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La Piazza 2026, Bonelli al raduno delle giovani forze politiche lancia l’allarme: “Le oligarchie tecnologiche possono condizionare le democrazie”

Il co-portavoce di Europa Verde al primo raduno nazionale delle forze politiche giovanili, a margine della nona edizione della kermesse di Affaritaliani a Ceglie Messapica

La Piazza 2026, Bonelli al raduno delle giovani forze politiche lancia l’allarme: “Le oligarchie tecnologiche possono condizionare le democrazie”

La Piazza 2026, Bonelli al raduno delle giovani forze politiche lancia l’allarme

“Indipendentemente dalle collocazioni politiche, ringrazio Affaritaliani per il confronto. Anche tra pensieri politici diversi, il confronto è importante per la qualità della democrazia”. Si apre così l’intervento di Angelo Bonelli al primo raduno nazionale delle forze politiche giovanili, organizzato a margine della nona edizione de La Piazza, la kermesse di Affaritaliani che ha riunito a Ceglie Messapica circa 180 giovani di tutti gli schieramenti.

Il primo tema toccato dal leader ecologista è quello del potere delle grandi piattaforme digitali. “Alcune oligarchie che posseggono le piattaforme tecnologiche possono condizionare le democrazie del mondo”, ha avvertito Bonelli. “È un passaggio fondamentale: siamo testimoni di una fase storica importante”. Per il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, la risposta non può essere né la resa né il rifiuto: “La democrazia, nelle sue articolazioni, e i parlamenti devono riuscire a costruire un processo di regolazione. La terza via non è fermare la tecnologia, assolutamente, perché è utile in molti settori”.

Ma è quando si rivolge direttamente ai ragazzi che l’intervento assume i toni del racconto personale. Bonelli ha ripercorso i suoi esordi in politica, nati – ha detto – “per un fatto romantico, sentimentale, passionale”. Erano gli anni in cui, da studente, faceva il pendolare “su e giù col trenino tra Ostia e Roma” per andare all’università. “Vedevo che nel luogo dove andavo a passeggiare con amici e ragazze volevano costruire nuovi palazzi”, ha ricordato. “Iniziai a fare politica per questo”.

Quel luogo era – ed è tuttora – la Valle di Malafede, “il nome è già un programma”, ha scherzato. Non c’erano ancora i social, e la mobilitazione passava per altri canali: “Andai alla Sapienza, alla facoltà di Lettere, al dipartimento di Archeologia, ad attaccare volantini per chiedere a studenti e studentesse di aiutarmi a capire quale fosse la rilevanza archeologica di quel luogo”. Il metodo funzionò: “Attraverso quegli studenti riuscimmo a documentarne la rilevanza archeologica, monumentale, storica e paesaggistica, tanto che intervenne poi la Sovrintendenza. Riuscimmo a strappare un pezzo importante di territorio della città di Roma a un’imponente operazione edilizia”.

Da quell’esperienza, il messaggio ai giovani militanti di ogni colore politico: “Penso che anche voi vi stiate avvicinando alla politica per un’idea, per passione. Non perdete questo elemento: non dovete diventare notabili della politica, dovete conservare e portare quella ventata di freschezza, al di là delle differenze politiche”.

Nel finale, l’affondo sul tema a lui più caro. “Io sono un ecologista e sono molto preoccupato per quello che sta accadendo al pianeta”, ha detto Bonelli, citando la tragedia di questi giorni sull’Himalaya: “Avete visto cosa è successo in Nepal: cento milioni di metri cubi che si sono staccati dalla montagna, provocando un disastro causato proprio dal riscaldamento globale. Dobbiamo prestare attenzione a questi fenomeni, perché – come dicevo ieri in piazza – la crisi climatica aumenta le diseguaglianze sociali”.

E se sulle soluzioni la politica può legittimamente dividersi, per Bonelli c’è un limite invalicabile: “Possiamo dividerci sulle scelte per affrontarla, ma una cosa che non possiamo fare è negare che il cambiamento climatico esista”. Poi il congedo, con un augurio ai ragazzi in sala: “Buon lavoro, e grazie per il vostro impegno”.