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Cronache

In Italia i casi di violenza nei confronti degli psichiatri sono in aumento, tuttavia dalle casse dello Stato non arrivano che tagli lineari. È questa la denuncia di Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di Psichiatria (Spi) commentando la notizia della psichiatra uccisa a Bari questa mattina da un suo paziente che le ha inferto 28 coltellate mentre era a lavoro presso il Servizio di igiene mentale in via Tenente Casale, nel rione Libertà del capoluogo pugliese. “È cresciuta la violenza ai danni degli psichiatri – spiega Mencacci -. Abbiamo avuto altri casi clamorosi di medici uccisi a colpi di balestra, colleghe con il cranio sfondato a colpi di martello o di pistola. Gli psichiatri hanno dato il loro contributo di sangue, sono dei caduti sul lavoro, come nelle missioni di pace”.

Secondo Mencacci, sono in tanti a lavorare “in condizioni  di trincea con scarsa protezione e sicurezza” e punta il dito contro i tagli alla sanità. “Di fronte ad una crescita esponenziale di bisogno di salute mentale – spiega -, occorre un investimento di risorse nell’area dei servizi psichiatrici. Investimenti che non solo non si sono visti, ma che sono stati a loro volta soggetti a tagli lineari, come per tutta la sanità. Da tempo diciamo che, proprio in tempi di difficoltà, i tagli lineari per la salute mentale aumentano il bisogno nella popolazione”. Bisogno che per Mencacci ha raggiunto cifre importanti, “con più del 35 per cento della popolazione che soffre di disturbi psichici”, mentre nei servizi si registra una “riduzione del numero di risorse umane che produce a sua volta una riduzione dei livelli di lavoro in sicurezza”.

A mancare, per Mencacci, è un “piano strutturale e gestionale per cui gli operatori possano lavorare in sicurezza”, facendo diventare centri territoriali e pronto soccorso “il terminale ultimo di tutto un problema di questi anni”, che non riguarda unicamente persone con patologie psichiatriche, anzi. Per Mancacci, infatti, il fenomeno “violenza” ha visto un incremento diffuso. “Negli ultimi decenni siamo di fronte ad un aumento generale della violenza nella popolazione generale – spiega Mencacci -. Ma il problema della violenza è di comportamento, riguarda tutte le articolazioni della società e molto spesso non è legato a patologie psichiche. Siamo di fronte ad atti delittuosi di persone che sanno molto bene tutto ciò che fanno, tant’è vero che solo il 5 per cento di tutte le persone che commettono reati viene dichiarato incapace di intendere e di volere. Ma noi non siamo quelli che devono rispondere a problematiche di aggressività e di violenza che non hanno una connotazione psichiatrica e spesso viene fatta confusione. Quello che chiediamo è di poter lavorare in sicurezza, non possiamo essere carne da macello”.

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