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Cronache
enrico bonagura figliaEnrico Bonagura

di Fabio Frabetti

Un uomo italiano si trova rinchiuso dai primi di marzo in un carcere della Svizzera. Con una telefonata si è messo direttamente in contatto con Affaritaliani.it per chiedere aiuto e un intervento da parte dello stato italiano di fronte alla grave situazione che dice di subire da molti anni. Dopo il divorzio, è stato brutalmente separato dalla sua bambina. Nella storia di Enrico Bonagura ci sono tutti i connotati dei difficilissimi meccanismi in cui i genitori italiani si trovano a combattere contro le autorità di un paese straniero quando si parla di minori.

SEPARAZIONE BRUTALE - Enrico si trova in carcere per alcune accuse mai provate da parte dell'ex moglie, una cittadina di nazionalità ceca che l'uomo sposò dopo averla sottratta al mondo della prostituzione. Un classico quando ci si trova di fronte a paesi come Germania, Austria e Svizzera. Spesso chi accusa il genitore italiano viene creduto a oltranza senza che ci siano prove od elementi concreti. Bonagura da molti anni sta lottando contro un sistema che non solo gli ha sottratto la figlia ma che gli impedisce anche di poterla vedere. La bambina oggi ha 12 anni e si trova in un istituto. La madre, nonostante le numerose ombre che pesano sulla sua figura, ha potuto vederla durante i week-end o le festività. Nel giugno del 2010 Enrico viene invitato dal presidente del tribunale della cause civili di San Gallo per sancire il divorzio dall'ex moglie. Una procedura iniziata nell'ottobre del 2007. «Vengo rinchiuso in una camera con tre poliziotti e mi viene comunicato che la mia bambina verrà sottratta da scuola alle 8.30 di mattina, in presenza di tutti i suoi compagni. Senza nessun preavviso. Con una brutalità pazzesca. Sono accusato delle cose più assurde sia dalla psichiatra che dal presidente della corte civile cantonale. Vengo dipinto come un uomo pericoloso, senza che esista alcun rapporto a riguardo. Avrei anche picchiato mia moglie che sarebbe stata ricoverata in ospedale con varie fratture. Ricovero mai avvenuto: l'unica volta che la mia ex moglie è stata ricoverata in un ospedale è stato quando è nata la mia dolce bambina. Violenze che io avrei esteso a mia figlia ed alla figlia di primo letto della ex moglie. Si tirano fuori interventi a casa mia della polizia per sedare le liti che non ci sono mai stati. Sono dodici anni che vengo perseguitato in questo modo».

CLIMA PERICOLOSO - Enrico prova a fare ricorso presso la Corte Federale di Losanna: il giudizio è negativo, le prove presentate dall'italiano non sono prese in considerazione. Bonagura ha iniziato in carcere lo sciopero della fame che non si fermerà fino a quando non gli faranno almeno sentire la sua bambina. Ha in mente infatti quello che ha dovuto subire la prima figlia della moglie: «anche lei era finita sotto le “cure” della stessa psichiatra che si sta occupando del caso della mia bambina. Oggi ha 17 anni: da alcuni anni si droga e si prostituisce. La mamma dal mio punto di vista ha evidenti problemi psicologici e potrebbe distruggere anche la vita di mia figlia: ha dovuto assistere a scene raccapriccianti subite dalla sorella ed a vedere nel 2004 una scena di sesso violento. Ho cercato in ogni modo di difendere la mia bambina, di evitare che finisse in un istituto. Ma non ce l'ho fatta. Negli ultimi anni ho subito di tutto: mi hanno sequestrato l'auto con cui andavo a lavorare e volevano arrestarmi per delle multe non pagate. Hanno anche tentato di sottopormi a cure psichiatriche. Poi si sono attaccati al fatto che avevo registrato dei colloqui con alcuni funzionari sempre inerenti la situazione di mia figlia. Insieme a tutte le altre accuse che mi sono piovute addosso, sono finito in carcere. Se sono così pericoloso perché non esiste in 40 anni di Svizzera una sola persona che possa dire di aver preso uno schiaffo da me? Le uniche mie armi sono le provocazioni finalizzate a portare tutte queste persone ad un processo cantonale».

RELAZIONI PRETESTUOSE - Anche la Svizzera, come qualsiasi altro paese, cerca di tutelare in teoria il bene per il minore. Ed è proprio sul concetto di bene che si rimarcano tutte le differenza con il nostro sistema. In questo tipo di paesi il legame con il territorio prevale sull'esigenza di rimanere con i propri genitori naturali. Quando poi c'è il rischio che le vicende legate al divorzio possano portare ad un trasferimento in un altro paese questo meccanismo emerge ancora più chiaramente. Anche Enrico ci aveva provato nel 2004 portando la figlia a Catanzaro. Poi per dare una seconda chance alla moglie era rientrato in Svizzera. Aveva già pianificato di riportarla in Italia una volta che avesse finito l'anno scolastico, ma non ha fatto in tempo: è stata prelevata a scuola e il padre non l'ha più potuta riabbracciare. Nelle relazioni psicologiche si ammette che la bambina voglia stare con il padre con il quale ha instaurato un legame molto profondo che impedirebbe lo sviluppo di autonomia da parte della figlia. Per questo dovrebbe rimanere in un istituto. La madre ha acconsentito a questa soluzione e dunque può continuare a vederla. Con Enrico che invece vuole stare con la figlia e portarla in Italia, il sistema svizzero si rivela implacabile: «Hanno detto che quando mia figlia riportava brutti voti da scuola io non le parlavo più per alcuni giorni. Per qualche ora era vero, non le parlavo. Il giudice e la psichiatra hanno trasformato tutto questo sostenendo che io non parlavo con la bambina da quando era nata. E questo dimostrerebbe sadismo da parte mia. Qualsiasi scusa può portare all'allontanamento dei figli: se i genitori fumano, se non hanno il giardino e via dicendo. Per giudice e psichiatra è grave anche il fatto che mia figlia non potesse avere un gattino. Basterebbe allora dire: quando nascono i bambini, lasciateli direttamente in ospedale. La cosa che mi fa più male è che hanno detto a mia figlia che è colpa mia se siamo finiti in questa situazione perché io non faccio come dicono loro. Mi hanno rovinato sotto tutti i punti di vista. Esiste un sistema che toglie in modo barbaro i bambini ai loro genitori, sfruttando relazioni assurde degli psichiatri e con la complicità dei giudici si permettono dei veri e propri crimini a danno dei bambini. Lotto per un futuro migliore di tutti i bambini che oggi sono esposti a un sistema sociale fuori controllo, che la passa sempre liscia. Non so più a chi chiedere aiuto». La telefonata deve interrompersi, il suo tempo è terminato. Deve rientrare in cella. Qualcuno può aiutare quest'uomo?

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