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Cronache
papa francesco 04

Nel giorno in cui ricorda l'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1969, papa Francesco celebra la Messa crismale in San Pietro nel corso della quale chiede ai preti di essere “pastori con addosso l'odore delle pecore”. Il Papa si è ancora una volta presentato come “vescovo di Roma”: una presa di posizione e un'immagine che il nuovo pontefice rivolge al clero del mondo indicando loro la strada da percorrere. Spiega Francesco: “Il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo affidato. Quando ci vestiamo con la casula (uno dei paramenti sacerdotali, N.d.R.) sentiamo il peso del nostro popolo, dei santi, dei nostri martiri. In questo tempo ve ne sono tanti”.

Poi Jorge Mario Bergoglio chiarisce: “L'unzione non è per noi stessi né per conservarla in un'ampolla. Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo cuore”. Parla ai sacerdoti di una celebrazione fatta col cuore che è leggibile anche dalle facce dei fedeli. Il culmine è, per il Papa, “Quando la gente esce dalla chiesa con la faccia di chi ha ricevuto una buona notizia”. Torna ancora una volta il tema delle periferie esistenziali, già espresso nell'Udienza generale di ieri, e Francesco invita i sacerdoti a “intuire nelle richieste a volte anche banali il desiderio della nostra gente di essere unta con il crisma perché sa che noi lo abbiamo!”. Il Papa non vuole preti “tristi, trasformati in collezionisti di antichità o novità”; essere preti vuol dire “essere pastori con l'odore delle pecore. Voi lo siete?”, chiede ai suoi vescovi, cardinali e parroci presenti. Con un invito alla speranza: “La crisi d'identità sacerdotale ci minaccia tutti, ma se sapremo infrangere la sua onda riusciremo a prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti”.

C'è di più: il Papa guarda a quei sacerdoti che si sottopongono a terapie psicologiche: "non è precisamente nelle autoesperienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore, i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, però vivere passando da un corso all'altro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente". In conclusione, il pontefice prega. E chiede che: “la nostra gente ci senta discepoli del Signore, non cerchiamo altre identità. Possiamo ricevere l'olio già portato da Gesù, l'Unto”.

Antonino D'Anna

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