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Morto il comandante Alfa, chi era il carabiniere che fondò il Gis

È morto a 75 anni il Comandante Alfa, tra i fondatori del Gis e uno dei carabinieri italiani più decorati.

Morto il comandante Alfa, chi era il carabiniere che fondò il Gis

Il Comandante Alfa è morto a 75 anni domenica 19 luglio. Fu tra i fondatori del Gruppo di intervento speciale dei Carabinieri e partecipò per decenni a operazioni contro terrorismo, sequestri e criminalità organizzata mantenendo riservata la propria identità.

Comandante Alfa: la morte e il lungo servizio nell’Arma

La notizia della morte del Comandante Alfa è stata diffusa nella serata di domenica 19 luglio. Il militare aveva 75 anni e aveva dedicato gran parte della propria vita ai reparti speciali dell’Arma. Per ragioni di sicurezza, il suo nome anagrafico e il volto sono rimasti protetti durante il servizio operativo.

Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, era entrato giovanissimo nei Carabinieri. Dopo le prime esperienze nei reparti ordinari, venne selezionato per un’unità destinata a rispondere alla minaccia terroristica e ai sequestri di persona che segnavano l’Italia degli anni Settanta.

Nel 1978 partecipò alla costituzione del Gruppo di intervento speciale, nato all’interno del 1° Battaglione Carabinieri paracadutisti Tuscania. Le prime unità antiterrorismo furono create dopo l’aumento degli attentati e delle azioni armate in Europa.

Il Gis è oggi impiegato in operazioni di polizia giudiziaria ad alto rischio, nella liberazione di ostaggi e nelle attività delle forze speciali. Può essere attivato dal Comando generale dell’Arma a supporto dei reparti territoriali, del ministero dell’Interno e del Comando operativo interforze delle forze speciali.

Le operazioni del Comandante Alfa

Il Comandante Alfa partecipò a interventi che per anni non poterono essere raccontati pubblicamente. Il reparto agiva in irruzioni, catture di soggetti armati, liberazioni di ostaggi e missioni contro organizzazioni terroristiche.

Tra le operazioni storiche del Gis figura l’intervento del 29 dicembre 1980 nel carcere di Trani, dove una rivolta aveva portato alla cattura di 18 agenti di custodia. Il reparto entrò nella struttura e liberò gli ostaggi. L’episodio resta uno dei primi interventi pubblicamente documentati dell’unità.

Negli anni successivi il Comandante Alfa lavorò anche nel contrasto alla criminalità organizzata e in attività internazionali. Il numero esatto delle operazioni alle quali prese parte non è stato reso pubblico. Il riserbo proteggeva sia i militari sia le tecniche utilizzate dal reparto.

La sua uniforme si arricchì di numerose decorazioni e riconoscimenti. Le ricostruzioni pubblicate dopo la morte lo indicano come il carabiniere più decorato d’Italia, definizione legata al numero di onorificenze ricevute durante il servizio.

Comandante Alfa: i libri e gli incontri con i giovani

Terminata la fase operativa, cominciò a raccontare la propria esperienza attraverso libri, conferenze e incontri nelle scuole. Si presentava spesso con il volto coperto da un passamontagna, elemento diventato parte della sua immagine pubblica.

Nei suoi interventi parlava di addestramento, responsabilità, paura e lavoro di squadra. Non descriveva in modo completo le tecniche operative, ma ricostruiva la nascita del Gis e la preparazione richiesta ai militari selezionati.

Il Comandante Alfa ha mantenuto fino alla fine il legame con l’Arma. La sua morte chiude la storia personale di uno degli uomini che contribuirono a costruire il modello italiano di intervento antiterrorismo.

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