criticava un banchiere di Wall Street nel suo blog sul sito dell'emittente britannica. Non è chiaro chi abbia richiesto di rimuoverlo, ma come nota stamane il Times di Londra ha ottenuto l'effetto opposto: il blog di Peston è stato immediatamente rilanciato da Twitter e nel giro di un'ora è rimbalzato centinaia di volte sui social network ricevendo numerosi commenti.

L'articolo in questione. spiega Repubblica, era apparso nell'ottobre del 2007 mentre infuriava la crisi finanziaria globale. Riguardava i problemi della Merryl Lynch, una delle maggiori banche di investimenti del mondo, facendo particolare riferimento alle dimissioni di uno dei suoi banchieri, Stanley O'Neal, all'epoca amministratore delegato, accusando in verità più i veterani della banca che avevano scaricato su di lui ogni responsabilità più che sul banchiere medesimo. Il columnist della Bbc ha protestato per la rimozione del blog, sostenendo che Google in questo modo "uccide il giornalismo".

IL DIRITTO ALL'OBLIO - Google ha iniziato a inviare ai siti dei giornali online – e non solo – le notifiche sull’avvenuta rimozione di alcuni loro articoli dalle sue pagine dei risultati, in osservanza della discussa sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea sul cosiddetto “diritto all’oblio”. A metà maggio, la Corte ha stabilito che i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca (Google è il più usato di tutti in Europa) di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano, nel caso in cui li ritengano “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”. La Corte ha stabilito che i link devono essere rimossi dalle pagine dei risultati, ma che possono comunque continuare a esistere online, seppure resi molto più difficili da trovare. Alcune settimane dopo la sentenza, Google ha messo online uno strumento per chiedere la rimozione dei link, ricevendo in pochi giorni decine di migliaia di richieste da parte di cittadini europei. Dalla scorsa settimana è iniziata la cancellazione dei link: diversi siti di informazione hanno iniziato a occuparsene, lamentando poca chiarezza e trasparenza del sistema. E secondo i primi rilevamenti le richieste sono già più di 50 mila.

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