Una sentenza depositata lo scorso 8 luglio 2014 rischia di mettere in guai seri i conti del ministero delle Infrastrutture. Si tratta del procedimento promosso per la quantificazione dei danni a favore di Edoardo Longarini, il quale ha richiesto alle Infrastrutture un indennizzo di 1,2 miliardi di euro per gli appalti revocategli e che egli stesso ha sempre rivendicato. Una vicenda risalente addirittura agli anni ’60 quando a Longarini fu assegnata la ricostruzione postbellica di Ancona, poi revocata nel 1992 quando i lavori non erano ancora terminati. Dopo 20 anni di cause lo Stato è uscito clamorosamente sconfitto.
Ora il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, ha presentato un ricorso in Cassazione contro l’esecuzione della sentenza della Corte d’appello di Roma e del lodo arbitrale a favore di Longarini per chiedere “la sospensione dell’efficacia esecutiva e dell’esecuzione della sentenza della Corte d’appello di Roma, nonché dei lodi arbitrali definitivo e non definitivo”.
Nel ricorso si lamenta che “dall’esecuzione del lodo e della menzionata sentenza deriva un danno grave e irreparabile per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in quanto l’enorme importo della pronuncia di condanna, da valutare anche alla luce dell’attuale contingenza economica, caratterizzata dalla drastica riduzione delle disponibilità finanziarie di pertinenza del Ministero, rischierebbe di paralizzare l’esecuzione di opere pubbliche di rilevante interesse strategico nazionale, come rappresentato dal ministero, e determinerebbe la perdita di circa 40 mila posti di lavoro”. Dopo gli scandali giudiziari sugli appalti ci manca solo un ministero pignorato…
