Mario Calabresi fa un altro passo verso la possibile candidatura a sindaco di Milano. L’annuncio formale ancora non c’è, così come resta da definire il percorso con cui il centrosinistra arriverà alla scelta del candidato per Palazzo Marino. Ma nelle parole pronunciate domenica 20 settembre tra Faenza e Parma il giornalista è andato oltre la “rispettosa attesa” delle scorse settimane: “Sì, voglio provare a impegnarmi”.
Intervistato dal direttore del Post Francesco Costa durante Talk a Faenza, Calabresi ha spiegato che il suo nuovo libro, “Le voci degli altri”, non nasce come strumento per preparare una campagna elettorale. Semmai, ha sostenuto, è accaduto il contrario: le riflessioni maturate lavorando al volume lo avrebbero portato a interrogarsi sulla possibilità di un impegno diretto. “Volevo provare a fare una cosa diversa. Volevo provare a impegnarmi”, ha detto.
Calabresi: “Milano sento che mi chiama in modo forte”
Poche ore dopo, al Festival di Open a Parma, il messaggio è diventato ancora più esplicito. “Ho iniziato a dire che posso provare a mettermi in gioco e Milano sento che mi chiama in modo forte”, ha spiegato Calabresi. Nessuna accelerazione, invece, sulla modalità con cui questa disponibilità potrebbe tradursi in una candidatura. “Le elezioni sono lontane, mancano mesi, abbiamo bisogno di un percorso ordinato e pulito e quando si chiarirà ognuno dirà in che modo”, ha aggiunto. Una linea coerente con quella tenuta nelle ultime settimane. Dopo aver lasciato i propri incarichi in Be Water e Chora Media, realtà che aveva contribuito a fondare, Calabresi aveva spiegato di volersi rendere libero per intraprendere una nuova strada. Alla Festa dell’Unità di Milano aveva poi ribadito che, con le comunali previste nel 2027, non c’era ragione di forzare i tempi.
Casa, asili e socialità: i primi temi messi sul tavolo
Calabresi ha intanto iniziato a indicare alcuni dei temi sui quali immagina possa concentrarsi una proposta per Milano. La parola da rimettere al centro, ha spiegato, è “cura”. Il primo nodo è quello della casa e, in particolare, delle difficoltà incontrate dai giovani tra i 25 e i 40 anni nel continuare a vivere in città. “Studiano, fanno l’università e hanno il problema su come rimanere in quella città. Gli affitti sono inavvicinabili”, ha osservato.
Accanto all’abitare ci sono i servizi alle famiglie, a partire dagli asili nido: per Calabresi non è sostenibile una città con “2mila posti di lista d’attesa”. E c’è il tema degli spazi di aggregazione: Milano, ha aggiunto, deve costruire un sistema nel quale possa esistere “anche una socialità che non sia a pagamento”. Sono indicazioni che si aggiungono alle parole pronunciate alla Festa dell’Unità, dove Calabresi aveva collocato esplicitamente la propria storia e i propri valori nel centrosinistra, rivendicando gli aspetti delle amministrazioni Pisapia e Sala che a suo giudizio andrebbero preservati pur nella necessità di innovare.
Calabresi contro Meloni: “Sul tetto agli stranieri rincorre Vannacci”
A Parma Calabresi è intervenuto anche sul tema dell’immigrazione e della presenza di alunni stranieri nelle scuole, criticando la proposta richiamata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di fissare un limite alla loro presenza nelle classi. Secondo Calabresi, una misura di questo tipo rischierebbe di obbligare a “smontare” alcune classi e a spostare i bambini fuori dal proprio quartiere. Il giornalista ha parlato di una “rincorsa a Vannacci”, sostenendo che la soglia del 30% finisca per diventare una sorta di limite psicologico alla presenza di studenti stranieri.
Calabresi ha citato il caso della scuola del quartiere milanese in cui è cresciuto, dove, secondo quanto ha raccontato, oggi 107 studenti su 108 sono figli di stranieri. Una realtà che ha detto di avere frequentato a lungo nell’ultimo anno e che ha descritto non come un ghetto, ma come una scuola caratterizzata da un forte lavoro di integrazione.


