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Perugia, essere gay è una colpa. Bufera sul compito in classe

Fabio Fabretti

 

 

omofobia

L’omosessualità come colpa, accostata all’omicidio, agli stipendi rubati, all’aborto ed addirittura alla guerra. È bufera a Perugia per un questionario somministrato agli studenti da uno dei tre insegnanti del Liceo Mariotti. I ragazzi erano invitati ad esprimere in ordine di gravità le colpe in cui può incappare l’essere umano tra una serie di voci presenti nel foglio consegnato in classe. Insieme al non andare alla messa, all’infanticidio, allo spaccio di droga, all’evasione del fisco e ad altri comportamenti viene messa anche l’omosessualità. La polemica è presto fatta con la foto del questionario finita su Facebook e l’intervento dell’Arcigay perugina che ha duramente attaccato il comportamento dell’insegnante di religione: «Di certo – si legge in una nota di Omphalos Arcigay Arcilesbica – la richiesta di esprimere un voto alla “colpa” di essere omosessuali, all’utilizzo del preservativo o ai rapporti prematrimoniali contribuisce ad allontanare i ragazzi da una scoperta di sé e dell’altro civile e responsabile. «Che obiettivi specifici didattici si è prefisso questo docente? – chiede l’associazione nella nota – E quali sono gli indicatori del raggiungimento degli stessi? Un adulterio non continuato senza metodi contraccettivi?

A dimostrazione della scarsa attenzione alla consapevolezza civile e sociale, vi è, inoltre, la frivolezza con la quale è stata inserita la tematica delle malattie sessualmente trasmissibili, il cui contagio viene enucleato nell’elenco come peccato di competenza religiosa, preceduta da un’altra riga: metodi contraccettivi, facendo presupporre l’esclusione automatica delle persone sieropositive da una regolare e protetta vita sessuale, alimentando un potenziale bacino di emarginazione per questi ultimi, oltre all’evidente intento di dissuadere i giovani dall’utilizzo di condom, arma indiscutibile contro l’HIV». Nel frattempo il preside del Mariotti Filippo Vincenzo Maiolo ha annunciato che verificherà personalmente la fondatezza dell’episodio ma nega che nel suo istituto ci possa essere stata una qualsiasi forma di chiusura nei confronti dell’omosessualità. Secondo quanto raccontato da ex studenti della scuola non sarebbe la prima volta che il questionario viene distribuito in classe. I fatti si sarebbero svolti così. Il questionario è stato consegnato ai ragazzi che frequentano l’ultimo anno. Nel consegnarlo l’insegnante di religione avrebbe spiegato che si trattava di un estratto di una ricerca sociologica di molti anni prima. Avrebbe anche avvertito come la voce omosessualità fosse del tutto inopportuna in quella lista. Insomma si sarebbe trattato solo di un modo per aprire un dibattito più che altro sulle voci come aborto e suicidio. E far partire una discussione sul concetto di bene e di male all’interno di un gruppo di diplomandi che hanno una concezione inevitabilmente molto diversa sul tipo di gravità delle colpe inserite nel questionario. Una spiegazione che però non convince l’Arcigay.