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Renzi rottami il “Signore dei pentiti”

Renzi rottami il “Signore dei pentiti”
gianni de gennaro ape

di Pietro Mancini

Su De Gennaro, auspichiamo che Matteo Renzi e Angelino Alfano si sintonizzino, presto, sulla stessa linea del presidente del PD, Matteo Orfini : “il cambiamento, che il Pd sta promuovendo, nel Paese, non dovrebbe fermarsi di fronte alla porta dei soliti noti !”.

Pietrangelo Buttafuoco – scrittore siciliano sempre fine, che ha sottolineato, con puntiglio, le benemerenze di don Gianni De Gennaro, 67 anni, accanto a Falcone, nella sconfitta di Cosa nostra, e le squallide calunnie, “mascariate” contro di lui dal figlio del mafioso Vito Ciancimino- mi consentirà di ricordargli che l’ex direttore del suo giornale, “Il Foglio”, Giulianone Ferrara, lo definì “il Signore dei Pentiti”.

De Gennaro, Capo della Dia, una sorta di FBI nostrana, all’epoca, insieme al sociologo giustizialista, Pino Arlacchi, consulente, non gratis, del Viminale, e a Luciano Violante – che il PDS, estromettendo il garantista Chiaromonte, aveva collocato al vertice dell’Antimafia- gestì la fase, molto oscura, dei processi istruiti, sulla base delle false dichiarazioni di spietati assassini “pentiti”, contro Andreotti, Mancini, Mannino, Musotto, Berlusconi nonché contro le illustri, e garantiste, toghe Carnevale, Barreca e Prinzivalli. Senza il “Signore dei Pentiti”, questi interminabili vicende processuali, tutte concluse con le assoluzioni degli imputati, non ci sarebbero stati.

In una documentata lettera a Ferrara-Buttafuoco potrà consultarla nell’archivio del suo giornale (13 aprile 1996 )- Giacomo Mancini, che il brillante autore catanese definì “il Mitterrand delle Calabrie”- dopo aver parlato di Violante, e Ferrara rincarò la dose, come di un “convinto e pauroso organizzatore di trame politiche e giudiziarie- riferì quanto gli aveva confidato l’allora Capo della Polizia, don Vincenzo Parisi : “Gianni ? Avrebbe dovuto fare, al massimo, il vice-questore di Alessandria !”.

In una intervista, rilasciata dopo la sua assoluzione, in Appello, nel 1999, dal reato di “concorso esterno con la cosca calabrese Iamonte”, al giornalista, che gli chiedeva se ipotizzasse un suggeritore, nella sua drammatica vicenda giudiziaria, l’ex segretario del PSI rispose “Spero di riuscire a identificarlo. Anzi, a dire la verità, il suggeritore potrebbe anche essersi fatto vivo. In una intervista a Cristina Mariotti, de “L’Espresso”, Gianni De Gennaro, tra i suoi “meriti”, incluse quelli di aver fatto stangare, in primo grado, il questore Bruno Contrada e l’on.Giacomo Mancini”.

Perché ? L’ex ministro era convinto che, all’inchiesta di Boemi a suo carico, non fosse estranea la propria linea, sui problemi della lotta alle cosche, in un’epoca drammatica per il Paese. Nella legislatura 1987-1992, il leader socialista si era battuto, infatti, contro l’audizione, in Commissione Antimafia, di alcuni mafiosi “pentiti”, in primis don Masino Buscetta che, come ha ricordato Buttafuoco, fu arrestato in Brasile e portato in Italia in manette, nel 1984, proprio dal “solido Fouchè” di Calabria.

L’allora Presidente dell’Antimafia, Gerardo Chiaromonte, non fece testimoniare i boss e, ritenuto troppo morbido e garantista dal PDS di Occhetto, nel 1992, venne cacciato e sostituito da Luciano Violante, che spalancò le porte di San Macuto a Buscetta e ai suoi “colleghi” assassini.

Forse, agli elogi bipartisan, conquistati, con abilità, da De Gennaro, nella sua lunga carriera, deciderà di non associarsi don Bruno Contrada,  il poliziotto siciliano condannato per mafia e sbattuto in galera “a causa di Caino”. Caino, in quel caso, dovrebbe essere proprio De Gennaro : almeno, fu scritto così, nelle cronache dell’epoca, quando alla giustizia si affiancò la mala giustizia e quando al veleno si aggiunse la delegittimazione, come scrisse proprio Buttafuoco, 13 anni fa.

Un “mafiologo” di rango, Lino Jannuzzi, ex senatore del PSI e poi forzista, ha dedicato un libro, “Lo sbirro e lo Stato”, al lungo e kafkiano calvario di Contrada, introdotto dalla coraggiosa figlia di Bettino Craxi, Stefania, che ha scritto : “Contrada dava ombra a De Gennaro, perché era davanti a lui per anzianità, ruolo e grado e per i 33 encomi, che ricevette per i suoi successi. Protetto da Violante, l’inventore della via giudiziaria al potere, De Gennaro fornì, a getto continuo, ai magistrati della Procura di Palermo i “pentiti”, che consentirono di aprire tante inchieste politiche”, poi finite in clamorosi flop.

E Jannuzzi, informatissimo, raccontò i 15 anni di processi, malattie e prigione per Contrada, contrapponendoli ai 15 anni di splendida carriera, tra gli applausi di destra e sinistra e le conquiste di belle donne, del “grande sbirro” di Reggio Calabria, inviso a Francesco Cossiga. Il “Picconatore” lo definì “uomo insincero, tortuoso, ipocrita, falso, cinico e ambiguo : la sua DIA fu come l’Ovra fascista e il KGB !”.

E, se è certo vero, come ha ricordato, ieri,  Raffaele Cantone, che nei processi per i fattacci di Genova, De Gennaro venne assolto, è altrettanto vero che, dopo esser stato designato da

Berlusconi a Capo dei servizi segreti, il governo Letta lo nominò, nel luglio del 2013, numero uno di Finmeccanica- e confermato da Renzi lo scorso anno-per nulla turbato dalle parole della Cassazione. A ottobre del 2012, confermando le condanne a molti dirigenti della PS, per i terribili fatti di Genova, la Suprema Corte scrisse : “quell’episodio ha gettato discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero”.

Le voci, mai smentite, di pressioni Usa pro-l’ex super poliziotto e del “disco verde” di Giorgio Napolitano alle più recenti mega-promozioni ? Questa la sintetica risposta di Nichi Vendola, oggi leader di SEL, ma in passato collega di Chiaromonte e Mancini all’Amtimafia : “De Gennaro è intoccabile !”. Noi speriamo che, stavolta, venga rottamato.
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