Papa Francesco ha chiuso formalmente il sinodo sulla famiglia: “E’ stato faticoso, ma è stato un vero dono di Dio, che porterà sicuramente molto frutto“, ha detto al termine dell’Angelus. Durante la messa nella basilica di San Pietro, Bergoglio ha ammonito i vescovi dalla tentazione di imporre “tabelle di marcia” al popolo: “Oggi – dice – è tempo di misericordia” perché “le situazioni di miseria e di conflitto sono per Dio occasioni di misericordia”. In vista di questo impegno, Bergoglio raccomanda di evitare quella che definisce “fede da tabella”: “Possiamo camminare con il popolo di Dio, ma abbiamo già la nostra tabella di marcia, dove tutto rientra: sappiamo dove andare e quanto tempo metterci; tutti devono rispettare i nostri ritmi e ogni inconveniente ci disturba”.
Il Sinodo sulla famiglia ha visto Bergoglio molto criticato per le sue posizioni ritenute “troppo morbide”, è ancora giallo sulla lettera firmata da 13 cardinali in cui si criticava il metodo di lavoro del Papa e dei padri sinodali. A conclusione di queste giornate, si può constatare che il Sinodo non ha apportato alcun epocale cambiamento alla linea della Santa Sede, molto timide le concessioni, tra l’altro accettate a stento. Lo dimostra il documento finale del sinodo, votato dall’assemblea con una maggioranza quasi strappata. Il punto più saliente è stato quello relativo ai divorziati risposati: Sono 178 i voti a favore del paragrafo che parla della comunione per chi vive seconde nozze (i “sì” richiesti per raggiungere la maggioranza qualificata sono 177). Cade così il divieto assoluto di comunione per i divorziati, a favore di un importante riconoscimento anche del secondo matrimonio. Ampia invece la maggioranza sul passaggio che chiede attenzione e rispetto per gli omosessuali, seppure si è bocciata ogni possibile apertura alle unioni gay.
Il tema della famiglia è sempre stato caro a Bergoglio: sin dall’inizio del suo pontificato, infatti, ha portato alla ribalta i temi delle famiglie ferite. E anche nell’omelia di commiato dal sinodo ha invocato attenzione sulle situazioni concrete dei fedeli. “Gesù – ha detto – mostra di voler ascoltare le nostre necessità. Desidera con ciascuno di noi un colloquio fatto di vita, di situazioni reali, che nulla escluda davanti a Dio”. La sua attenzione va soprattutto ai poveri, ai disagiati, a chi si sente escluso dalla società. Il popolo di Dio “è una famiglia di famiglie”, la sua idea di famiglia è appunto quella di un posto in cui “chi fa fatica non si trova emarginato, lasciato indietro, ma riesce a stare al passo con gli altri, perché questo popolo cammina sul passo degli ultimi; come si fa nelle famiglie, e come ci insegna il Signore, che si è fatto povero con i poveri, piccolo con i piccoli, ultimo con gli ultimi. Non lo ha fatto per escludere i ricchi, i grandi e i primi, ma perché questo è l’unico modo per salvare anche loro, per salvare tutti”.
Scegliere la famiglia come tema del Sinodo è stata un’idea coraggiosa per Papa Francesco, soprattutto in questo periodo di così grandi cambiamenti riguardo i matrimoni civili per gli omosessuali e i diritti per le coppie di fatto, e lo è ancora di più se parliamo dell’Italia, già così fortemente criticata per il duo rifiuto nel riconoscere tali diritti. Le speranze per questo incontro erano alte e si credeva, se non in un riconoscimento pieno, per lo meno in un’apertura moderata da parte del mondo ecclesiastico. Si può dire che il Sinodo si sia concluso con un “nulla di fatto”, da questo punto di vista: il fatto che la Chiesa abbia riconosciuto dignità e rispetto a coppie gay e di fatto è molto importante, ma non vi potrà mai essere un riconoscimento de facto, se manca un riconoscimento de iure, e questo Bergoglio lo sa bene. Il passaggio successivo potrebbe essere quello di comprendere che famiglia non è per forza un’istituzione canonica composta esclusivamente da padre-madre, ma un posto dove trovare affetto, sostegno, amore, inclusione.

