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Cronache
Infermiere inglese guarito dall'Ebola. Torna subito a lavorare in Sierra Leone

E' appena guarito dal virus dell'Ebola, ma ha deciso di tornare in Sierra Leone per aiutare i contagiati. E' la storia, al limite dell'eroismo, di un infermiere, il britannico William Pooley, che è tornato al lavoro in Africa dopo le cure a Londra. Pooley aveva contratto il virus Ebola proprio in Sierra Leone e per questo era stato rimpatriato nel Regno Unito ad agosto. Lo riferisce il gruppo King’s Health Partners, spiegando che Pooley ricomincerà a lavorare in un’unità isolamento per pazienti di Ebola gestita dall’organizzazione a Freetown. L’infermiere è stato curato in un reparto di isolamento del Royal Free Hospital, dove gli è stato somministrato il farmaco sperimentale ZMapp.

Pooley, intervistato dal Guardian, ha detto che c’è ancora molto da fare in quelle regioni, e lui che è stato fortunato si sente in dovere di dare una mano. «Sapere che io potevo tornare a casa e non essere curato in Africa mi ha dato molta speranza», ha raccontato ai giornalisti nella conferenza stampa convocata dopo la guarigione. Vedere «l’aereo che mi aspettava e una squadra di inglesi, è stato semplicemente incredibile, un sollievo». Ma nonostante la gioia per il successo dei trattamenti e per la vittoria sulla malattia, lo sguardo di Pooley si vela di tristezza quando i ricordi tornano ai giorni in cui camminava per le strade della Sierra Leone: «Per me – dice – è un privilegio guardare negli occhi chi soffre».

Per questo l’infermiere ha annunciato da subito di «voler fare qualcosa» e di essere «ancora più deciso a tornare lì». Nell’intervista al Guardian Pooley descrive anche le condizioni degli ospedali africani, che neanche si avvicinano a quelle del centro in cui lui è stato curato: «Laggiù ci sono poche risorse e poca dignità per i pazienti morenti e convalescenti (…). Quando ho cominciato non c’erano abbastanza attrezzature, non c’era acqua corrente, non c’erano lenzuola o asciugamani per pulire i pazienti magari incontinenti, spesso confusi, quindi potete immaginare, con la diarrea e il vomito, i pazienti si trovano in condizioni orribili». Negli ospedali della Sierra Leone, dice l’infermiere britannico, «non c’è niente che si potesse usare per aiutare» i malati di Ebola. «Si può solo improvvisare, trovare un modo per pulirli e cercare di trovare qualcosa». E proprio per questo ha deciso di tornare laggiù: «Il minimo che potessi fare era tornare indietro e restituire il favore».

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