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#CarlieHebdo, gli editoriali di Affaritaliani.it “Oggi siamo tutti francesi!”. Sottovalutato l’allarme di Oriana Fallaci. Di Pietro Mancini |
Ancora vivi i giorni passati nella Ville Lumiere durante le recenti festività. Le sue luci però da ieri si sono spente. Si sono accesi al loro posto tanti piccoli lumi che fanno sentire la voglia di manifestare della gente comune. Una voglia di manifestare silenziosa, con le matite nella mano contro chi ha usato invece le armi. Ho sempre pensato che sia giusto essere neutrali e aperti verso chi ha idee diverse e soprattutto una religione diversa che oggi, dopo i secoli passati nelle guerre di religione, sembra essere tornato un tema di attualità. La Francia e’ molto nazionalista, le sue leggi obbligano ancora l’utilizzo ufficiale del francese in tante pratiche quotidiane. Ma nel contempo hanno nei propri confini cittadini di origine diversa parte di loro. Non si può forse dire perfettamente integrati, ma sicuramente molti passi oltre la situazione del nostro paese. Certo la loro storia e’ diversa è proprio per questo le persone del nord Africa sono cittadini francesi, hanno un passaporto francese. Ognuno ha giustamente il credo religioso che ritiene, ma va rispettato il paese in cui si vive.
E oggi ancora più di ieri dobbiamo rispettare la libertà di ognuno, perché i popoli si compenetrano, i social media ci circondano. Quello che è successo ieri colpisce, seppur non nel numero delle persone coinvolte, come l’11 settembre. È un attacco freddo, che agghiaccia. Le persone sono state mirate e colpite con una freddezza che ti fa dire “ma stai nel tuo paese e fai quello che ti pare”. Ecco io questo non lo vorrei pensare, ma è difficile farlo da ieri. Sarà un grande passo indietro per l’integrazione dei popoli. Non si può accettare nell’anno 2015 che qualcuno uccida nel nome di una sola religione. Uccidendo anche chi in quella religione crede. Il nostro modo di vivere e’ cambiato dall’11 settembre. Quando prendiamo un aereo ci sentiamo trattati come terroristi per salvaguardare la nostra sicurezza. Le persone (se così si possono chiamare) che commettono questi atti non comprendono che agiscono solo per se stesse e non per il bene di un ideale che non porta benessere o maggiore accettazione del proprio Dio. La libertà di opinione e di stampa e’ sacra. E i giornalisti di Charlie Hebdo ne erano una bandiera riconosciuta, manifestando con la propria satira verso chi negli ultimi anni si prende troppo sul serio e cerca di imporre al mondo le proprie regole. Ahmed, Elsa, Franck, Frédéric, Michel, Mustapha, Honoré, Tignous, Bernard, Charb, Wolinski, Cabu devono simboleggiare l’orgoglio di chi vuole vivere libero. Una libertà con l’arma di una matita.
@likplik
