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Cronache

 

pistorius processo 1 500

Primo giorno a casa per Oscar Pistorius, l'atleta sudafricano che ha ucciso la sua fidanzata, la notte di San Valentino, e al quale ieri e' stata concessa la libertà provvisoria. Dopo otto giorni in cella e quattro udienze cariche di tensione, Pistorius - che e' in liberta' vigilata grazie a una cauzione di circa 85mila euro - e' tornato a casa; ma impossibilitato a rientrare nella villa di Silver lake, teatro della tragedia, ha trascorso la prima notte a casa dello zio, Arnold, il componente della famiglia che per primo affronto' la stampa il giorno dopo l'omicidio.

Tornera' in aula nei prossimi mesi, a partire dal 4 giugno, per affrontare il processo in cui, per bene che gli vada, potra' ottenere una condanna per omicidio preterintenzionale: lo stesso suo team legale e' stato costretto ad ammettere che non riuscira' a salvare Blade Runner dalla prigione perche' non potra' invocare la legittima difesa. Ma adesso -scrivono i media sudafricani- vorrebbe incontrare la famiglia di Reeva.

Pistorius sostiene di aver ucciso la ragazza per sbaglio, pensando che fosse un ladro. I genitori di lei non sembrano convinti. L'atleta, un eroe nazionale in Sudafrica, è difeso da un team di primo livello: Barry Roux, e' un pezzo da '90, la cui esperienza, decisione e abilità si sono viste mercoledi' nella raffica di domane al detective a cui era stata affidata l'indagine, Hilton Botha; e Kenny Oldwage, che di recente ha difeso con successo l'uomo che, ubriaco, era alla guida dell'auto coinvolta nell'incidente in cui mori' una bis-nipote di Nelson Mandela, Zenani, un0'adolescente di 13 anni.

"Ci sono solo due persone che sanno cosa successe quella notte, Oscar e il Signore", ha detto il padre della ragazza, Barry Steenkamp, al quotidiano in lingua afrikaans Beeld. "Non importa quanto ricco sia e quanto incisivo il suo team legale. Deve vivere con la sua coscienza se consentira' ai suoi avvocati di mentire al suo posto". E ancora: "Se dice la verita' un giorno forse potro' perdonarlo. Ma se non e' andata come dice lui, deve soffrire. E soffrira', solo lui sa quanto". La famiglia di Pistorius ha inviato fiori e una lettera alla famiglia di Reeva, che e' ancora in lutto. I due fratelli di Pistorius -il maggiore Carl, e la minore, Aimee- lo hanno fatto capire anche durante l'udienza di venerdi': "Prego incessamente per la famiglia di Reeva come chiesto da mio fratello e prego per mio fratello", ha scritto Carl, fervente cattolico, su Twitter. "Oggi la famiglia di Reeva e' nei miei pensieri", ha twittato la sorella. "Dovro' abituarmi a vivere senza di lei", ha aggiunto la madre, June, "e ora che tutto le e' stato portato via in un modo cosi' violento, vogliamo solo sapere la verita'".

Nei giorni scorsi, il suo allenatore aveva anticipato che riprendersi ad allenarsi, per poter mantenere corpo e mente sgomberi dai pensieri e dunque affrontare al meglio il prossimo processo. Oltre a non poter lasciare il Paese e ad aver consegnato il suo passaporto, dovra' presentarsi due volte a settimana nel commissariato di Brooklyn, a Pretoria, e non potra' assumere alcol ne' alcun tipo di sostanza proibita.

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