di Paolo Diodati, professore universitario
di Paolo Diodati,
professore ordinario di fisica applicata, Perugia
Non so più quanti record abbia finora stabilito il Rottamatore.
Ci si chiede ancora il perché della fretta indiavolata con cui ha voluto cacciare a quel modo un galantuomo, politico capace e di livello internazionale, come Enrico Letta.
Tutti i commentatori hanno condiviso alcune importanti motivazioni (l’eccezionale vetrina europea e quindi mondiale dell’imminente semestre italiano alla Presidenza, le 500 nomine, ecc….). Ma credo che a tutti sia sfuggito questo particolare: solo pugnalando Letta in modo così affrettato, brutale e “voltagabbanesco” (hai le pile scariche, sei nella palude. Alzati tu, che mi ci siedo io e ti faccio vedere come si fa!) poteva sperare di stabilire un altro importantissimo primato: diventare il più giovane Capo di Governo della storia d’Italia.
Gli hanno fatto notare (forse Marianna Madia, non a caso ora ministra della Semplificazione?) che c’era lo spauracchio … del Duce, incaricato dal Re a 39 anni e tre mesi … .
Capirete, lui ne aveva 39 e due mesi abbondanti … ! Era questione solo di pochi giorni.
Ce l’ha fatta proprio per un pelo! È stato davvero bravo!
Altro record prestigioso, la squadra più giovane.
Altro ancora, il numero di donne pari a quello degli uomini.
Questo sembrerebbe un po’ retrò, mancando completamente la rappresentanza di altri sessi.
Per ora segnaliamo che a un’attenta e suscettibile giornalista femminista, non sono andate giù le critiche riportate dalla stampa su quattro neo-ministre. Neanche la più che giustificata ribellione all’indifendibile allontanamento della Bonino dal Ministero degli Esteri. Sul Corriere della Sera di domenica, 23/2, si chiedeva perché mai l’accusa di ignoranza, incompetenza o solo la domanda “Che c’azzecca la Tizia con quel Ministero?” fosse rivolta solo alle donne e non anche agli uomini. La solita discriminazione sessista, concludeva. E allora, giù i nomi di neo-ministri uomini, secondo lei (o le voci correnti) altrettanto ignoranti. E così metà baby governo era servito.
“Alzati tu, ché mi ci siedo io, hai le batterie scariche e sei in una palude! I miei spingono, scalpitano.
All’inizio, per non deludere le aspettative, magari facciamo ricorso anche alla tecnica del Facite ammuina:
« In ogni Ministero, all’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a Nord vann’ a Sud e chilli che stann’ a Sud vann’ a Nord; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio passann’ tutti p’o stesso pertuso: chi nun tene nient’ a ffà, e se trovi ‘mpaludato, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à”.
Capito, ragazzi? Se non faccio vedere che corro, e non faccio vedere che correte, mi rottamano. E così passerei alla Storia come l’Auto-Rottamatore, vittima della propria politica. E di quello, detto IL BOMBA, che a 17 anni, vista la perdita della DC del 5% dei voti, voleva rottamare Forlani e del capo scout che fece sballare la strada al suo gruppo e lo fece perdere di notte in montagna, dove aspettarono l’alba, beccandosi gli accidenti di tutti i sottoposti e dei loro familiari che dissero ai figli “Mai più dietro al BOMBA!” Capito, ragazzi, cosa rischio? Ci vuole una discontinuità!”
E così ora ce l’abbiamo la discontinuità: la sconcertante discontinuità della lealtà, delle parole, dei fatti. E la sconcertante continuità dell’eterno assalto alle poltrone. Per cambiare. Chi sta seduto.
La continuità della corsa della sedicente sinistra al centro e addirittura a destra.
La continuità delle troppe promesse e delle tabelle di marcia che non possono essere rispettate.
Il Rottamatore ricorda lo slancio del Berlusconi della ricostruzione aquilana e della spedizione a Lampedusa. E’ ovvio che qualche data la rispetterà o quasi e qualche risultato lo otterrà.
Ma la steppa o palude che sia ha frenato tanti con altrettanta baldanza anche se non così ostentata.
L’avete sentita Stefania Giannini? Nonostante l’ordine del Rottamatore di non fare spot, cioè di non parlare (la banda deve ancora accordare gli strumenti, altrimenti, sai che discordanze, che stonaticci!) correndo, ha sparato “Niente scatti stipendiali uguali per tutti i docenti, saranno pagati in base al merito e al rendimento …”. Avesse detto saranno pagati anche in base al rendimento … . Niente, secondo la neo ministra, è giusto che, specialmente gli antipatici, vadano in pensione con lo stipendio dei venticinquenni, o quasi. Poveri insegnanti! Magari avranno la valutazione in base al voto avuto dai propri studenti, oltre che al tipo di rapporto col Preside.
A proposito, qual è stato il rendimento della Giannini nei nove anni di rettorato all’Università degli Stranieri di Perugia? S’è guadagnata questa definizione lapidaria, che gira: “Una capra dall’apparente cipiglio dirigenziale”. La Stranieri, un’istituzione che avrebbe potuto e dovuto rivitalizzare evitando soprattutto le accuse di arrecare danni erariali con sperpero di denaro per iniziative o non autorizzate dal CdA (viaggio in jet privato a Parigi con Benigni) o mai realizzate. Renzi vuole correre. La neo-ministra, autorizzò nel 2008 lo stanziamento di 525.000 euro, per un progetto criticato, se non ridicolizzato da molti: la realizzazione di una Scuola Internazionale di Cucina. Avrebbe fatto concorrenza alla vicinissima e affermata Scuola di Cucina di Assisi e all’ALMA (sempre Scuola Internazionale di Cucina di Parma) e a chissà quante altre Scuole. Magari con un piccolo sforzo in più avrà pensato di far aprire anche un ristorante nell’aula Magna.
Così tutti gli studenti stranieri avrebbero imparato il perché del nome dell’aula: la grande sala dove “se magna”.
Soldi volatilizzati nonostante il mancato decollo di ogni iniziativa. A distanza di sei anni ai docenti della Stranieri risulta che nessun obiettivo previsto dallo stanziamento sia stato raggiunto o sia in cantiere. Bella efficienza! Che velocità nello spendere senza far nulla.
Bel biglietto di presentazione, per il velocista della politica italiana, che ha voluto subito premiarla.
Da quando Dalema, per tranquillizzare banchieri e politici data la sua ascesa a Palazzo Chigi, appena atterrato a Londra, dichiarò d’essere un liberale e di appartenere all’area liberale, l’inarrestabile marcia della sinistra verso il centro, si sta concludendo trionfalmente, con la totale sovrapposizione con la destra, nel frattempo anch’essa spostatasi velocemente al centro.
Altro che convergenze o divergenze parallele. Abbiamo avuto la convergenza al centro, con il trionfo postumo della defunta Democrazia Cristiana.
Tutti così appassionatamente intruppati al centro, hanno rubato ogni spazio a quel povero Casini, al quale non è restato che cercare inutilmente di spaccare il capello in quattro, sostenendo d’essere lui il Centro del Centro, senza ovviamente, avere la minima possibilità di poterlo dimostrare.
Sorge spontanea la domanda: come chiamare questo fenomeno migratorio verso il centro?
Transumanza, per sottolineare l’aspetto pecoreccio e stagionale del fenomeno? Possibile che fino a pochi mesi fa il PD era prevalentemente ostile al ragazzino fiorentino e che ora lo sia solo Civati e qualche suo amichetto?
Trasformismo, per sottolineare il noto fenomeno già ricordato del “tutti sul carro del vincitore”?
O semplicemente evoluzione pragmatica della politica?
Grillo, l’antisistema per antonomasia, strilla che Renzi ha copiato il suo programma.
E Renzi, col programma identico a quello del Berlusconi 1994, e con uguale cipiglio decisionista, come poteva presentarsi con Forza Italia ridicendo cose vecchie di 20 anni? La mossa di ripresentare il vecchio programma berlusconiano a nome del PD (anche se molti si tappano naso, bocca e orecchie nel sentirlo) è la vera, unica novità che abbiamo di fronte.
Per la proprietà transitiva, Grillo avrebbe lo stesso programma di Berlusconi.
Quindi tutti a dire le stesse cose (tranne che su matrimoni e figli con due padri o due madri) e tutti a litigare su chi si deve sedere.
Come il vecchio maestro Berlusconi insegna, quanto più una squadra tiene il pallone, meno ce l’ha l’avversario. E allora dagli a parlare … parlare … .
Renzi è un ottimo logorroico, più istrionico di Almirante e quasi come il Maestro. Ha parlato a braccio anche in occasione del voto di fiducia. Mica ha bisogno di limare e far limare le cavolate che gli scappano improvvise …
E, come il Maestro, è un piacione. Poverino, se il governo fallirà, ha detto che la colpa sarà solo sua.
Ma siccome è sicuro di farcela e di vincere poi le elezione del 2018 (i rassegnati del PD hanno chiamato il suo governo Renzi I, prevedendo delle cadute o dei rinnovi a elezioni vinte), facendocela, il merito di chi sarebbe? Solo suo.
Ha detto che i giovani non hanno bisogno di parole, ma di esempi e fatti.
Lui ha fornito come esempio un fatto che passerà alla storia quasi come quello di Bruto.
Se Enrico Letta, non fosse quel gran signore che ha dimostrato d’essere, nel passargli la campanella, gli avrebbe detto: “Ipse tu, tute, Brutto fijo de ‘na … . Oculis meis non possunt ferre faciem tuam, arifijo de ‘na …!”
È evidente che alla sedicente sinistra di Renzi, potremmo dovere la definitiva pacificazione degli italiani, la rivitalizzazione dell’inno (alla) Giovinezza e un nuovo inno nazional-popolare.
Fossi un tifoso di Renzi, glielo farei suonare in tutte le sue uscite pubbliche.
Provate a cantare Bandiera rossa. Emesso l’acuto finale di “…Evviva il comunismo della libertà!!!”, godetevi l’aggancio armonico con l’ancora più acuto “E per Benito … Mussolini, eia-eia-mavalà!!”
Chi ha sensibilità musicale non può non apprezzare la sintesi ideologica del tutti al centro e … palla in tribuna … . L’incredibile e mai notato accordo armonico nella continuità tra due inni che sembravano fare a pugni tra loro.
Un comizio con questo finale sancirebbe la vera novità, altro che il vecchio “Ci penso io!”
Essendo un simpaticaccio (ricordiamo la mimica e l’accento alla Giorgio Panariello e l’ardito accostare la simpatia di chi godeva e gode presso l’elettorato di centro-destra, con quella di cui godeva negli anni ’60, Giorgio Napolitano, il migliorista del PCI mai nominato alla segreteria, perché troppo migliorista), credo di far cosa utile fornendo a Renzi la possibilità di battere ulteriormente il record dell’età media del governo-baby.
In epoca di trasparenza, gli raccomando pubblicamente per una nomina a ministro, fatta al più presto possibile, due splendidi nipoti: Tommaso, di anni otto e Caterina, di anni due (vedi foto: con atteggiamento uno furbastro e ironico, l’altra alla Gelmini, hanno detto “Alla balla della Gelmini sui neutrini, hanno riso anche i bambini” ).
Sono svegli, riportano a casa le lamentele dei loro compagni su ciò che non va alla scuola elementare e a quella materna. Hanno la risposta pronta e fanno divertire.
Tra Grillo, Berlusconi e Renzi Panariello di sicuro non sfigurerebbero.

