Al forum della Camera di Commercio, Roberto Gualtieri traccia la rotta: trovare nuovi fondi, tenere vivi i grandi progetti e impedire che Roma torni alla sua specialità storica, cioè annunciare molto e completare poco.
Quando si spengono i riflettori del Giubileo e il bancomat del Pnrr non promette più la stessa generosità, per Roma comincia la fase più delicata: quella in cui bisogna dimostrare che i cantieri non erano una parentesi, ma un metodo. È questo il punto politico e amministrativo affrontato dal sindaco Roberto Gualtieri nel corso del forum “Roma, il futuro si infrastruttura”, ospitato nella sede della Camera di Commercio.
Il messaggio del primo cittadino è chiaro: la Capitale non può permettersi di rallentare proprio ora. Dopo anni in cui Giubileo e fondi europei hanno rappresentato una spinta decisiva, l’obiettivo del Campidoglio è evitare che l’onda si ritiri lasciando sulla battigia una città ancora incompleta. Insomma, la sfida è semplice solo in apparenza: trasformare l’eccezione in normalità.
Trasporti, la vera partita: Metro A e città dei 15 minuti
Il cuore del ragionamento resta la mobilità. Gualtieri punta a intercettare nuove risorse nazionali ed europee per tenere aperto il fronte delle infrastrutture, a partire dal trasporto su ferro. Tra i dossier più pesanti c’è il prolungamento della Metro A, un’opera dal valore stimato intorno agli 800 milioni di euro, considerata centrale per migliorare i collegamenti e alleggerire la pressione su alcune aree della città.
Il sindaco ha rilanciato anche il modello della “città dei 15 minuti”, che al netto degli slogan urbanistici significa una cosa molto concreta: portare servizi, scuole, spazi pubblici e funzioni essenziali più vicino ai quartieri, così da ridurre spostamenti, traffico e tempi morti. Un’idea sensata, purché non resti l’ennesimo manifesto elegante appeso al muro di una città che troppo spesso inciampa nell’esecuzione.
Stadi, case e data center: il futuro si gioca su più tavoli
Nel pacchetto delle grandi trasformazioni entrano anche i due stadi. Quello della Roma a Pietralata viaggia verso una possibile conclusione tra il 2029 e il 2030, con l’idea di affiancare all’impianto anche un grande parco urbano. Più complesso il percorso del Flaminio per la Lazio, dove i vincoli e le verifiche tecniche impongono tempi più lunghi: l’orizzonte resta il 2032, sempre che la burocrazia non decida, come spesso accade, di giocare in difesa a oltranza.
Sul fronte tecnologico, Gualtieri ha difeso il ruolo dei data center, considerati essenziali per attrarre investimenti e stare dentro la nuova economia digitale. La linea del Campidoglio è favorire impianti sostenibili, capaci di riuso dell’acqua e recupero del calore prodotto.
Poi c’è la questione più sociale di tutte: la casa. Il sindaco ha riconosciuto che la sola rigenerazione urbana non basta a risolvere la fame di alloggi accessibili. Servono politiche pubbliche, edilizia sociale e risposte vere per giovani, lavoratori e studenti stretti tra affitti impazziti e offerta insufficiente.
Rifiuti, la promessa è smettere di dipendere dagli altri
Altro capitolo decisivo è quello dei rifiuti. L’obiettivo illustrato da Ama è cambiare radicalmente passo con l’entrata in funzione di nuovi impianti entro l’inizio del 2027. Il traguardo indicato è ambizioso: far crescere in modo netto la quota di rifiuti trattati direttamente a Roma, riducendo la storica dipendenza dall’esterno e costruendo una filiera più autonoma, tra termovalorizzatore e valorizzazione dell’organico.
In altre parole, Roma vuole smettere di inseguire l’emergenza e iniziare a governarla. È una promessa pesante, perché i romani di piani strategici ne hanno sentiti parecchi. Eppure è proprio qui che si misura la credibilità del dopo-Giubileo: non nei rendering, non nei convegni, ma nella capacità di trasformare annunci e finanziamenti in opere finite. Perché a Roma il problema non è mai stato immaginare il futuro. Il problema, semmai, è evitare che resti sempre e soltanto tale.
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