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Parità di genere, il soffitto di cristallo resiste: uno su due vede le donne penalizzate nei ruoli manageriali

Il 56% degli italiani ha visto segnali di arretramento; tra i giovani la quota sale al 69% e al 66% tra le occupate

Parità di genere, il soffitto di cristallo resiste: uno su due vede le donne penalizzate nei ruoli manageriali
Foto generata dall’IA

Il 50% degli italiani ritiene che le donne siano penalizzate nell’accesso ai ruoli manageriali. Le disparità riguardano anche stipendi, assunzioni e congedi. Più della metà del campione ha osservato segnali di arretramento, con percentuali ancora più alte tra giovani e donne occupate.

Il 56% segnala regressioni e la richiesta più forte riguarda la parità salariale

L’accesso ai ruoli di responsabilità raccoglie la percentuale più alta: il 50% ritiene che il genere penalizzi soprattutto le donne. La quota sale al 55% tra le donne, cinque punti sopra il dato complessivo.

Il 49% individua una penalizzazione per chi utilizza il part-time o i congedi. Seguono le assunzioni, indicate dal 42%, la retribuzione fissa e quella variabile, entrambe al 39%, e l’assegnazione di compiti o progetti complessi e strategici, al 37%.

Tra le donne occupate, il dato sulle assunzioni sale al 47%. La penalizzazione percepita raggiunge il 46% per lo stipendio base e il 41% per premi, bonus e incentivi.

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Le penalizzazioni percepite a carico delle donne nel mercato del lavoro italiano

Il 56% degli italiani afferma di avere osservato negli ultimi dodici mesi situazioni o episodi che fanno pensare a un arretramento. L’11% li ha notati spesso, il 31% qualche volta e il 14% raramente. Il 32% considera stabile la situazione e il 12% non esprime una valutazione.

La percezione cresce tra le generazioni più giovani. Tra i 18 e i 34 anni arriva al 69%, tredici punti sopra il dato nazionale. Raggiunge il 62% tra le donne e il 66% tra le donne occupate.

Parità di genere, il soffitto di cristallo resiste: uno su due vede le donne penalizzate nei ruoli manageriali
La percezione di un arretramento della parità di genere negli ultimi dodici mesi

La richiesta più frequente riguarda la parità salariale, indicata dal 48%. Tre interventi raccolgono il 30%: più donne occupate ed economicamente indipendenti, maggiore equità nei congedi di maternità e paternità, più educazione alla parità di genere nella scuola.

Il 25% chiede un maggiore impegno degli uomini nei compiti di cura familiare. La riduzione della precarietà e del part-time involontario per le donne è scelta dal 24%; l’aumento della presenza femminile nella leadership aziendale dal 23%. Il 21% domanda maggiore rispetto nel linguaggio pubblico, il 14% più donne nella politica e nelle istituzioni, il 9% un maggiore equilibrio nella rappresentazione di genere nei media e nella pubblicità.

Tra le donne la parità salariale sale al 51% e l’aumento dell’occupazione femminile al 33%. L’equità nei congedi raggiunge il 35% tra gli uomini, mentre il maggiore impegno maschile nei compiti di cura arriva al 31% tra le donne occupate.

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La responsabilità principale viene attribuita allo Stato e alle istituzioni pubbliche, dai quali il 66% si aspetta un contributo più attivo. Datori di lavoro e aziende seguono al 65%, le organizzazioni sindacali al 58%, scuola e insegnanti al 55%.

Servizi sociali e terzo settore raggiungono il 51%, la stessa percentuale assegnata alle piattaforme digitali e ai social media. Il 50% chiede maggiore impegno a colleghi e colleghe; il 46% coinvolge familiari e amici.

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I soggetti chiamati dagli italiani a contribuire più attivamente alla parità di genere

La rilevazione è stata condotta da SWG con Valore D dall’8 al 10 aprile 2026, attraverso un sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni. I risultati sono contenuti nel Radar SWG pubblicato nella settimana dal 6 al 12 luglio 2026, ma la raccolta delle risposte risale ad aprile.

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