In Italia quasi un negozio su sei risulta sfitto, con un costo economico stimato da Confcommercio in 4,4 miliardi di euro all’anno. Il fenomeno colpisce soprattutto il Sud e le aree rurali, mentre oltre sei attività commerciali su dieci operano in locali in affitto. Dal 2012 al 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita.
Quasi un negozio su quattro è vuoto nelle aree rurali, al Sud la quota supera il 20%
L’Italia perde negozi e si ritrova con centinaia di migliaia di locali commerciali vuoti. Secondo le stime diffuse da Confcommercio, nel 2025 risultano sfitti 460.466 negozi su un totale di oltre 2,7 milioni, pari al 16,9%. Una valutazione elaborata a partire dai dati del 2023 e dalle proiezioni per il biennio 2024-2025, che restituisce le dimensioni della desertificazione commerciale nel Paese.
Il fenomeno colpisce soprattutto il Mezzogiorno, dove la percentuale di locali sfitti raggiunge il 20,8%, contro il 16,7% del Centro, il 16,8% del Nord-Est e il 13,6% del Nord-Ovest. Ancora più critica la situazione nelle aree rurali, dove quasi un negozio su quattro risulta vuoto (24,3%). Nei piccoli borghi la quota si attesta al 19,5%, mentre nelle città scende al 12,4%.
La progressiva perdita di attività commerciali ha anche un costo per l’economia. Confcommercio stima un impatto medio di 4,4 miliardi di euro all’anno, equivalente a circa lo 0,2% del Pil. La valutazione si basa su un canone medio di locazione di circa 16mila euro annui per negozio e su un modello economico che porta a quantificare in circa 53 miliardi di euro l’impatto complessivo riferito al periodo 2012-2023. Si tratta di una stima teorica, non di una perdita effettivamente contabilizzata ogni anno.
Commercio, oltre sei negozi su dieci sono in affitto
A rendere le attività particolarmente esposte alle condizioni del mercato immobiliare è anche il ricorso diffuso agli affitti. Nel 2026 appena il 36,6% dei negozi italiani è di proprietà, mentre il restante 63,4% opera in locali in locazione.
La dipendenza dagli affitti aumenta nelle grandi città. A Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bologna e Firenze, quasi sette esercizi su dieci (69,8%) utilizzano immobili in affitto, una percentuale superiore di 6,4 punti rispetto alla media nazionale.
Le differenze emergono anche a livello regionale. Il Lazio presenta la quota più bassa di negozi di proprietà, pari al 31,5%, seguito dalla Campania con il 33,2%. All’estremo opposto si collocano la Basilicata (46,5%), la Calabria (44,9%) e il Molise (43,4%). In nessuna regione, tuttavia, i locali commerciali di proprietà raggiungono la metà del totale.
Confcommercio: persi 156mila punti vendita, servono interventi sui quartieri
La desertificazione commerciale si inserisce in una contrazione più ampia del settore. Tra il 2012 e il 2025 l’Italia ha perso circa 156mila punti vendita e Confcommercio chiede ora interventi strutturali per rilanciare centri storici e quartieri.
Attraverso il progetto Cities, la confederazione punta sulla collaborazione con i Comuni per favorire la riapertura dei locali sfitti e riportare i consumatori nei negozi di prossimità. Secondo l’associazione, i soli contributi economici alle singole attività non bastano. Occorre intervenire su abitabilità, vivibilità, sicurezza e attrattività, considerate “condizioni per cui le persone tornano a vivere e frequentare i quartieri”.
Confcommercio propone quindi Piani d’Azione Territoriali adattati alle esigenze delle diverse città, accompagnati da “risorse che li rendano possibili”, per sostenere la riapertura dei negozi e la ripresa delle attività commerciali.
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