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Strade e limiti di velocità, la “trentarizzazione” di Roma e dell’Italia

 

Da qualche tempo Roma è invasa da cartelli che delimitano la velocità massima in strade anche lunghe e larghe a 30 Km/h contro gli usuali (già bassi) 50 come del resto anche in altre grandi città italiane come Milano e Genova.
Si chiamano “zone 30” e sono un cavallo di battaglia delle minoranze radical chic che hanno però l’ambizione di imporre il loro credo a tutti gli altri.
In pratica è impossibile tenere un’auto normale a livelli così bassi di velocità e naturalmente l’azione è integrata dagli autovelox dei Vigili Urbani sapientemente nascosti alla vista del cittadino con multe salatissime e decurtazione dei punti patente.

Ormai questa misura sta divenendo una norma, forse in virtù (in Italia il condizionale è d’obbligo data la giungla di normative e contronormative) di misure antismog paventate nel dicembre del 2015 dal ministro dell’ambiente Galletti e da alcuni sindaci.
In realtà la misura sembra fatta apposta per rimpinguare le casse comunali con limiti quasi impossibili da rispettare anche in biciletta figurarsi con un mezzo a motore e sta di fatto che i cartelli con il limite di “30” stanno comparendo come funghi ovunque; la Raggi più che di un improbabile complotto ordito dai frigoriferi dovrebbe magari spiegare perché questi divieti sorgano improvvisamente di notte e come si possano rispettare.

Oltretutto, a parte casi particolari come davanti alle scuole, il limite di 30 km/h costituisce di per sé un pericolo in alcune strade a lungo scorrimento come del resto previsto da una norma dello stesso codice stradale articolo 141 comma 6.
Ad esempio a Roma sulla Via Cristoforo Colombo che porta al mare il rischio è doppio, si viene multati anche se si va troppo piano:
http://ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_autovelox_multe_sulla_colombo_va_troppo_piano-10622.html

Insomma ti multo comunque sia che vai troppo forte che vai troppo piano.
 È evidente come si tratti di una normativa schizofrenica che porta a situazioni incredibili in cui non si sa più a che velocità andare per non prendere multe e sanzioni.
Queste riflessioni si inquadrano non solo nel colore o nella cronaca populistica locale ma hanno una visione più ampia e riguardano il rapporto ormai totalmente deteriorato tra cittadino e istituzioni; ad esempio Renzi ha recentemente annunciato la fine dell’odiata Equitalia che a quanto pare cambierà semplicemente di nome con il risultato che i suoi dipendenti privati si troveranno nel caldo ventre pubblico dell’Agenzia delle Entrate senza aver espletato alcun concorso. Insomma, oltretutto una sorta di premio.
Manovre come queste non fanno altro che alimentare il malcontento e la sfiducia in istituzioni che vengono sempre più viste, a tutti i livelli, locale, nazionale ed europee come nemiche della gente e spillatrici di risorse private con norme comiche e inintelligibili.

Se si vuole dunque arginare il “populismo” dilagante non solo in Italia e in Europa ma nell’intero mondo occorre che la classe politica la smetta di produrre a getto accelerato norma prive di buon senso e molte volte in contraddizioni con loro stesse.

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