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Cronache

 

 

papa aparecida 500 (2)

di Antonino D'Anna

 

Il Papa venuto dalla fine del mondo non ha bisogno di un Concilio per cambiare la Chiesa. O meglio: non ha avuto bisogno di indirlo. Ma lo sta celebrando. E nei prossimi mesi e anni ne vedremo gli effetti. Se una c'era volta un'idea di Chiesa in cui la gente era abituata a chiedere: “che cosa dobbiamo fare?”, collaudata e resistente da secoli, Con il Concilio le cose cambiavano. La gente cominciava a chiedere: “perché ce lo fate fare”, e soprattutto – grazie a Giovanni XXIII – era tempo di passare dalla medicina della scomunica (che sempre pena resta, sebbene appunto medicinale e cioè tentativo di cura dell'anima), a quella della misericordia. Un concetto – non sempre inteso correttamente e a volte stravolto, appunto, dai guasti postconciliari (c'è stato anche questo e va sottolineato per dovere di onestà intellettuale nonché storica) – caro ad esempio allo stesso Benedetto XVI, personaggio certamente schietto sui principi ma – a detta di chi lo ha conosciuto da vicino – sempre misericordioso col peccatore, specie in confessionale.

UN CAMBIO DI PASSO- Ecco, Francesco fa oggi un altro passo avanti: la medicina della misericordia vale più di qualsiasi documento o innovazione. È un cambio di atteggiamento e mentalità che chiede alla sua Chiesa, che passa più da un humus intellettuale e culturale diverso, che non attraverso una serie di atti e documenti più o meno ufficiali. Le dichiarazioni rilasciate a “La Civiltà cattolica”, quindicinnale dei Gesuiti diretto dal geniale padre Antonio Spadaro, sono simbolo del modus operandi di questo Pontefice. Un uomo che a dispetto di una certa pubblicistica che lo mostra in fondo come un parroco bonaccione ha invece ben presente il peso e la responsabilità del comando. Ricordiamo ai lettori che Jorge Mario Bergoglio a 37 anni si è trovato a rispondere dei Gesuiti di tutta l'Argentina: e la Compagnia di Gesù non è solita premiare gli inetti. Proprio come in un esercito (e il loro fondatore, Sant'Ignazio di Loyola, era un ex militare), qui i gradi si guadagnano sul campo. E Bergoglio ha mostrato di meritarli. Ma dicevamo delle innovazioni culturali che il Papa chiede alla Chiesa: quando dice che è “casa di tutti”, quando “Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a nido protettore della nostra mediocrità”, Francesco recupera il concetto di cattolicità e si richiama a Paolo VI quando proclamava la Chiesa esperta di umanità. Di tutta l'umanità, come rimarcava Papa Montini. E se lo è, deve in qualche modo dare spazio a tutti.

OMOSESSUALI, ACCOMPAGNARE CON MISERICORDIA- Il Papa parla degli omosessuali ricordando ancora una volta il Catechismo, ma aggiunge: “La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l'ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile”. Qui siamo ad un punto molto delicato, che certo potrà disorientare non pochi fedeli. Ma è chiaro: il Papa riafferma il libero arbitrio e ricorda allo stesso tempo – però – il dovere della Chiesa di annunciare e ricordare i precetti della religione. Ricorda Francesco: “Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: 'Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?'. Bisogna sempre considerare la persona”. Il che significa “accompagnare le persone a partire dalla loro condizione”. E quindi accogliere, senza paura della testimonianza. Senza rifiuto alcuno. Molto bene il richiamo allo spirito conciliare, quando Francesco sottolinea: “Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve tenendo le porte aperte, cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade, che è capace di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n’è andato o è indifferente. Chi se n’è andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio”. Da qui nessuno è escluso, nessuno è straniero, ricordava Paolo VI alla fine del Vaticano II, 1965. Nel suo ideale “Vaticano III” Francesco ripropone gli stessi concetti: cercare vie nuove ma senza stravolgere la fede. Uno sforzo non da poco e una richiesta di creatività che un Papa latino, oltre che latinoamericano, può e deve chiedere ai suoi figli.

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DONNE, ABORTO, DIVORZIO- Altri tre temi su cui la Chiesa riflette da anni. Francesco è molto chiaro e cerca di far uscire la Chiesa da un ghetto nel quale aveva iniziato a rinchiudersi Giovanni Paolo II. Dice l'attuale Pontefice: “Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione”. E ancora: “L'annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di piu, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali”. Traduzione: ricordatevi che ci sono problemi vicini alla gente. Manca il lavoro, non c'è speranza, c'è bisogno di una parola forte. I pastori che puzzano delle loro pecore, per usare una metafora bergogliana, lo sanno. Ma se lo deve ricordare tutta la Chiesa. Mano al Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, tanto per fare un esempio.

IERI E OGGI- Infine il Papa dice una cosa molto interessante, che spesso viene detta anche da cattolici molto osservanti: “Le lamentele di oggi su come va il mondo "barbaro” finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell’oggi”. È quello che chiedeva il Concilio: andare verso il mondo con la convinzione del fatto che sia pure confuso e ipertecnologico, questo mondo offre ancora la possibilità di fare tanto bene a tanti. In conclusione, specie nel richiamo all'idea bergogliana di Sinodi e Concistori più aperti e flessibili (specie i Sinodi, da decenni utilizzati alla stregua di “sfogatoi”, come dice qualche vescovo), c'è un'idea molto interessante. Lo abbiamo detto all'inizio e lo ripetiamo: il Papa venuto dalla fine del mondo non ha bisogno di un Concilio per cambiare la Chiesa. O meglio: non ha avuto bisogno di indirlo. Ma lo sta nei fatti celebrando. E nei prossimi mesi e anni ne vedremo gli effetti. Ad majora, Santo Padre!

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