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Cronache

Papa Francesco ha scritto ai miscredenti. Poiché ne faccio parte, sono autorizzato a rispondere. Il testo(1) della lettera è estremamente lungo - supera le 2.700 parole - ma di esse circa 2.600 descrivono la concezione che il credente cattolico ha della sua religione. Cosa che in un miscredente non può che suscitare un moderato interesse. Né hanno valore probante i continui richiami ai Vangeli: perché se per i miscredenti avessero valore, non sarebbero miscredenti. Si tratta in effetti di una stupefacente petitio principii. Tutta questa parte è caduca, dal punto di vista apologetico. Infatti basta chiedersi: “Che ne penserebbe qualcuno che non crede in Dio?” Scalfari pare abbia chiesto se Dio perdona, e ciò dimostra che non ha il diritto di parlare a nome dei miscredenti. Infatti, in tanto si può chiedere come si pensa che Dio agirà, in quanto si creda in Lui. E c’è chi in Dio non crede. In secondo luogo, Scalfari vuol sapere se Dio perdona e con ciò dà per scontato che Egli si occupi degli uomini, che premi e che condanni: ma queste sono concezioni cristiane. Per Aristotele, che pure Tommaso d’Aquino quasi venerava, Dio non si occupava affatto delle faccende umane.

Anche per questo verso Scalfari è un miscredente di carta velina. Dal momento che la domanda di Scalfari non ha molto senso, non rimane che esaminare il punto di vista del Papa. Francesco spiega ai miscredenti: “Premesso che la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza”. È triste doverlo ammettere, ma dal punto di vista della dottrina cristiana queste quarantanove parole nel Concilio di Trento avrebbero fatto esclamare: “Anathema sit!”. È vero che per i cristiani la misericordia di Dio non ha limiti, ma se per salvarsi bastasse obbedire alla propria coscienza, l’intera religione sarebbe inutile. Per cominciare, è dogma di fede il peccato originale ed esso non è uno scherzo: per mondarcene non solo è stato necessario che Gesù morisse sulla croce, ma è indispensabile il battesimo.

La dottrina insegna infatti che, in caso di pericolo di vita, anche un laico può battezzare un neonato, per evitargli di finire all’Inferno. Infatti dopo la morte Gesù scese agli Inferi (fa parte del “Credo”) per portare in paradiso le persone eccellenti che lì soffrivano, condannate per l’unica colpa di essere nate prima del Redentore e di non essere state battezzate. In secondo luogo i peccati non si cancellano “col cuore sincero e contrito”, perché ciò basta ai protestanti (che infatti non hanno il sacramento della confessione) ma non ai cattolici, che devono chiedere l’assoluzione. Né è vero che “il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza”. Il peccato c’è quando la Chiesa dice che c’è. All’Inquisizione non bastava che l’eretico fosse in buona fede o volesse addirittura migliorare la Chiesa, per assolverlo. Si legga l’orrenda storia di Jan Hus. Per ben capire il problema, basta sapere che un “dogma” non è un mistero, come tanta gente crede: è, per la Chiesa, una verità che non si ha il diritto di mettere in dubbio. Nemmeno in buona fede. Pena l’esclusione dalla Salvezza. Chi crede a tutta la dottrina della Chiesa ma dopo Auschwitz non crede che Dio si occupi di ciò che avviene sulla Terra, nega la Divina Provvidenza ed è eretico. Chi non crede nella contemporanea unicità e trinità di Dio è eretico. Chi non crede che il corpo della Madonna sia stato assunto in cielo, è eretico. Chi non crede nel peccato originale è eretico. Chi non crede nella resurrezione dei corpi, è eretico. Inutile continuare. Il cristianesimo ha una morale ma non è una morale: è una religione. Ha una dottrina inflessibile e immodificabile perché ispirata, ne varietur, dallo Spirito Santo. Essa condiziona la Salvezza all’obbedienza al magistero della Chiesa. Se poi Dio, nella sua misericordia, vorrà accogliere accanto a sé anche un miscredente, è libero di farlo; ma per la dottrina della Chiesa, contrariamente a ciò che sembra affermare il Papa, non può che trattarsi di un’eccezione.

Gianni Pardo

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