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Cronache

di Antonino D'Anna

E dunque il Papa alza la cornetta e telefona. Come è successo a Michele Ferri, che si è sentito dire qualche giorno fa da Francesco in persona parole di conforto per la morte del fratello Andrea, proprietario di alcune pompe di benzina ucciso all'inizio di giugno. Michele aveva scritto una lettera al Papa e mandato un messaggio su Facebook: Jorge Mario Bergoglio gli ha risposto. Straordinario? No, è nel suo stile. Il pontefice non si fa problemi: chiama il centralino del Vaticano, nel caso gli manchi il numero, e si fa passare l'interlocutore. C'era da avvertire l'edicolante a Buenos Aires poco dopo l'elezione perché non gli portasse più il giornale ogni mattina: provveduto personalmente. Jorge Mario Bergoglio alza la cornetta e chiama, il mondo in una tastiera. Chi ha chiamato la Santa Sede lo sa: al centralino vaticano ti passano l'Appartamento papale (ora ti passano Santa Marta, eventualmente), ma non sbuchi direttamente nell'ufficio più santo della cattolicità. C'è un “filtro” telefonico costituito dall'anticamera, col segretario particolare o comunque un monsignore di fiducia che chiedono come e perché stai chiedendo di parlare con il Papa.

Poi allora, e solo allora, dopo che il tuo interlocutore ha valutato il “peso” della chiamata, ti passa la cornetta papale. E sennò niente, ti devi accontentare. Capitò anche a Steve Wozniak, cofondatore della Apple, quando nel 1976 con una blue box (un apparecchio telefonico pirata per fare chiamate a scrocco) fece l'imitazione di Henry Kissinger e chiese di farsi passare Paolo VI. Che però stava dormendo. Al telefono è legato l'ultimo mistero di Papa Luciani, Giovanni Paolo I: la sera del 28 settembre 1978 parlò o no con l'Arcivescovo di Milano cardinale Giovanni Colombo? E il tono della chiamata fu cordiale o agitato? Fu una chiamata sulle nomine che voleva fare il Papa venuto da Canale d'Agordo, o una banale conversazione sul più e il meno? E il Papa che disse al suo medico a Venezia, se mai ne compose il numero? Stava bene o riferì delle fitte al petto? Insomma, il telefono ha il suo ruolo in Vaticano.

Oggi un po' caduto in disuso dopo Vatileaks, è comunque uno strumento a cui i Papi si sono affidati. Leggendaria la telefonata di Giovanni Paolo II a Bruno Vespa durante “Porta a Porta” nell'ottobre del 1998: tutti ricordano la commozione di Bruno nazionale. Per un telefono, il numero – negato - di Joseph Ratzinger appena divenuto Benedetto XVI si dice sia nata un'incomprensione tra il segretario Georg Gaenswein e il suo predecessore, Joseph Clemens (e qualcuno annida in questo il germe di Vatileaks): volente o nolente il telefono è la voce anche papale. E adesso tocca a Francesco. Ora, qualcuno potrà dire che che cose del genere sminuiscano la dignità papale; che un Papa non può mettersi a telefonare al primo che capita e che il governo della Chiesa esige benaltro. Ma perché, in base a cosa? L'ansia comunicativa di questo Papa è ormai nota a tutti. Lo abbiamo visto a Rio e nelle sue azioni: Bergoglio vuole incontrare la folla, gli serve il contatto fisico. Ma, e in questo è diverso dai suoi predecessori, non è solo uno sfilare in mezzo alla gente baciando bambini nell'ambito di un generale bagno di folla, non è solo ostensione di sé in mezzo al popolo.

No, qui è qualcos'altro. È l'ansia di voler essere vicino a chiunque: Francesco, insomma, riesce in qualche modo a stabilire una comunicazione a tu per tu malgrado le folle, malgrado la gente. E si china da pastore sul prossimo: la puzza del gregge, sembra dire (per usare una sua fortunata metafora) può viaggiare anche sul filo auspice Antonio Meucci. I lettori ricorderanno il caso – qualche mese fa - del controverso esorcismo smentito da padre Federico Lombardi, il portavoce vaticano: il Papa ha preso i documenti che il sacerdote accompagnatore dell'indemoniato (già in cura presso padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti italiani), si è rapidamente informato e ha imposto le mani all'uomo. Il tutto rapidamente, senza tanti schermi: proprio come un parroco qualunque quando gli si chiede, ad esempio di benedire un'immaginetta o uno scapolare. “Io sono di tutti”, diceva Padre Pio. Ed è vero: la vita di un prete è questa: essere di tutti. Francesco ha l'ansia di arrivare a tutti. Ed è ansia santa, o quantomeno giusto suggerimento per tanti preti e monsignori i cui segretari spesso rispondono che: “Sua Eccellenza è molto impegnata”. Tre minuti per una telefonate, sembra dire loro Bergoglio, si possono trovare sempre. Anche se sei il Papa come è capitato a lui.

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