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Picchiò la figlia per “disonore”, pena ridotta per un papà islamico

Clamorosa sentenza della Corte di Cassazione. Il giudice della prima sezione penale della Suprema Corte ha detto no all’aggravante dei futili motivi per un padre islamico che aveva tentato di uccidere la figlia. La ragazza, all’epoca ancora minorenne, aveva avuto rapporti sessuali con un ragazzo italiano. L’uomo, di origine egiziana, accusato di tentato omicidio ai danni della figlia, era stato condannato a 7 anni dalla Corte d’Appello di Milano.

A scatenare la furia dell’uomo, scrive Blitz Quotidiano, era stata inizialmente una fotografia che ritraeva la figlia, allora 17enne, in atteggiamenti intimi con il fidanzato, un ragazzo italiano. La figlia aveva ammesso, durante una discussione con il padre, di non essere piu’ vergine. La mattina dopo, secondo l’accusa, l’uomo aveva cercato di soffocare la figlia con un sacchetto di plastica, ma la ragazza era riuscita a scappare.

Si legge nella sentenza: “Nel caso in esame l’imputato ha agito perché si è sentito disonorato dalla figlia, la quale non solo aveva avuto rapporti sessuali senza essere sposata e da minore, ma aveva avuto tali rapporti con un giovane di fede religiosa diversa, violando quindi anche i precetti dell’Islam. Per quanto i motivi che hanno mosso l’imputato non siano assolutamente condivisibili nella moderna società occidentale gli stessi non possono essere definiti futili, non potendosi definire né lieve né banale la spinta che ha mosso l’imputato ad agire”. Sarà ora istituito un nuovo processo d’appello nel quale i giudici dovranno riesaminare il caso limitatamente alle contestate aggravanti dei futili motivi e della premeditazione.