Un pistolero bianco – malvagio per Donald Trump, sociopatico, affetto cioè da disturbo antisociale di personalità, per lo sceriffo Joe Lombardo – il pensionato 64enne, Stephen Paddock ha ideato, preparato, organizzato, alla perfezione, la più sanguinosa strage di massa vista degli Usa: con una decina di armi da fuoco ha ucciso 59 persone ferendone più di 500 delle 40 mila accorse al Festival di musica country di Las Vegas.
Come in un film western, il pistolero bianco ha preso in affitto, per tempo, una camera del Mandaly Bay Hotel al 32esimo piano e dalla finestra, al momento convenuto, ha fatto fuoco all’impazzata scaricando, con pistole automatiche e semiautomatiche e fucili, raffiche di proiettili contro gli spettatori del concerto. Un tempo lontano, come raccontano i film western, i mass shootings erano riservati allo sterminio di pellirosse e indiani.
Portata, senza alcun ostacolo, a termine la inumana opera, il pensionato pistolero, made in Usa, non legato a organizzazioni politiche o religiose,come ha rivelato il fratello Eric, si e’ suicidato: insomma, al normale Stephen amante del gioco d’azzardo deve essergli successo qualcosa, deve aver perso la testa, ha aggiunto, esterrefatto e sconvolto, Eric.
Il fenomeno dei mass shootings sembra esser diventato lo sport preferito negli Usa, paese dove è consentito, per legittima difesa dai temuti invasori inglesi, il ricorso alle armi: secondo dati del Shooting Tracker i mass shootings nel 2017 sono stati 338, che vanno a aggiungersi ai più recenti 383 del 2016 e ai 358 del 2015, portando il numero delle vittime a oltre 2000 compresi i feriti.
Com’è possibile che i mass shootings si ripetono continuamente solo negli Usa, nel paese che è la prima potenza mondiale, il più avanzato e progredito del mondo, che è la patria della libertà e della democrazia?
E’ sufficiente cavarsela con il ricorso lecito al possesso delle armi? O con il richiamo fasullo al Male? O non sarà forse il caso di dare un’occhiata, allargare lo sguardo, sulla società e sulla cultura americana, le cui radici stanno nell’illuminismo e nella religione: in god we trust, non dice nulla? E non dicono nulla le guerre preventive, l’esportazione della democrazia come una missione propria degli Usa? E, non da ultimo, c’entra qualcosa aver ridotto la psichiatria e quindi la malattia mentale a un fatto puramente organico?
Domande su domande. A prescindere da chi siede alla Casa Bianca, democratico o repubblicano, il fenomeno dei mass shootings si ripete continuamente, e rischia di diventare un dato strutturato, in una società, dove il pensiero unico è il dominio del mondo senza aver fatto i conti con una storia, ieri, di sterminio di pellirosse e indiani, oggi, di ostilità verso i neri, gli ispanici, i musulmani e i cinesi.
E allora non sarà che il virus di questa esplosione di violenza non sta nel Male inesistente ma nel connubio tra ragione (illuminismo) e religione (cattolica in maggioranza), in un pensiero di onnipotenza, di domino del mondo? E che il pistolero sia un balordo affetto da qualche grave patologia derubricata dal DSM, la Bibbia americana dei disturbi mentali esportata nel mondo?

