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Mercato dell’arte in ripresa, in soli dieci giorni aste dal valore di 2,5 miliardi

L’Italia non fa eccezione: pochi lotti, ma buoni, per puntare ad aggiudicazioni clamorose

Mercato dell’arte in ripresa, in soli dieci giorni aste dal valore di 2,5 miliardi

Mercato dell’arte in ripresa

Bastano dieci giorni di aste per fotografare lo stato di forma del mercato dell’arte. A metà maggio, a New York, Christie’s, Sotheby’s, Phillips e Bonhams hanno totalizzato vendite per 2,5 miliardi di dollari: più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,27 miliardi). È da qui che si capisce perché, in questo giugno 2026, il settore appaia più vivace che negli ultimi tre anni. E non parliamo solo di grandi dipinti: il dinamismo attraversa ogni comparto, dall’antico ai collectibles, dai gioielli al design fino alle solide quotazioni del moderno.

A fare la differenza sono come sempre le aggiudicazioni record, alimentate da capolavori in arrivo dalle grandi collezioni private. Il simbolo della stagione è il Number 7A (1948) di Jackson Pollock, ceduto da Christie’s per 181,2 milioni di dollari: nuovo primato per l’artista e quarta opera più cara mai battuta all’asta. Sempre Christie’s ha firmato la Danaïde di Brâncusi a 107,6 milioni e un Rothko, No. 15 (Two Greens and Red Stripe), a 98,3 milioni; Sotheby’s ha risposto con un altro Rothko, Brown and Blacks in Reds, a 85,8 milioni. Più sotto, il Museum Security (Broadway Meltdown) di Basquiat a 52,7 milioni e La Chaise Lorraine di Matisse a 48,4. Un anno fa, per la prima aggiudicazione oltre i 50 milioni, si era dovuto attendere il Klimt di novembre da 236 milioni.

Quella soglia racconta un mercato che ha imparato a muoversi ai vertici: quando provenienza, qualità e rarità coincidono, la risposta dei collezionisti arriva quasi sempre, anche per opere lontane nel tempo. Lo confermano due record su carta: il disegno di Rembrandt Young Lion Resting (Sotheby’s, 17,9 milioni) e lo Studio per il piede destro della Sibilla Libica di Michelangelo, per la volta della Cappella Sistina, aggiudicato da Christie’s per 27,2 milioni.

Non solo quadri

La tenuta dell’antico trova conferma anche nelle fiere, a cominciare da Tefaf (Maastricht e New York). E l’interesse non cala allargando lo sguardo a design, gioielli, auto, moda, memorabilia sportivi, cultura pop e perfino reperti archeologici. Cresce, per esempio, il mercato dei fossili di dinosauro: da Joopiter — piattaforma fondata da Pharrell Williams — lo scheletro di un Triceratopo vissuto 66 milioni di anni fa è stato venduto per 5,5 milioni di dollari.

Anche le figurine tra i lotti milionari

Sono entrati a pieno titolo nel perimetro dell’arte oggetti fino a poco fa impensabili. Ne è prova una carta Pokémon dedicata a Pikachu, venduta in aprile per 16,4 milioni da Heritage Auction, specializzata in collezionabili di videogiochi, musica, cinema e sport. La casa ha chiuso il 2025 a 2,15 miliardi di dollari, quinto record annuale consecutivo, con un sesto forse vicino.

Le rotte del mercato (e l’incognita contemporaneo)

Due le direttrici principali: nella fascia medio-bassa prevale la diversificazione, con nuovi oggetti e collezionisti più cauti; in quella alta domina la concentrazione, pochi lotti selezionati che riducono i rischi e garantiscono ritorni notevoli. A pagarne il prezzo è l’arte contemporanea, oggi giudicata troppo rischiosa da chi spende solo per nomi consolidati. Una logica comune a New York come a Londra, Parigi e Milano. E l’Italia non fa eccezione: pochi lotti, ma buoni, per puntare ad aggiudicazioni clamorose.