Hans Küng è un famoso teologo svizzero, noto per essere un “dissidente”. Questa moderna definizione è una fortuna, per lui. In altri tempi la qualifica di eretico sarebbe stata molto meno innocua. Küng scrive oggi sulla “Repubblica”(1) di avere formulato un pubblico appello a Papa Francesco “per avviare una discussione libera, non prevenuta, aperta sulla questione dell’infallibilità” papale. E il Papa gli ha risposto personalmente. Nientemeno.
Immaginiamo che un fisico proponga una “discussione libera, non prevenuta, aperta” sulla validità del primo principio della termodinamica. La sua iniziativa sarebbe accolta con semplice compatimento. E – attenzione – quella proposta non sarebbe neppure assurda. Come ha detto Karl Popper, le verità scientifiche sono essenzialmente “falsificabili”, nel senso di verificabili. Se si è in grado di fornire delle prove per smentirle, si ha il diritto di contestare qualunque affermazione scientifica.
Questo diritto invece non esiste nell’ambito religioso. Perché in quel campo non esiste e non è ammessa verifica. Non si può andare dagli ayatollah iraniani a proporre una discussione “libera e non prevenuta” sull’esistenza di Dio, e non perché non siano concepibili “prove” dell’inesistenza di Dio, ma perché la fede in Dio non è sottoposta all’eventuale verifica. Quando Tommaso d’Aquino scriveva la “Summa Theologica” non diceva: “Se mi dimostrate che ho torto abbandono la fede”. Si limitava a spiegare perché gli pareva ragionevole credere, ma sempre col presupposto che ciò che non appariva ragionevole (per esempio la Trinità) era lo stesso vero. “Se non capisco questo fatto ciò significa che la cosa è vera ma supera la mia ragione”. Con Tommaso dunque la discussione non poteva essere libera, aperta, non prevenuta, perché i dogmi erano intangibili. Il teologo avrebbe comunque concluso in linea con la dottrina della Chiesa. Per umiltà, e anche per non finire sul rogo.
Secondo il Devoto-Oli, il dogma è una “verità rivelata da Dio”, e certo non si può dare torto a Dio. Ma questa definizione non è del tutto esatta. Per cominciare, per un’evidente petitio principii, Dio non potrebbe dimostrare l’esistenza di Dio. E comunque la “parola di Dio” è stata forse udita per l’ultima volta da Mosè, sul Sinai. Per il resto la distinzione fra ciò che è dogma (per esempio la costante verginità di Maria) e ciò che non lo è (per esempio il celibato dei preti), è stata stabilita dalla Chiesa, con i suoi concili. Questi si autodefiniscono ispirati dallo “Spirito Santo”, sono dunque gli interpreti della parola di Dio e ciò che stabiliscono non può essere erroneo. E se non può essere erroneo, a fortiori non può essere corretto. La verginità di Maria non può essere messa in discussione, nemmeno riguardo al momento in cui partoriva: “Confiteor… beatae Mariae semper Virgini”, e semper significa sempre. Chi non è d’accordo lasci pure la Chiesa Cattolica.
L’infallibilità papale quando parla ex cathedra è stata dichiarata dogma dal Concilio Vaticano I, nel 1870, e al riguardo nessuna discussione è possibile. Sarà pure stata una suprema imprudenza – non bisogna dimostrarlo a me miscredente – ma il passato è immodificabile. Si può discutere su chi sia il Papa, su che cosa si intende per “parlare” e ancor meglio su che cosa si intende per “ex cathedra”, ma per quanto riguarda l’infallibilità non c’è discussione possibile: significa che il Papa non può sbagliare. Se dice una cosa ex cathedra, quella è. Se afferma che mangiare liquirizia è peccato mortale, da quel momento sarà incontestabilmente peccato mortale.
Ma – a quanto pare – di questo parere non è Papa Francesco. Lo dimostra l’esser disposto ad una discussione “libera, aperta, non prevenuta”. Küng propone di “discutere sul piano teologico […] le diverse questioni sollevate dal dogma dell’infallibilità”, all’interno di una Chiesa “semper reformanda” (come avrebbe detto un certo Martin Lutero), e “Papa Francesco non pone alcuna limitazione”. L’infallibilità può esserci e può non esserci. Chissà, quel dogma magari è un errore. Forse nel 1870 lo Spirito Santo era distratto. Del resto, riferisce Küng, per Francesco “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero” della Chiesa. Probabilmente può risolverle un serio talk show. E comunque, si direbbe, ognuno può pensarla come vuole.
I commenti sono inutili. Chi desidera far male alla Chiesa farebbe meglio a mettere una piccola bomba in S.Pietro. Farebbe meno danni che riuscendo a distruggere la sua dottrina. E comunque Hans Küng non deve essere quel gran teologo che si dice. A che scopo strapazzarsi a contestare l’infallibilità del pontefice, quando basta osservare ciò che dice e fa questo Papa?
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