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Cronache
Morti in corsia Saronno, ergastolo al dottor morte Leonardo Cazzaniga
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Morti in corsia, ergastolo all'ex medico ospedale Saronno

I giudici della Corte d'Assise di Busto Arsizio hanno condannato all'ergastolo Leonardo Cazzaniga, l'ex viceprimario dell'ospedale di Saronno, accusato di 15 omicidi: 12 di pazienti in corsia e tre di familiari (il marito, la madre, il suocero) della sua ex compagna, l'infermiera Laura Taroni

Morti in corsia, ex primario: "Sentenza può essere catastrofe"

Anche nel giorno della sentenza, l'ex primario Leonardo Cazzaniga è presente nell'aula del processo in cui è accusato di 15 omicidi. "So che oggi può essere il giorno della dura catastrofe - ha detto nelle dichiarazioni spontanee che ha reso prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio - Ma io non ho mai agito né mai agirò come lady Macbeth suggerì al consorte". Nel suo intervento, l'ex medico dell'ospedale di Saronno ha infilato una lunga sequenza di ringraziamenti, a cominciare dai suoi difensori ai quali ha riconosciuto di "avere intrapreso un percorso titanico con straordinaria arguzia e certosina pazienza" e di "avere dato credito alla verità del mio agire  come essere umano". Un sentimento di gratitudine lo ha espresso anche per i giudici "per avermi permesso di andare a casa in un momento delicato", quando, nel settembre dello scorso anno, morì la madre. 

Grazie anche ai due rappresentanti della pubblica accusa: "Con la loro profonda convinzione della mia colpevolezza, mi hanno indotto a confrontarmi con la mia parte più oscura e cieca. Una consapevolezza così profonda, come quella che loro hanno, non deve basarsi su un pregiudizio. A questa Procura riconosco di non avere usato parole infamanti e ingiuriose nei miei confronti". Grazie anche agli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Busto Arsizio "che mi hanno accudito e fatto sentire un essere umano e non un feroce assassino; senza il loro supporto forse oggi non sarei qui". Cazzaniga ha anche voluto omaggiare il suo compagno di cella, Stefano Binda, assolto dall'accusa di avere ucciso Lidia Macchi. "Senza la sua arguta, talora gioiosa presenza non sarei qui. Il suo profondissimo dolore, racchiusa in una intensissima, autentica religiosità, sono stati e saranno l'altissimo esempio di come si debba vivere per gli altri, pur nella condizione di più estremo pericolo". 

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