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Cronache
Rapina nel deserto: tre beduini rubano il cibo al runner estremo. E parte una corsa...

di Maurizio Zanoni

Una rapina nel deserto dell'Oman, che stava per finire in tragedia. C'è mancato veramente poco perché Raffaele Brattoli, nella sua ultima impresa podistica ci rimettesse le penne. Durante la quarta tappa della competizione estrema TransOmania 300 Km non stop, il runner di Peschiera Borromeo (MI), è finito nel mirino di alcuni personaggi poco raccomandabili. In mezzo al deserto, circondato da sterminate distese di sabbia, Raffaele Brattoli è stato affiancato da un pick-up con a bordo tre beduini, i quali gli hanno ripetutamente chiesto del cibo.

«Avevo delle barrette energetiche nello zaino che non avrei consumato - racconta -. Così, ne ho offerta una ciascuno». Per un non ben precisato motivo, però, un componente del trio ha cominciato a parlare in arabo e ad alzare la voce. E con insolente supponenza ha strappato di mano all'atleta il sacchetto dei viveri che, in una competizione in cui si corrono decine e decine di chilometri in un ambiente peraltro proibitivo, sono indispensabili per la sopravvivenza. «Sono rimasto basito da questo atteggiamento - rivela -. L'istinto mi diceva di reagire, mentre fortunatamente la ragione mi ha fatto desistere da ogni azione. Anche perché il deserto può essere ostile e quello sparuto gruppo di malviventi, a logica, non ci avrebbe messo né uno né due a tagliarmi la gola e seppellirmi sotto la sabbia».

Così, rimasto immobile, Raffaele Brattoli non ha potuto far altro che guardare i suoi aggressori dileguarsi all'orizzonte. Senza più cibo nello zaino né l'ombra di qualche altro atleta nelle vicinanze, ha quindi ripreso la sua corsa con il solo ausilio di acqua e del materiale tecnico. Nel frattempo, il termometro aveva fatto un balzo all'insù e le temperature avevano raggiunto i 45 gradi centigradi. L'utilizzo dell'acqua si fece dunque via via più frequente. Quella competizione, ormai compromessa, era diventata una corsa per la sopravvivenza. Ne andava della sua vita. Dopo 8 ore di marcia continua, a poco più di un chilometro dal check-point 10, quindi punto di salvezza, Raffaele Brattoli ha, per forza di cose, allertato i soccorsi. «Passo dopo passo tutto appariva più nero, le immagini si moltiplicavano - spiega il runner estremo -. Barcollavo e sbandavo da una parte all'altra». Fortunatamente, però, poco prima di svenire, è riuscito a inviare la richiesta di aiuto tramite il gps. Poi il buio. «Mi sono risvegliato un'ora dopo al check-point 10 con la sabbia addirittura nelle narici - ripercorre -. Ho sostato lì per diverse ore. Dopodiché, grazie alla solidarietà degli altri concorrenti, che mi hanno donato un po' di cibo, ho potuto riprendere». E il giorno successivo ha concluso la gara, della lunghezza di 300 chilometri, in 91 ore e 44 minuti. «Non avrei mai potuto mollare - chiosa -. Ho corso questa competizione in onore di Claudio Bonaiti, un grande podista e amico, scomparso prematuramente lo scorso 10 ottobre 2013. Credo che sia stato lui, il mio angelo custode, a portarmi fuori dalle innumerevoli difficoltà con cui ho dovuto confrontarmi».

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