A- A+
Cronache

 

antonio castoroAntonio Castoro

di Fabio Frabetti

Un francobollo, un assegno e un cartoncino. È bastato questo a fermare la vita lavorativa e sociale di Antonio Castoro, un carabiniere che da molti anni sta lottando per far valere le sue ragioni. Un'altra di quelle storie che ci conferma come all'interno dell'Arma si siano consumati negli ultimi decenni casi di mobbing, vessazioni e allontanamenti per futili motivi.

RADIATO PER UN FRANCOBOLLO - Nel 1999 Antonio viene radiato per peculato: il gravissimo fatto di cui si era macchiato sei anni prima era stato solo quello di spedire una lettera con il timbro di franchigia postale e non con il classico francobollo. Ma forse quella era solo una scusa dopo che il carabiniere aveva scoperto strani affari dell'allora comandante legati ai lavori per lo stabile della caserma: «Il mio legale, per quieto vivere, decise di patteggiare: il pm voleva “regalarmi” tre anni e due mesi di carcere. Fu un errore molto grave: 12 anni e mezzo di vita nell'arma e tutti i sacrifici svanirono nel nulla come se niente fosse. Si può essere espulsi per una lettera?». Per quattro anni Castoro battaglia a pieno ritmo contro quella che ritiene un' ingiustizia e finalmente nel dicembre del 1999 il Tar del Lazio accoglie il suo ricorso: può tornare a lavorare. Solo che in maniera inspiegabile lo rimandano in servizio nella stessa amministrazione che era stata condannata dal tribunale a risarcirlo per gli anni persi. Questo genera un clima di ripicca nei suoi confronti. Cominciano anni di mobbing e di vessazioni.

CARRIERA BLOCCATA - La sua carriera è sostanzialmente bloccata e solo dopo un po' di tempo Antonio si accorge che la cosa non era certo casuale. Dal 2000 al 2005 viene mandato in servizio a Novara, presso la Banca d'Italia, una collocazione che prevede una serie di agevolazioni rispetto ad altri incarichi. Così alcuni colleghi maturano nei suoi confronti una evidente invidia. Fino al 2003 tutto procede senza intoppi. Poi scopre di essere indagato per rissa: una accusa rimasta in piedi per 9 anni fino a quando durante un'udienza il giudice comprese esattamente la natura di quello che era successo: «un giorno mia moglie con mia figlia appena nata in braccio era stata aggredita da uno spacciatore di ecstasy. Io ero solo intervenuto a difendere la mia famiglia mettendo ko questo tossico ed i suoi amici. Questa stupida accusa di aver partecipato ad una rissa ha permesso a chi stava sopra di me di bloccarmi la carriera. Poi scopro un'altra vicenda gravissima di malversazione: mi era stato corrisposto solo la metà di quanto dovevo ricevere per gli anni in cui ero stato ingiustamente fuori dall'Arma. Nel febbraio del 2004 dopo altre minacce subite dal comandante di allora decisi di denunciare tutto davanti alla magistratura». Siamo così allo scontro finale, Antonio ha la sensazione che lo vogliano far andare fuori di sé per trovare lo spunto giusto per destituirlo di nuovo, probabilmente per evitare che quanto aveva scoperto esplodessi in modo fragoroso.

NUOVE ACCUSE - Nel maggio del 2004 subisce l'ennesimo rimprovero per avere risposto alla telefonata di sua moglie sul cellulare personale mentre era di piantone davanti all'ingresso della banca. Provò a chiedere aiuto alla sede centrale del Comando ma trovò tutt'altro: fu mandato in convalescenza un anno per “disadattabilità” presso il reparto psichiatrico di un ospedale militare. «Dopo anni e anni di servizio tirano fuori questa malattia? In seguito riuscirò a rientrare in servizio ma ormai il mio destino era segnato. Mi piovono addosso altre assurde vicende e vengo rimproverato per i motivi più futili. Durante una manifestazione di protesta da parte di alcune vittime della giustizia mi associano ad un cartello che si rivolgeva ad un giudice e che io non avevo mai scritto. Vengo poi accusato di aver incassato un assegno di una cifra modesta che era stato smarrito da una terza persona. Proprio questa vicenda porta nel 2005 al mio secondo licenziamento. Avendo scoperto che mancava la metà del risarcimento che mi sarebbe spettato, hanno tirato fuori una storia inventata che comunque risaliva al 1999 quando ancora ero “civilizzato” perché non ancora rimesso in servizio. In questi giorni sono riuscito a vincere la mia seconda causa davanti al Tar ed ho ottenuto il reintegro».

LA BATTAGLIA CONTINUA - Nei prossimi giorni deciderà se tornare ancora in quel mondo con il rischio di subire altre angherie oppure di percorrere la strada della richiesta di risarcimento danni. Oltre a vincere questa battaglia Antonio ci tiene a far passare il suo messaggio di positività, non è la classica vittima di mobbing piombata nella depressione. Tutt'altro. «Ho 47 anni, ne ho fatti più di 18 in servizio. Non ho rubato, non ho mai estorto denaro a nessuno, così come non ho mai commesso abusi. Il cartoncino che non appartiene a me e mai scritto di mio pugno, l'assegno non mio mai incassato e privo di valore e un francobollo inesistente, possono distruggere una persona ? La risposta purtroppo è si. Malgrado tutto quello che ho sofferto e anni di vita che non mi verranno restituiti da nessuno io sono sereno, amo la mia famiglia. Lotto perché la mia divisa è stata infangata, non ho mai chiesto sussidi e mai ne chiederò voglio solo continuare a combattere quello che io chiamo gioco sporco mantenendomi sempre ligio e pronto di fronte ad ogni evenienza»

Tags:
francobollocarabinierimobbing
in evidenza
"La borsa di Chanel irrinunciabile. La moda? Oggi inorridisco per..."

Zorzi torna su discovery con Tailor Made. La video-intervista

"La borsa di Chanel irrinunciabile. La moda? Oggi inorridisco per..."

i più visti
in vetrina
Scatti d'Affari Banca Generali: presentati gli scatti relativi all’SDG numero 2 “Fame zero”

Scatti d'Affari
Banca Generali: presentati gli scatti relativi all’SDG numero 2 “Fame zero”





casa, immobiliare
motori
Nuova DS 7, eleganza e comfort in un’unica vettura

Nuova DS 7, eleganza e comfort in un’unica vettura


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.