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Cronache
Pagano (FI), lo Stato investa 20 miliardi e garantisca liquidità alle imprese

“Se vogliamo davvero aiutare le aziende italiane bisogna che lo Stato avvii operazioni di credito esteso con rimborsi diluibili nel tempo e occorre modificare in modo radicale la legge sui fallimenti e il codice della crisi d’impresa. Dobbiamo introdurre nei mercati nuove risorse economiche con operazioni mirate e non più con contributi a pioggia. Investendo, ad esempio, 20 miliardi di euro per le garanzie alle aziende si potrebbero mettere in circolazione 300 miliardi di euro di liquidità. Mi rendo conto che lo sbarramento per i sostegni al 30 per cento delle perdite taglia fuori tante realtà che sono in sofferenza. Ma la coperta è corta e, per ora, non possiamo fare di più”.

Queste le parole del senatore Nazario Pagano (Forza Italia, vicepresidente della commissione Affari costituzionale del Senato della Repubblica), nel corso del webinar “Dai ristori ai sostegni: un cambio di passo?” organizzato dalla Cassa di previdenza dei Ragionieri commercialisti e degli esperti contabili presieduta da Luigi Pagliuca.

“Stiamo lavorando a un nuovo scostamento di bilancio per il mese di aprile con 20 miliardi di copertura e, probabilmente, ne servirà ancora un altro. Il premier Draghi -ha aggiunto- ci ha ricordato che non è il momento di chiedere i soldi ma di darli e io concordo pienamente”.

In rappresentanza dell’opposizione al governo Draghi l’intervento del senatore Nicola Calandrini (Fratelli d’Italia, Commissione Bilancio di Palazzo Madama): “Ci aspettavamo molto di più da questo governo che invece ricalca il governo Conte, il cambio di passo è rimasto sulla carta. La cancellazione automatica dei debiti fino a 5.000 euro va dal 2000 al 2010, non aiuta i contribuenti ad uscire della crisi, al massimo svuota i magazzini fiscali dell’Agenzia delle Entrate. Parliamo infatti di crediti che non erano più esigibili. La nostra proposta è quella di ricostruire l’intero debito fiscale arretrato, abbattere le sanzioni e gli interessi, e fare una rateizzazione con un piano di ammortamento che possa andare avanti più anni. Sul bluff dei sostegni, i numeri ci dicono qual è la verità: pensiamo alle aziende medio-piccole, ossatura del sistema economico del paese. Quando va bene questo contributo arriva al 5% delle perdite totali”.

Per Emiliano Fenu (componente per il M5s in Commissione Bilancio al Senato): “Il decreto introduce l’obbligo per il Governo di stabilire entro 60 giorni i criteri che consentono l’automatismo per la cancellazione delle cartelle. Il problema reale risiede nell’eccessivo intervallo tra la produzione di reddito e il momento in cui l’imposta viene liquidata o riscossa. Ci troviamo nella condizione che l’Agente di riscossione dei crediti si trova di fronte a 1000 miliardi di euro inesigibili. Poi, l’impianto del decreto ‘Sostegni’ è lo stesso del ‘Ristori 5’ ma sono stati fatti passi in avanti con l’estensione della platea di beneficiari. E’ evidente che le risorse non sono sufficienti, da sole, a recuperare le perdite subite, ma è bene ricordare che ci sono anche le somme destinate alle cassintegrazioni e al rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese”.

Un focus sui problemi delle aziende del turismo è stato acceso dalla deputata leghista Rebecca Frassini (Commissione Bilancio di Montecitorio): “Abbiamo chiesto un altro scostamento con risorse importanti perché questo decreto mette una pezza per un paio di mesi solamente. Altrimenti l’Italia non riparte. Il settore del turismo è il più colpito di tutti. Ci siamo battuti contro il bonus vacanze e abbiamo chiesto, ora, che venisse costituito il ministero ad hoc per il Turismo che vale il 13 per cento del Pil. E il cambio di passo in questo settore si inizia a vedere.  Penso ai 700 milioni per gli operatori della montagna. Ma non finisce qui.  Bisogna sostenere le Fiere. Serve una data certa per farle ripartire perché hanno fatto ingenti investimenti per la sicurezza Covid e sono pronte a ripartire”.

Paolo Longoni (consigliere d’amministrazione Cnpr), lancia l’allarme: “Se vogliamo davvero parlare di ripartenza dobbiamo immaginare di intervenire con misure concrete come la detassazione e le decontribuzioni. In Italia ci sono 4,5 milioni di imprese e altrettanti professionisti che soffrono come mai accaduto prima. Apprezzo l’eliminazione dei codici Ateco ma parliamoci chiaro. I sostegni non possono essere sufficienti a reggere questi numeri. Sono una sorta di contributo di sostegno al reddito. Non possono essere la soluzione. Questo decreto è piuttosto una misura per aiutare l’agente di riscossione, ma non parliamo di condono. Serve solo a limitare le attività inutili legate alle riscossioni di crediti impossibili”. Perplessità espresse anche da Claudio Cavallo, consigliere dell’Istituto nazionale degli Esperti contabili: “Si percepiscono al tempo stesso la delusione in chi avrebbe voluto una cancellazione più ampia e l’indignazione di chi lo considera un regalo agli evasori. Lo stesso direttore dell’Agenzia delle Entrate aveva auspicato una soluzione per queste cartelle attraverso lo stralcio. Ma il decreto si riferisce al periodo 2000-2010 che equivale sostanzialmente ai crediti maturati 25 anni fa. Lo stralcio, al contrario, può essere la soluzione se si riferisce vale ad un lasso temporale di di 5 o 6 anni. Per ciò che riguarda le altre criticità ritengo opportuno prorogare le scadenze delle moratorie per i mutui e i finanziamenti previste a fine giugno attenuando al tempo stesso le sanzioni”.

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