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Istituto Milton Friedman, firmato un MoU con TRENDS Global Group per studiare l’islamismo politico in Europa

L’intesa segue il convegno alla Camera sulle implicazioni della presenza dei Fratelli Musulmani in Europa e punta a promuovere attività comuni di ricerca

Istituto Milton Friedman, firmato un MoU con TRENDS Global Group per studiare l’islamismo politico in Europa

Dalla conferenza alla Camera al memorandum di Roma: TRENDS e Istituto Milton Friedman insieme sull’analisi dell’islamismo politico

Una collaborazione destinata a rafforzare il confronto internazionale sullo studio dell’islamismo politico è nata con la firma del memorandum of understanding tra TRENDS Global Group e l’Istituto Milton Friedman, sottoscritto ieri pomeriggio presso il ClubHouse di Piazza Montecitorio. L’intesa mira a sviluppare attività comuni di ricerca e analisi sui fenomeni legati all’influenza dei movimenti ideologici e alle sfide poste alle società europee.

La firma del memorandum è arrivata al termine di una giornata di confronto che si era aperta in mattinata alla Camera dei Deputati con la conferenza “Integrazione: le implicazioni della presenza dei Fratelli Musulmani in Europa”, organizzata dal Dipartimento per l’Integrazione delle Comunità Straniere della Lega, alla quale ha partecipato anche S.E. Abdulla Ali Ateeq Obaid Alsubousi, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia.

Moderato dal direttore de Il Tempo Daniele Capezzone, l’evento ha visto la partecipazione di TRENDS Global Group, istituto di ricerca indipendente con sede ad Abu Dhabi guidato da alAli. Il think tank ha sviluppato il Muslim Brotherhood International Power Index, un indice globale che misura peso, influenza ideologica e capacità organizzativa della Fratellanza Musulmana attraverso l’analisi di diversi indicatori e strumenti digitali. Secondo l’ultima rilevazione dell’indice, l’influenza complessiva del movimento avrebbe registrato un calo significativo, passando dal 64% del 2021, classificato come livello “forte”, al 47,3% nel periodo 2025/2026.

L’on. Souad Sbai, promotrice dell’evento e da anni instancabile nella lotta contro l’estremismo islamico, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il fenomeno senza pregiudizi ma anche senza cedimenti. “La tutela dei diritti e della piena libertà delle donne costituisce un principio irrinunciabile delle nostre democrazie. Ogni modello culturale o politico che ne limiti l’autonomia, l’uguaglianza o la partecipazione deve essere oggetto di un confronto aperto e rigoroso, nel rispetto dei valori costituzionali. L’Europa deve confrontarsi con una crisi dei modelli di integrazione“, ha aggiunto Sbai. “Servono dati, analisi e meno ideologia. È necessario affrontare questa sfida con lucidità e serietà, evitando semplificazioni. Occorre una risposta politica“.

Per alAlila sfida posta dall’islamismo alle società europee non è più confinata alla sicurezza: è diventata una sfida istituzionale e ideologica che passa attraverso l’influenza sulle strutture educative, culturali e sulla società civile. È necessario chiarire in maniera netta la differenza tra Islam e islamismo“. Secondo il CEO di TRENDS, la strategia si fonda su un approccio gradualista: costruire nel tempo ambienti sociali favorevoli, formare le future élite, investire nelle giovani generazioni e utilizzare le libertà garantite dagli ordinamenti democratici – dalla libertà di associazione e di espressione a quella religiosa, fino alla partecipazione civica ed elettorale – per promuovere progetti politici ritenuti incompatibili con i principi del pluralismo, dell’uguaglianza tra i cittadini e dello Stato di diritto. AlAli ha inoltre sottolineato come la sfida vada ben oltre il terrorismo e l’estremismo violento, estendendosi all’azione esercitata attraverso organizzazioni della società civile, istituzioni educative, associazioni caritative, piattaforme digitali e iniziative culturali e mediatiche. Per questo, ha concluso, proteggere i musulmani europei dalla strumentalizzazione politica della religione rappresenta una componente essenziale della difesa della democrazia stessa.

I ricercatori di TRENDS hanno illustrato l’evoluzione della Fratellanza Musulmana, parlando di reti associative, attività educative e strumenti digitali nella diffusione di contenuti ideologici. In Italia questa sfida è stata raccolta dall’Istituto Milton Friedman, che insieme a TRENDS Global Group ha avviato un percorso di collaborazione finalizzato ad approfondire, attraverso ricerca e analisi, il fenomeno dell’islamismo politico. Il direttore esecutivo Alessandro Bertoldi del centro di analisi italiano, che attraverso le sue inchieste su Il Tempo ha più volte richiamato l’attenzione sulla presenza e sulla pericolosità della Fratellanza Musulmana in Italia, ha sottolineato l’importanza di dotarsi di strumenti di analisi e ricerca sull’islamismo politico, ribadendo la necessità di distinguere tra Islam e islamismo.

La Fratellanza Musulmana fa paura anche a molti politici che spesso scelgono di non affrontare il problema“, ha dichiarato Bertoldi, ricordando come diversi Paesi abbiano adottato misure di contrasto nei confronti del movimento: “Su 17 Paesi che hanno preso provvedimenti, 11 sono a maggioranza musulmana“. Tra questi, ha indicato gli Emirati Arabi Uniti come un modello di riferimento per l’approccio adottato nel contrasto a un fenomeno che, secondo Bertoldi, rappresenta un movimento ideologico capace di alimentare anche ambienti vicini al terrorismo. “È un’ideologia che ha ispirato e continua a ispirare anche singoli individui radicalizzati, i cosiddetti ‘lupi solitari’, alcuni dei quali hanno colpito anche sul territorio europeo e nazionale“.

Mentre il geopolitologo Alexandre Del Valle ha richiamato la distinzione tra Islam e islamismo politico, sostenendo che la Fratellanza Musulmana rappresenta una strategia di lungo periodo che utilizza gli strumenti democratici e le fragilità dell’Occidente per rafforzare la propria influenza. Secondo il docente francese, l’accusa di “islamofobia” viene impiegata per delegittimare il confronto sull’islamismo politico, sfruttando il senso di colpa occidentale e facendo passare ogni critica all’ideologia islamista come razzismo o discriminazione. Del Valle ha inoltre contrapposto il modello degli Emirati Arabi Uniti a quello del Qatar: pur essendo entrambi Paesi musulmani, ha sostenuto che Abu Dhabi rappresenti un Islam tradizionale privo di ambizioni di espansione ideologica in Europa, mentre Doha sosterrebbe la Fratellanza Musulmana e un progetto di diffusione dell’islamismo politico. Secondo la sua analisi, per gli islamisti radicali un musulmano non dovrebbe essere governato da leggi non islamiche; da qui deriverebbe una strategia che, in Europa, privilegerebbe non la violenza, ma un’azione graduale fondata sul diritto, sulla giurisprudenza e sullo sfruttamento delle debolezze delle democrazie occidentali. In questo contesto ha richiamato il concetto di “sharia di minoranza”, cioè l’adattamento progressivo di alcuni principi della legge islamica agli ordinamenti europei, citando come esempio l’esistenza nel Regno Unito di organismi arbitrali islamici per le controversie familiari.

All’incontro hanno partecipato i ricercatori senior Hamad al-Hosani e Badriya al-Riyami, oltre al direttore generale dell’Istituto Milton Friedman, Dario Peirone, docente di Giurisprudenza all’Università di Torino, che ha evidenziato come nei percorsi universitari giuridici manchino ancora corsi specifici dedicati all’estremismo islamico e alla Fratellanza Musulmana.

Infine, l’attenzione si è concentrata sul digitale. I relatori hanno evidenziato come social media, piattaforme online e intelligenza artificiale siano centrali nella diffusione di contenuti ideologici e nella costruzione del consenso soprattutto tra i giovani, invitando a investire nella prevenzione e nell’educazione digitale. “I social media rappresentano oggi uno dei principali strumenti attraverso cui si formano opinioni e consenso. Per questo è fondamentale prestare attenzione ai fenomeni di propaganda e radicalizzazione online, rafforzando gli strumenti di prevenzione, di contrasto e di educazione, soprattutto a tutela delle giovani generazioni“, ha sottolineato Souad Sbai, richiamando la necessità di prestare attenzione anche al terreno della comunicazione, dove si sviluppano pericolosi processi di propaganda e radicalizzazione che coinvolgono soprattutto le nuove generazioni.