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Il generale Del Sette colpito perché scelto da Renzi

Il regista e i fuochi artificiali

Il generale Del Sette colpito perché scelto da Renzi
tullio del sette

La spettacolarizzazione dell’informazione altro non è se non una versione alternativa delle tanto vituperate fake news, cioè notizie false messe in giro ad arte per screditare avversari, spargere veleni, confondere piani e responsabilità, allontanare l’opinione pubblica dalla corretta comprensione dei fatti.

Gli intrecci perversi tra poteri più o meno forti e informazione appaiono nitidamente in alcune vicende come quella che ha riguardato e sta riguardando tuttora il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, preso di mira per il malvezzo italiano di avvertire la suocera affinchè nuora intenda.  Per colpire, cioè, l’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Le inchieste giornalistiche che hanno raccontato l’Arma nell’ ultimo anno, perciò, sembrano intrecciarsi in modo indissolubile ad un disegno di restaurazione dei vecchi poteri che – a livello politico – hanno cercato, in larga parte riuscendoci, di disarcionare l’ex premier.
Dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre 2016, il disegno di “cacciare” l’ex sindaco di Firenze da Palazzo Chigi ha raggiunto l’obiettivo, ma solo perché è stato il diretto interessato, per coerenza, a dimettersi.
Tuttavia, molta era la paura che Renzi potesse tornare in sella.
Da quel momento si è intensificato anche il tiro al bersaglio contro il Comandante dell’Arma dei Carabinieri, accusato di complicità e di aver mestato nel torbido nella vicenda Consip.
Ma nulla è mai emerso a carico del generale Del Sette. L’ipotesi accusatoria – è passato più di un anno dall’iscrizione nel registro degli indagati – non si è concretizzata in un rinvio a giudizio. Di contro, il fango mediatico che gli è stato gettato addosso è riuscito nell’intento:  far passare in secondo piano il suo impegno nella riorganizzazione dell’Arma e i suoi  traguardi, tra i quali un indenne assorbimento di una forza di polizia ad ordinamento civile (i Forestali).
Risultati che hanno portato lustro ai Carabinieri e autorevolezza all’intero corpo dello Stato.

Si ha l’impressione, per chi scrive da fuori, che in questa vicenda ci sia qualcosa di non detto, di non esplicitato.
Una specie di regia, di suggeritore, che mescola fatti veri a cose inventate, una sorta di mitomane della soffiata autorevolissima ai giornalisti, di chi l’Arma la conosce perché dell’Arma è stato parte importante.
Qualcuno che ha capito che a certa stampa sta bene sparare fuochi artificiali e non proiettili: tanto colore, ma poca sostanza. Un botto che confonde opinione pubblica e classe politica terrorizzata dal clamore mediatico.
Qualcuno a cui, evidentemente, non sta davvero a cuore l’Arma dei carabinieri e che ha deciso invece che tutte queste verità – la riorganizzazione, il risparmio, le ottimizzazioni – debbano restare nell’ombra, sovrastate, nell’onda mediatica, da vere e proprie fake news.
Il tempo è galantuomo, si dice, e probabilmente anche per Del Sette si rivelerà tale. Ma intanto questo bombardamento mediatico nei suoi confronti ha, nell’immediato, un obiettivo di puro potere, che intreccia mire ben precise: impedire che l’attuale comandante, ormai in uscita perché prossimo alla pensione, possa in qualche modo dire la sua nella nomina del proprio successore che, nell’interesse dell’Arma dei Carabinieri e dell’intero Paese, sarebbe bene si muovesse nel solco della continuità. Le istituzioni, le forze dell’ordine hanno bisogno di stabilità e il fatto di essere stato scelto da Matteo Renzi il generale Del Sette, forse, lo sta pagando a caro prezzo.