Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Morte Riina, c’è troppa superficialità quando si parla di mafia

Morte Riina, c’è troppa superficialità quando si parla di mafia

La morte di Riina, gli italiani riflettano sull’orrore della mafia

Morte Riina, c’è troppa superficialità quando si parla di mafia
Riina ape 4

A 87 anni muore Salvatore Riina, detto Totò. In carcere da 24 anni non si era mai pentito, anzi comandava ancora “cosa nostra”. Commise il primo assassinio a 18 anni, secondo i giudici fu coinvolto in cento omicidi, tra i quali quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fece uccidere 11 parenti del primo pentito di rango: Tommaso Buscetta. Collezionò 26 ergastoli.
La morte di Riina faccia riflettere gli italiani su che cosa è la siffatta criminalità organizzata. C’è superficialità, persino ironia tra l’uomo della strada quando si parla di mafia, forse per allontanare la paura. “Cosa nostra” è contro la democrazia perché contro il libero individuo, che vuole lavorare, essere felice, vivere in pace ed è minacciato da chi usa violenza (“Dammi i soldi o ti faccio saltare il negozio”). A ciò si aggiunga la speculazione sulla morte: lo si dica a tutti quei genitori che da decenni, da Londa a New York, da Berlino a Parigi, da Milano a Roma, hanno visto e vedono i propri figli morire con una siringa di eroina nel braccio. L’associazione per delinquere mafiosa è anche il cancro economico dell’Italia. Si rifletta sui soldi pubblici, quindi quelli dei contribuenti, su cui l’organizzazione criminale fa affari, ma anche si valuti il continuo depauperamento dell’economia reale e delle persone. Barack Obama, ex presidente democratico Usa, ammetteva la possibilità di contemplare la pena di morte in due casi estremi: omicidio di bambini e stragi… se fosse stato italiano probabilmente avrebbe aggiunto una terza ipotesi: delitti di mafia.