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Papa Francesco nel Sud Sudan con il primate anglicano Welby

Papa Francesco in visita alla chiesa anglicana All Saints: non è la prima volta che cattolici e anglicani s’incontrano

Papa Francesco andrà nel Sud Sudan, il Paese africano sull’orlo della catastrofe a causa della guerra civile a oltranza tra le fazioni dei due leader, il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar e le due etnie in conflitto

Papa Francesco andrà nel Sud Sudan, il Paese africano  sull’orlo della catastrofe a causa della guerra civile a oltranza tra le fazioni dei due leader, il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar e le due etnie in conflitto. Lo ha annunciato lo stesso Pontefice a conclusione della prima, storica visita, in 200 anni, di “un Vescovo di Roma” – quale Bergoglio è – alla chiesa anglicana “All Saints” di via Del  Babuino nel cuore della città, per una preghiera comune tra cristiani battezzati, per secoli divisi ma ora in cammino verso una possibile unità. Il giovane Stato africano, nato dalla costola del Sudan nel 2011, ricco di petrolio, piange per questa assurda “guerra a pezzi” decine di migliaia di morti, soprattutto  bambini stremati dalla fame, secondo le stime internazionali. Missione umanitaria, sociale, religiosa, dunque, questa guidata dal Papa. Difficile ma possibile. Si tratta  di stabilire tempi e modi. Anche una sola giornata. Papa Bergoglio sa che “la situazione è brutta”. Ma non si tirerà indietro. Non ha paura. Lo ha dimostrato quando è andato nella confinante Repubblica Centrafricana, egualmente turbolenta, per aprire la  Porta Santa  della Cattedrale di Bangui, assoluta anteprima del Giubileo della Misericordia. E  non andrà solo. Ecco l’altra novità. Chiederà  al Primate anglicano di Canterbury, l’arcivescovo  Justin Welby, di andarci insieme, nel segno di quel cammino ecumenico che nell’incontro odierno con i fedeli anglicani  di Roma ha conosciuto momenti significativi di sviluppo, di collaborazione e anche di intensa e sincera commozione. Ad affrontare insieme questo  viaggio come Angeli biblici nel cielo di Juba, la Capitale, ossia Messaggeri di pace per gli uomini, glielo hanno chiesto – ha rivelato Francesco nel rispondere alle domande  dei parrocchiani – tre vescovi del Sud Sudan dell’una e dell’altra tradizione religiosa: un cattolico, un anglicano e un presbiteriano. che operano di comune accordo, così come avviene in tutte le chiese giovani, dell’Africa e dell’Asia. Sì al vescovo di Roma, Papa della Chiesa universale, e all’arcivescovo di Canterbury. “Così abbiamo fatto col patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, andando insieme nell’isola di Lesbo a portare conforto ai profughi”.  Nel Sud Sudan il rischio è il massacro reciproco.
 
Non è la prima volta che cattolici e anglicani s’incontrano. Intensi e frequenti  sono gli incontri con i protestanti, i calvinisti, gli ortodossi di Costantinopoli e della Russia. E’ altresì fitto il dialogo interreligioso con Ebrei e musulmani. Le differenze ci sono, ma bisogna “camminare”. “Non esistono ombre qui, ma sono la gioia di Cristo e il sentiero da percorrere insieme affinché tutti i cristiani siano uniti”, ha detto nel suo benvenuto al Pontefice il cappellano di ‘All Saints’. E – ha aggiunto – “le parole del Pontefice “non saranno mai acquose, pallide e sottili”. E così è stato, anche se nel cammino ecumenico “si fanno due passi avanti e mezzo passo indietro”. Il percorso è sociologico, morale, dottrinale. A questo scopo la Comunità anglicana di Roma si è gemellata con un protocollo firmato con la parrocchia cattolica “Ognissanti” di  Via Appia Nuova. Tra le iniziative varate quella delle due entità di recarsi ogni venerdì alla stazione Ostiense per distribuire la cena agli homeless nel nome di Francesco. Nella splendida chiesa dall’architettura particolare, di intonazione vagamente gotica, sono risuonate le preghiere, la lettura della Lettera di San Paolo ai Corinzi, nella quale l’Apostolo invita “a non perdersi d’animo” malgrado le differenze, le dispute e le controversie. “In due secoli – ha detto il Papa – molto è cambiato”. In questa chiesa, posta tra piazza di Spagna, dove l’8 dicembre di ogni anno il Papa si reca a venerare la Madonna, e quella piazza del Popolo, dove non più tardi di due mesi andò a rifarsi gli occhiali. La chiesa era gremita e all’esterno c’era la folla in attesa all’arrivo e alla partenza: segno evidente di approvazione, di auspicio. Nel tempio, tra le candele accese, gli inni, le preghiere, si sono distinti alcuni cardinali e vescovi,  nonché prelati cattolici di rito bizantino della contigua chiesa di Sant’Atanasio dei Greci. Il parroco, reverendo Jonathan Boardman, la reverenda Dana English, il vescovo Robert Innes, responsabile della Chiesa anglicana in Europa, il suo ausiliare David Hamid e l’arcivescovo David Moxon, rappresentante presso la Santa Sede dell’arcivescovo di Canterbury e direttore del Centro anglicano di Roma, si sono alternati col Papa nella preghiera e nelle invocazioni. Cattedratici, chierici, diaconi, studenti e intere famiglie, anche di colore, che fanno capo a “All Saints”, con i bambini, sono stati salutati da Francesco con particolare affetto, così come i tanti anziani, e alcuni invalidi ai quali è andato incontro. Momenti significativi lo scambio del “segno di pace” e la recita del “Padre Nostro”. A suggello l’unzione del quadro che rappresenta Gesù Cristo Salvatore, un bellissimo viso tra gotico e bizantino, opera del pittore  Ian Knowles , al quale è stata espressamente commissionata. Per il Papa, doni semplici e familiari, come marmellate e dolci fatti in casa e anche 50 Bibbie che saranno consegnate a nome di Papa Francesco a  ragazze recuperate dalla strada da suore anglicane che si sono dedicate a quest’opera. Francesco ha contraccambiato con medaglie del suo Pontificato.