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Cronache
Omicidio Pescara, pool difensivi divisi sulla perizia psichiatrica. Retroscena
Ragazzo morto pescara

Omicidio Pescara, pool difensivi divisi sulla perizia psichiatrica. Il retroscena di Affaritaliani.it

“Hanno ucciso Christopher Thomas Luciani per vederlo soffrire”. Nella convalida del fermo dei due minorenni accusati dell’omicidio del 17enne si parla di ferocia, efferatezza e spregiudicatezza, quella di due ragazzi della “Pescara bene”, invischiati in un giro di debiti di droga e ostentazione sui social. Crox, così era chiamato Thomas, è stato accoltellato 25 volte, insultato e coperto di sputi dalla baby gang, prima di essere lasciato senza vita in un parco della città. Il racconto del provvedimento di fermo è agghiacciante, tra selfie fatti dopo l’omicidio, bagni al mare senza pensieri e, ancora, un maldestro tentativo da parte di uno degli indagati di disfarsi della maglietta intrisa del sangue della vittima. Indagati che ora si trovano separati l’uno dall’altro, uno a Roma l’altro a Bari, in attesa che qualcuno si occupi di loro, dopo gli interrogatori in sede di fermo a fianco dei loro legali.

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Questi sono giorni cruciali, infatti, per delineare le strategie difensive, diverse per l'uno e per l'altro minore, e che Affaritaliani.it è in grado di anticipare. “Per il mio assistito Gabriele (nome di fantasia, ndr) - ha spiegato l’avvocato Marco Di Giulio, che insieme a Maurizio Giancola assiste il 16enne detenuto a Roma - al momento mi sento di escludere la richiesta di una perizia psichiatrica. Non sussistono gli elementi considerando il trascorso del mio assistito, che viene da un contesto normale, non ha mai saltato un giorno di scuola, non è stato coinvolto in episodi di questo tipo”. “È comunque un momento prematuro per dirlo, e potrebbe essere lo stesso giudice a richiederla”. "Gabriele si è reso conto di quanto successo, o comunque ci sta provando- Ma è fortemente provato, e non lucido", e si è mostrato “in lacrime nell’incontro che è avvenuto con i genitori, che lo hanno abbracciato, come qualunque parente farebbe” ha continuato l’avvocato Di Giulio. “Forse la permanenza in istituto gli consentirà, grazie a persone che hanno competenze specifiche, di capire realmente quello che è successo".

Ma c’è anche un altro giovane indagato, che chiameremo Flavio, ora recluso a Bari, e la cui situazione è - almeno dal punto di vista soggettivo - diversa da quella di Gabriele. Questo perchè, come ha raccontato al Corriere della Sera un’amica di famiglia, il ragazzo due anni fa aveva tentato il suicidio gettandosi dal Ponte di Mare. “Dopodichè ha vissuto imbottito di psicofarmaci e hashish nel disinteresse completo. Lo vedevamo aggirarsi senza particolari obiettivi in città”.

È proprio di questa “situazione di disagio passato” che si dovrà occupare l’avvocato Roberto Mariani: “Non ho ancora avuto accesso ai documenti medici, che conto di acquisire presto per avere un quadro clinico della situazione di Flavio” ha spiegato ad Affaritaliani.it. “Una volta che avrò capito quali trattamenti, cure in passato sono state somministrate potrò confrontarmi con un consulente medico e valutare la richiesta di una perizia psichiatrica”. Fino ad allora anche per Flavio l’avvocato Mariani ha scelto la strada del silenzio.

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