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Ilva, arrestati “fiduciari” dei Riva

IL CASO/ L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata a compiere reati ambientali. Sono stati arrestati 5 “fiduciari” della famiglia Riva – TUTTI I DETTAGLI

Gli arrestati, accusati dalla Procura di Taranto di associazione a delinquere finalizzata a compiere reati ambientali, sono i cosiddetti “fiduciari” della famiglia Riva: Lanfranco Legnani, direttore “ombra” dell’Ilva di Taranto; Alfredo Ceriani, responsabile di tutta l’area a caldo del siderurgico; Giovanni Rebaioli, gestore dell’area Parchi materie prime e impianti marittimi dell’Ilva; Agostino Pastorino, responsabile dell’area ghisa e di tutti gli investimenti nell’Ilva; Enrico Bessone, responsabile dell’area manutenzione meccanica delle acciaierie. Tranne Legnani che e’ ai domiciliari nella sua abitazione di Bussolengo (Verona), per tutti gli altri il gip ha disposto l’arresto e la traduzione nel carcere di Taranto. “Il provvedimento e’ scaturito da approfondimenti investigativi all’esito dei quali e’ stato ipotizzato che da anni, e precisamente dal 1995 (ossia fin dal momento dell’insediamento del Gruppo Riva a Taranto), determinati soggetti di diretta derivazione della proprieta’ (cosiddetti “fiduciari”) tenevano sotto stretto controllo lo stabilimento tarantino, avendo il compito effettivo di verificare l’operato dei dipendenti, assicurandosi che fossero rispettate le logiche aziendali”. Cosi’ la Guardia di Finanza di Taranto spiega in una nota l’operazione effettuata oggi con cinque arresti, di cui quattro in carcere e uno ai domiciliari. Agli arresti si e’ giunti su ordinanza del gip Patrizia Todisco dietro richiesta della Procura. “Il fiduciario – si legge nella nota della Finanza – ha rappresentato una figura di “governo”, che dettava disposizioni su tutte le decisioni da adottare all’interno dello stabilimento pur non avendo, nella maggior parte dei casi, responsabilita’ “ufficiali”; dallo stesso dipendevano anche le decisioni dei vari capi-area. Gli accertamenti svolti – afferma la Finanza – hanno dimostrato che presso lo stabilimento siderurgico tarantino, la proprieta’ aveva ideato, creato e strutturato, una “governance” di tipo parallelo, un vero e proprio “governo-ombra” che si avvaleva di: personale dipendente da altri stabilimenti Ilva o societa’ appartenenti allo stesso Gruppo; personale dipendente direttamente dalla Riva Fire spa; consulenti esterni (solitamente attraverso societa’ in accomandita semplice), sia inquadrati che non nell’organigramma aziendale del Gruppo Riva”.