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Cronache
Martina Rossi, appello bis: Albertoni e Vanneschi condannati a 3 anni
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Morte Martina Rossi: i 2 imputati condannati a 3 anni per tentato stupro di gruppo.

La corte d'Appello di Firenze ha condannato a 3 anni ciascuno il 28enne Alessandro Albertoni e il 29enne Luca Vanneschi, imputati nel processo bis di secondo grado sul caso Martina Rossi, la studentessa 23enne deceduta il 3 agosto 2011 precipitando dal balcone di un albergo a Palma di Maiorca in Spagna, dove si trovava in vacanza con le amiche. Secondo l'accusa la ragazza stava sfuggendo a un tentativo di stupro. Alla pronuncia della sentenza, letta in aula dal presidente Alessandro Nencini, erano presenti i due imputati e i genitori della ragazza, Bruno Rossi e Franca Murialdo.

A quasi 10 anni di distanza dalla morte della studentessa ligure al nuovo giudizio, iniziato lo scorso 7 aprile a Firenze, si arriva dopo che la Cassazione ha annullato le sentenze di assoluzione per due giovani di Arezzo, che la ragazza aveva conosciuto durante la vacanza. Il caso era stato archiviato in Spagna come suicidio. E' stato oggetto di indagini inizialmente da parte della procura di Genova, che poi ha trasmesso gli atti ai pm di Arezzo. L'inchiesta viene chiusa nel febbraio 2017. Qualche mese dopo viene chiesto il rinvio a giudizio di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, per le ipotesi di reato di tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto. Secondo i pm la ragazza cadde dal balcone mentre cercava di sfuggire a un tentativo di stupro.

Il processo di primo grado si è svolto davanti al tribunale di Arezzo per circa un anno. Il 14 dicembre 2018 arriva la prima sentenza che condanna i due imputati a 6 anni di reclusione. Il verdetto viene ribaltato in secondo grado, quando Vanneschi e Albertoni, il 9 giugno scorso, vengono assolti "perché il fatto non sussiste" dalla Corte d'appello di Firenze. Il reato di morte come conseguenza di altro delitto è già coperto dalla prescrizione. La sentenza di assoluzione viene impugnata dal pg di Firenze Luciana Singlitico e dalla famiglia di Martina Rossi, parte civile nel processo, dopo il deposito delle motivazioni: nei ricorsi si sosteneva che la Corte d'appello non avrebbe valutato "i singoli indizi, in sé e in maniera unitaria".

Si torna in aula. Per i giudici della Suprema Corte, nell'ultimo giudizio espresso, la corte d'appello di Firenze avrebbe compiuto errori di valutazioni degli elementi acquisiti nel corso dell'inchiesta. E l'appello bis ha inevitabilmente ripreso in mano l'ipotesi accusatoria originaria: il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini ha chiesto tre anni di condanna per i due imputati: la metà della pena chiesta (e ottenuta) in primo grado proprio per l'effetto della prescrizione per uno dei capi d'accusa. Le difese hanno invece insistito per l'assoluzione, contestando e ridisegnando anche la ricostruzione della caduta della ragazza dal balcone: gesto volontario o caduta accidentale, ma non un salto, secondo i legali di Vanneschi e Albertoni, per sfuggire a una violenza. 

Caso Martina Rossi, il legale della famiglia: "Riconosciuta la piena colpevolezza".

"Esprimo soddisfazione per il provvedimento emesso dalla Corte d'Appello di Firenze, che è in linea con la sentenza di condanna di primo grado e con il pronunciamento della Cassazione e al tempo stesso in linea con la realtà dei fatti. E' stata riconosciuta la colpevolezza piena degli imputati". A parlare è l'avvocato Stefano Savi, legale dei genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, che hanno lottato a lungo affinché il caso venisse riaperto.

 

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