Un provvedimento di sequestro patrimoniale antimafia e’ stato eseguito dalla polizia di Stato nei confronti del direttore del dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp di Palermo e presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia di Palermo, Paolo Giambruno, per interposizione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato esponenti di Cosa Nostra. Il provvedimento e’ stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su proposta della Procura, a conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 29 persone tra cui funzionari, dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale e imprenditori del settore alimentare. L’attivita’ investigativa e’ stata svolta dalla Digos della Questura di Palermo. Nei confronti dei 29 indagati vengono ipotizzati reati contro la pubblica amministrazione e in materia di tutela della salute pubblica nella commercializzazione di alimenti. E’ emerso un “sistema di cointeressenze”, a livello imprenditoriale, tra Giambruno e Salvatore Cataldo, elemento mafioso di spicco di Carini (Palermo). Sono affiorate anche numerose irregolarita’ nell’ambito dei controlli sanitari condotti dal dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp sulla qualita’ delle carni da destinare al consumo, con violazioni di norme e dei principi deontologici pur di tutelare gli interessi di un allevatore che avrebbe voluto commercializzare capi di bestiame infetti. Solo l’intervento della polizia di Stato ha scongiurato l’immissione sul mercato di carni nocive per la salute dei consumatori.
Dell’indagine sono titolari i sostituti procuratori della Repubblica Calogero Ferrara e Claudia Bevilacqua, coordinati dal procuratore aggiunto, Dino Petralia. Due i filoni di indagine su Giambruno: da un lato si ipotizzano i reati di concussione, tentata e consumata, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata, dall’altro, per i suoi presunti legami con Salvatore Cataldo, attualmente detenuto e condannato il 15 giugno del 2012 per associazione mafiosa, i Pm procedono per il reato di interposizione fittizia di beni, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare esponenti della famiglia mafiosa di Carini, dal 2005 a tutto il 2013. Ad attivare gli inquirenti, sul finire del 2010, e’ stata una denuncia presentata alla Digos da un veterinario del servizio sanitario pubblico, circa presunte illegalita’ nella gestione del dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp. Intercettazioni telefoniche e ambientali hanno portato a identificare le 29 persone, indagate per reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione, al falso ideologico, alla truffa aggravata fino al commercio di sostanze alimentari nocive. Tra loro numerosi funzionari e dirigenti del dipartimento veterinario, allevatori e amministratori di aziende. L’attivita’ investigativa della Digos ha riguardato i controlli sanitari esperiti dal dipartimento veterinario sulla qualita’ delle carni da destinare. L’ipotesi accusatoria e’ che violando le regole sia stato agevolato un allevatore che voleva vendere capi di bestiame infetti, con un’operazione bloccata dall’avvio delle indagini.
Da intercettazioni risulta che il funzionario avrebbe accolto le doglianze dell’allevatore e avrebbe tentato di favorirlo con la compiacenza di un veterinario suo dipendente. L’azienda zootecnica in questione e’ stata sequestrata dopo che una perizia disposta dalla Procura di Palermo ha confermato la presenza di lesioni infette su alcuni bovini. In altri casi, false certificazioni sarebbero state rilasciate per consentire a una azienda di prodotti dolciari di Carini e a una di prodotti ittici di Lampedusa di esportare all’estero. Il sequestro di beni a carico di Giambruno ammonta ad alcuni milioni di euro e comprende conti correnti e conti deposito titoli intestati al funzionario e a suoi familiari, l’intero capitale sociale e il complesso dei beni aziendali delle societa’ “Penta engineering immobiliare srl” di Palermo, “Unomar srl” di Carini e “Marina di Carini srl” di Palermo, delle quali e’ amministratore unico un congiuto del presidente dei veterinari. Nell’abitazione di Giambruno e nei suoi uffici presso l”Asp e l’Ordine dei veterinari, sono stati acquisiti atti di compravendita di beni mobili e immobili e di cessione di quote societarie, verbali di assemblee societarie, atti costitutivi e statuti di societa’ aventi come ragione sociale la compravendita immobiliare e la vendita di barche da diporto, e varia documentazione bancaria riconducibile ad operazioni finanziarie. Tra le societa’ la piu’ redditizia sarebbe stata la “Penta Engineering Immobiliare srl”, nel cui pacchetto societario figurava sin dalla costituzione Salvatore Cataldo, attraverso la sua societa’ edile operante a Carini. Questo rapporto di cointeressenza societaria sarebbe continuato anche dopo che Cataldo, nel 2006, aveva ceduto le quote della Penta Immobiliare a suo figlio. Numerosi assegni circolari rinvenuti e sequestrati dagli inquirenti attesterebbero che Giambruno si sarebbe fatto garante nei confronti di Cataldo. Tra i numerosi titoli di credito, anche quelli emessi da una societa’ di Carini, riconducibile alla famiglia mafiosa dei Pipitone, con la quale il dipendente pubblico avrebbe concluso un affare immobiliare, e quelli riguardanti l’acquisto per 2.685.575 euro di uno stabilimento nell’agglomerato industriale di Carini, poi rivenduto a terzi per 3.250.000 euro. La trattativa intrapresa dal Salvatore Cataldo sarebbe stata assistita dalla garanzia resa dal funzionario, attraverso assegni del suo conto corrente personale.
