I video pubblicati su TikTok dopo una rapina possono diventare elementi centrali nelle indagini perché mostrano volti, vestiti, luoghi, orari e oggetti sottratti alle vittime. Gli investigatori possono confrontare questi dettagli con le telecamere di sorveglianza e con i filmati registrati durante il reato.
Un caso recente riguarda una ragazza di 17 anni arrestata a Milano dopo una rapina avvenuta nella zona delle Colonne di San Lorenzo. Poche ore dopo l’aggressione, la giovane avrebbe pubblicato un video in cui ballava mostrando tra i denti una collana ritenuta quella sottratta alla vittima.
Maranza e baby gang: il caso della collana mostrata su TikTok
La rapina è avvenuta nella notte del 25 giugno. Secondo la ricostruzione degli investigatori, una ragazza di 22 anni sarebbe stata avvicinata con la richiesta di una sigaretta e successivamente bloccata e strattonata.
Una delle due adolescenti coinvolte avrebbe sottratto la borsa, mentre la 17enne avrebbe preso la collana. Le indagini sono state coordinate dalla Procura per i minorenni di Milano.
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Il filmato pubblicato successivamente sul profilo TikTok della 17enne mostrava la giovane vicino a una pensilina dell’autobus con il gioiello tra i denti. Il profilo era seguito da oltre 95 mila utenti, aumentando la diffusione del contenuto e la possibilità che venisse salvato o segnalato.
Gli agenti hanno incrociato il video con le immagini delle telecamere presenti nella zona e con i filmati forniti dalla vittima. Questo confronto avrebbe permesso di identificare anche una ragazza di 15 anni indicata come complice.
Maranza e baby gang: perché i social aiutano le indagini
Un contenuto pubblicato online può fornire diversi tipi di informazioni. Anche quando il video non mostra direttamente il reato, può documentare ciò che è avvenuto prima o dopo.
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Gli investigatori possono analizzare:
- la presenza di oggetti compatibili con la refurtiva;
- l’abbigliamento utilizzato durante l’aggressione;
- il luogo in cui è stato girato il filmato;
- l’orario di pubblicazione;
- le persone presenti nel video;
- commenti, messaggi e collegamenti tra i profili;
- spostamenti e punti di ritrovo abituali.
Nel caso milanese, altri contenuti social avrebbero aiutato la Polizia a individuare le zone frequentate dalle due ragazze. Entrambe sono state rintracciate il 13 luglio nell’area di piazza Gae Aulenti, luogo che compariva anche in alcuni video acquisiti durante le indagini.
I file possono rimanere utilizzabili anche se vengono cancellati dal profilo. Un video può essere già stato scaricato, condiviso o acquisito dagli investigatori. Le piattaforme possono inoltre conservare dati tecnici che, nei casi e con le procedure previste dalla legge, possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria.
Il significato del termine “maranza”
Il termine “maranza” viene oggi utilizzato per descrivere soprattutto un’estetica e un linguaggio diffusi tra alcuni gruppi giovanili. Non indica automaticamente una persona che commette reati e non ha alcun valore giuridico.
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Associare indistintamente il termine alla criminalità rischia quindi di confondere fenomeni diversi. La responsabilità penale viene attribuita sulla base delle singole condotte e delle prove, non dell’abbigliamento, dell’origine familiare o dei contenuti musicali seguiti sui social.
In alcuni casi, tuttavia, ragazzi coinvolti in rapine o aggressioni utilizzano consapevolmente questa immagine per costruire una reputazione online. La pubblicazione della refurtiva, delle armi o delle minacce può servire a ottenere visibilità e riconoscimento all’interno del gruppo.
Maranza e baby gang: un video su TikTok è sufficiente per un arresto?
Un video, da solo, non porta automaticamente all’arresto. Deve essere valutato insieme agli altri elementi dell’indagine e deve essere verificata la sua autenticità, la data di registrazione e l’identità delle persone riprese.
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Nel caso della rapina alle Colonne, il filmato è stato confrontato con le telecamere pubbliche e private, con le dichiarazioni della vittima e con gli spostamenti delle indagate. Il giudice per le indagini preliminari ha poi disposto il collocamento delle due adolescenti in un istituto penale minorile.
L’arresto o una misura cautelare non equivalgono comunque a una condanna definitiva. Le accuse devono essere valutate nel procedimento davanti all’autorità giudiziaria minorile e resta valido il principio di presunzione di innocenza.
I social nell’operazione contro le baby gang
L’analisi dei social è stata utilizzata anche nella recente operazione nazionale contro la criminalità giovanile. La Polizia di Stato ha individuato 973 profili che diffondevano contenuti legati alla violenza, all’odio e all’utilizzo di armi.
Il monitoraggio non riguarda genericamente i giovani che adottano una determinata estetica, ma profili e contenuti che possono essere collegati a condotte illecite. Le informazioni raccolte online devono sempre essere inserite in un quadro investigativo più ampio.

