Il 50% degli italiani ritiene che le donne siano penalizzate nell’accesso ai ruoli manageriali. Le disparità riguardano anche stipendi, assunzioni e congedi. Più della metà del campione ha osservato segnali di arretramento, con percentuali ancora più alte tra giovani e donne occupate.
Il 56% segnala regressioni e la richiesta più forte riguarda la parità salariale
L’accesso ai ruoli di responsabilità raccoglie la percentuale più alta: il 50% ritiene che il genere penalizzi soprattutto le donne. La quota sale al 55% tra le donne, cinque punti sopra il dato complessivo.
Il 49% individua una penalizzazione per chi utilizza il part-time o i congedi. Seguono le assunzioni, indicate dal 42%, la retribuzione fissa e quella variabile, entrambe al 39%, e l’assegnazione di compiti o progetti complessi e strategici, al 37%.
Tra le donne occupate, il dato sulle assunzioni sale al 47%. La penalizzazione percepita raggiunge il 46% per lo stipendio base e il 41% per premi, bonus e incentivi.

Il 56% degli italiani afferma di avere osservato negli ultimi dodici mesi situazioni o episodi che fanno pensare a un arretramento. L’11% li ha notati spesso, il 31% qualche volta e il 14% raramente. Il 32% considera stabile la situazione e il 12% non esprime una valutazione.
La percezione cresce tra le generazioni più giovani. Tra i 18 e i 34 anni arriva al 69%, tredici punti sopra il dato nazionale. Raggiunge il 62% tra le donne e il 66% tra le donne occupate.

La richiesta più frequente riguarda la parità salariale, indicata dal 48%. Tre interventi raccolgono il 30%: più donne occupate ed economicamente indipendenti, maggiore equità nei congedi di maternità e paternità, più educazione alla parità di genere nella scuola.
Il 25% chiede un maggiore impegno degli uomini nei compiti di cura familiare. La riduzione della precarietà e del part-time involontario per le donne è scelta dal 24%; l’aumento della presenza femminile nella leadership aziendale dal 23%. Il 21% domanda maggiore rispetto nel linguaggio pubblico, il 14% più donne nella politica e nelle istituzioni, il 9% un maggiore equilibrio nella rappresentazione di genere nei media e nella pubblicità.
Tra le donne la parità salariale sale al 51% e l’aumento dell’occupazione femminile al 33%. L’equità nei congedi raggiunge il 35% tra gli uomini, mentre il maggiore impegno maschile nei compiti di cura arriva al 31% tra le donne occupate.

La responsabilità principale viene attribuita allo Stato e alle istituzioni pubbliche, dai quali il 66% si aspetta un contributo più attivo. Datori di lavoro e aziende seguono al 65%, le organizzazioni sindacali al 58%, scuola e insegnanti al 55%.
Servizi sociali e terzo settore raggiungono il 51%, la stessa percentuale assegnata alle piattaforme digitali e ai social media. Il 50% chiede maggiore impegno a colleghi e colleghe; il 46% coinvolge familiari e amici.

La rilevazione è stata condotta da SWG con Valore D dall’8 al 10 aprile 2026, attraverso un sondaggio CAWI su un campione rappresentativo nazionale di 800 maggiorenni. I risultati sono contenuti nel Radar SWG pubblicato nella settimana dal 6 al 12 luglio 2026, ma la raccolta delle risposte risale ad aprile.

