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Nucleare, l’ingiustificata paura del deposito di scorie radioattive

Nucleare, l’ingiustificata paura del deposito di scorie radioattive
INTERVISTA/ “Da 18 anni dovremmo avere un deposito di scorie radioattive ma non si conclude mai nulla”. Piero Risoluti, massimo esperto dell’argomento, affronta il tema in un’intervista ad Affaritaliani.it

di Lorenzo Lamperti
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@LorenzoLamperti

“Da 18 anni dovremmo avere un deposito di scorie radioattive ma non si conclude mai nulla”. Piero Risoluti, massimo esperto dell’argomento, affronta il tema in un’intervista ad Affaritaliani.it.

Piero Risoluti, quali sono i veri problemi da affrontare e risolvere per realizzare il deposito definitivo delle scorie radioattive?

Il vero problema non è di carattere tecnico. Il tipo di deposito che andrebbe fato in Italia sarebbe di tipo superficiale come ne esistono parecchi nel mondo. Tecnologicamente non sarebbe complesso. Il vero e unico problema è quella che viene chiamata accettabilità sociale delle comunità chiamate a ospitare il deposito.

Non ci sarebbe nessun rischio sul piano della sicurezza?

Non ci sarebbe alcun problema sul piano della sicurezza. Io ho scritto vari libro sull’argomento, come per esempio “Paura del nucleare. Da dove viene e quanto costa?”. Purtroppo sul tema c’è un costante allarme sociale perché ormai si è consolidata questa reazione negativa quando si parla di nucleare.

Ma è così dappertutto oppure è una situazione solo italiana?

Esistono depositi di rifiuti tossici in tanti paesi e quasi sempre sono accolti nella più totale indifferenza. Il problema qui da noi è unicamente quello di far accettare il deposito.

Perché si dovrebbe accettare un deposito sul proprio territorio?

La regione o la comunità locale che si convincerà ad accettarlo farà la sua fortuna, come è avvenuto altrove in altri paesi. Si potrebbero dare incentivi agli enti locali per favorire l’accettazione sociale ed evitare contrapposizioni. Lo Stato si potrebbe impegnare a realizzare un parco tecnologico nell’area, accompagnato da altre strutture produttive e di ricerca per creare posti di lavoro e un indotto economico. In più chi accetta il deposito potrebbe chiedere finanziamenti per progetti di natura sociale.

Perché si è creata questa avversione al nucleare?

Negli ultimi 30 anni l’ambientalismo militante nato negli Usa ha poi preso il posto di forme contestative di tipo sociale che c’erano prima. L’antinuclearismo nasce nell’epoca in cui crollano i miti del comunismo. E’ diventato un tema forte per proseguire in qualche modo la contestazione alla società capitalistica borghese.

La politica italiana come si è mossa sull’argomento?

Ci sono stati due tentativi, uno nel 2000 e l’altro nel 2010, di affrontare seriamente il tema del deposito. Poi per un motivo o per l’altro le attività sono sempre state interrotte e la politica si è sempre disinteressata al problema. Ci fu poi il disastro di Scanzano, dove si fece un colossale errore di metodo.

Che cosa serve per dare la svolta?

Ho passato gli ultimi 20-30 anni della mia vita professionale a occuparmi di questo problema. Considerando che ci troviamo in un Paese molto litigioso la realizzazione di questo deposito è molto problematica. Se un partito, qualunque esso sia, si mette a criticare qualsiasi cosa solo perché si trova all’opposizione non si riuscirà mai a fare niente. Tutte le forze politiche devono capire che la realizzazione del deposito è una necessità ambientale e nazionale. Per fare le cose seriamente servirebbe un clima politico non dico tranquillo ma almeno stazionario. Non appena si sente il clima delle elezioni, e in Italia lo si sente troppo spesso, argomenti come il deposito diventa tabù perché chi ne parla teme di perdere consenso. Quello che temo e che spero non succeda è che lo Stato per convincere qualcuno ad accogliere il deposito si impegni in un esborso di denaro esagerato, ripetendo sempre il solito errore che si fa in Italia. Quando bisogna fare qualcosa, come la Tav, iniziano sempre le contestazioni. E per metterle a tacere si comincia a pagare. Per questo da noi le autostrade costano il triplo che all’estero.

IL DEPOSITO ITALIANO DELLE SCORIE RADIOATTIVE di Piero Risoluti (Armando Editore)

il deposito italiano delle scorie radioattive libro 91426
 

Una nuova legislazione, approvata recentemente e che sarà avviata pubblicamente nella primavera del 2015, prevede la scelta di un sito idoneo per un Deposito Nazionale delle scorie nucleari prodotte nel nostro paese. A tutt’oggi, infatti, restano ancora da sistemare definitivamente le scorie radioattive prodotte in Italia prima della chiusura definitiva delle attività nucleari, avvenuta più di un quarto di secolo fa. Il libro, che ripercorre tutte le vicende tecniche e politiche che negli ultimi 18 anni hanno riguardato la sistemazione delle scorie radioattive, spiega quali sono i principali problemi da risolvere e riflette sulla reale possibilità di trovare un sito senza conflitti sociali e con il consenso delle popolazioni interessate.

PIERO RISOLUTI è uno dei maggiori esperti italiani di materiali radioattivi. Ha svolto la sua attività presso l’ENI, l’ENEA e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (IAEA). Ha rappresentato l’Italia in varie Organizzazioni Internazionali di interesse nucleare. Dal 2001 al 2013 è stato esperto nazionale italiano nel Comitato Fissione Nucleare dell’EURATOM.