Partendo dalla premessa che le carceri non sono un albergo a cinque stelle ma degli istituti che devono punire delle persone che hanno commesso reati contro altri cittadini oppure contro lo Stato, è ragionevole ritenere che siamo tutti d’accordo nell’affermare che le condizioni dei carcerati debbano essere rispettose della integrità fisica e morale dei detenuti.
Le carceri non dovrebbero pesare sulla comunità, ma i detenuti stessi dovrebbero mantenere loro, la struttura e il personale di polizia penitenziaria. Come? Con dei lavori che creino proventi necessari per rendere gli istituti di pena finanziariamente autonomi. In nessun caso i detenuti non dovrebbero poter lavorare, prendere uno stipendio e magari pagarsi il mutuo di una casa che stanno acquistando fuori dai carceri. Il tutto mentre continuano ad essere mantenuti dallo Stato e, quindi, dai cittadini.
La civilissima Norvegia ha trovato una soluzione al problema delle spese delle carceri e del sovraffollamento, affittando per 30.000 euro l’anno alcuni istituti dove verranno trasferiti 1.500 detenuti, i quali potendo lavorare all’interno delle carceri riescono a produrre beni destinati alla vendita. Con il ricavato lo Stato svedese paga l’affitto delle carceri norvegesi per i propri detenuti risolvendo in questo modo il problema degli esuberi.
L’Italia potrebbe fare altrettanto, facendosi affittare ad esempio alcuni carceri in Romania, compresi di personale di polizia carceraria, e trasferire parte dei suoi detenuti a Bucarest. Lavorando, i detenuti potrebbero pagarsi le spese per la loro permanenza negli istituti rumeni. In questa maniera si potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri italiane dando a tutti i condannati la possibilità di scontare la pena in uno spazio più adatto, senza pesare ulteriormente sul sofferente bilancio pubblico tricolore.
Marian Mocanu
www.mocanu.it
