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Cronache
letizia marcantonio rossana 500

Sono passati 22 anni da quando Letizia Marcantonio ha perso la figlia Rossana, uccisa brutalmente dal suo fidanzato. La donna non ha mai visto uno straccio di risarcimento danni, mentre l'assassino durante i dodici anni di carcere è riuscito a laurearsi in ingegneria.
 

Oggi lavora presso il padre, si è sposato ed ha anche comprato una casa a Piacenza, nella stessa provincia dove vive Letizia. Una donna forte e coraggiosa che per andare avanti, all'età di 70 anni, è costretta ad andare a fare le pulizie presso alcune famiglie. Consapevole che ancora oggi poco o niente sia stato fatto per le vittime di delitti efferati come quello della sua Rossana. «Una storia che non è ancora finita, visto che sono ancora in causa per ottenere il risarcimento dalla persona che ha ucciso mia figlia. Ai familiari spettavano 600.000 euro più gli interessi ma a quanto l'assassino nonostante viva in condizioni agiate, sta facendo di tutto per tirare le cose per le lunghe. I miei avvocati hanno qualche remora a far pignorare l'abitazione o lo stipendio. Ma qui siamo di fronte ad una persona a cui sono stati scontati degli anni di carcere perché all'epoca dei fatti era “molto giovane”. E perché mia figlia quando è morta non era troppo giovane? Lui in carcere ha avuto tutte le possibilità di laurearsi, oggi lavora per il padre e si può dire si sia realizzato. Impedendo invece a mia figlia di vivere e di poter costruire i suoi sogni».

LA TRAPPOLA - Rossana Jade Wade aveva 19 anni. Lavorava in un centro anziani di Chiavarelle della Colomba. Ma era un impiego temporaneo, a breve avrebbe fatto il concorso per entrare in Polizia. Il fidanzato aveva un anno più di lei. Lui aveva detto alla ragazza ed anche alla madre che sarebbe partito per gli Stati Uniti. E invece la sera del 2 marzo 1991, invece di imbarcarsi come annunciato, attende Rossana fuori dal posto di lavoro. La porta a cena a Salsomaggiore. E poi scatta quella che a tutti gli effetti sembra una trappola. La giovane viene strangolata e il cadavere verrà ritrovato in un casello ferroviario abbandonato del piacentino. «Credo che mia figlia avesse scoperto qualcosa di grave su di lui, legato probabilmente alla droga. Non escludo comunque che ad ucciderla siano state anche altre persone. Di sicuro c'era anche lui. Forse temeva che mia figlia avrebbe parlato, anche per il fatto che stava per entrare in Polizia. Il ragazzo si è sempre professato innocente. Ma io ho sempre avuto problemi con lui. Una volta, quando aveva 18 anni, mi aveva minacciato di morte. Mi vedeva come un ostacolo per i disegni che aveva in testa, solo che mia figlia se ne era perdutamente innamorata e dunque era riuscito ad avere libertà di manovra. Lui si è fatto solo 12 anni di carcere, è uscito nel 2003. La vita di mia figlia vale solo questo?».

LASCIATI SOLI - Letizia sta conducendo una battaglia affinché si tutelino maggiormente le vittime dei femminicidi ed il 3 giugno parteciperà a Roma ad una grande manifestazione: «Ogni volta che sento di una ragazza uccisa mi si rinnova il dolore, mi viene la febbre. Perché so che altri genitori rivivranno il mio dolore. Lo Stato ti lascia sola. Anche nel momento del riconoscimento del cadavere dovrebbe essere presente uno psicologo. Il giorno che andai a vedere il corpo di mia figlia c'era solo un carabiniere. Svenni. Quando mi risvegliai mi accorsi che mi era stato fatto firmare il modulo di riconoscimento mentre non ero cosciente. Occorre un supporto psicologico. Dopo questo lutto sono stata molto male ed anche il mio ex marito e l'altro mio figlio hanno avuto ripercussioni di vita gravissima. Sono traumi che non si dimenticano e che lasciano scorie pesantissime. Per questo è inaccettabile trovarsi e sentirsi completamente abbandonati e con la possibilità di incontrare per strada l'assassino di un tuo caro»


UNO STRANO INCIDENTE - Oltre a non aver mai saputo la verità fino in fondo su cosa sia accaduto quella terribile sera c'è anche un altro giallo. Quello della morte dell'avvocato Carlo Tassi, legale di Letizia Marcatoni. Un personaggio conosciutissimo per essere stato per molti anni deputato del Movimento Sociale Italiano. Nel 1994 muore per un incidente stradale sull'autostrada Roma-Firenze tra Attigliano ed Orvieto. La sua Mercedes finì addosso contromano ad una Alfa Romeo 164: perse la vita anche il conducente dell'altra vettura. Una dinamica che non ha mai convinto la mamma di Rossana: «Io credo sia stato ucciso. Non è possibile che possa essere morto in quel modo. Aveva una percentuale di cause vinte dell'82%, se avessi avuto lui oggi come avvocato avrei già ottenuto il risarcimento. Non so se la sua morte possa essere collegata all'omicidio di mia figlia, ma sono davvero convinta che non si sia trattato di un incidente».

 Fabio Frabetti

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