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Riconoscimento facciale in Italia, come funzioneranno i controlli con il nuovo decreto

Il decreto sull’intelligenza artificiale amplia l’uso del riconoscimento facciale da parte della polizia. Regole e limiti

Riconoscimento facciale in Italia, come funzioneranno i controlli con il nuovo decreto

Il riconoscimento facciale potrà essere utilizzato dalle forze dell’ordine per identificare persone attraverso immagini già registrate e, in casi circoscritti, mediante controlli in tempo reale. Il nuovo decreto italiano dovrà rispettare i divieti e le condizioni fissati dall’AI Act europeo.

Come funziona il riconoscimento facciale della polizia

Una telecamera acquisisce l’immagine di una persona. Un software analizza alcuni elementi del volto, come la distanza tra gli occhi, la forma del naso, il profilo della mandibola e la disposizione degli altri tratti. I dati vengono trasformati in un modello matematico e confrontati con fotografie già disponibili.

L’esito non equivale automaticamente a un’identificazione certa. Il sistema produce una corrispondenza più o meno probabile, che deve essere verificata dagli operatori. Illuminazione, posizione del volto, qualità delle immagini, età e cambiamenti nell’aspetto possono incidere sull’affidabilità.

Il decreto legislativo preparato dal governo per adeguare la normativa italiana al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale prevede un ampliamento dell’impiego di questi strumenti da parte delle forze di polizia. Le modalità comprendono l’analisi successiva di filmati e, in determinate condizioni, il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale.

Riconoscimento facciale: quando sarà possibile il controllo in tempo reale

Il riconoscimento in diretta consiste nell’analisi delle persone riprese mentre si trovano in una strada, in una piazza, in una stazione o nei pressi di un evento. Le immagini vengono confrontate immediatamente con quelle di soggetti ricercati o inseriti in elenchi determinati.

L’AI Act vieta in via generale questa forma di identificazione negli spazi accessibili al pubblico. Sono previste eccezioni per situazioni specifiche, tra cui la ricerca di persone scomparse, la prevenzione di minacce concrete alla sicurezza e l’individuazione di persone sospettate di reati particolarmente gravi.

Non dovrebbe quindi essere possibile sottoporre indistintamente tutti i cittadini a un controllo continuo. Ogni operazione dovrà indicare la finalità, le persone ricercate, l’area interessata e il periodo di utilizzo.

Riconoscimento facciale: le obiezioni del Garante della Privacy

Il Garante della Privacy ha chiesto di rafforzare le tutele, soprattutto per i controlli effettuati sui filmati già registrati. Secondo l’Autorità, l’elaborazione automatizzata e generalizzata dei dati biometrici di chi entra in un luogo pubblico non è compatibile con l’AI Act.

L’analisi dovrebbe essere avviata soltanto quando emerge una concreta esigenza operativa. Il Garante esclude quindi raccolte preventive e massive, effettuate in attesa che le immagini possano diventare utili in futuro.

Un’ulteriore garanzia riguarda la conservazione dei dati. Le immagini e i modelli biometrici non potranno essere mantenuti senza limiti temporali o utilizzati per finalità diverse da quelle che ne hanno giustificato l’acquisizione.

Il testo dovrà ora completare il proprio iter. Le disposizioni definitive stabiliranno quali autorizzazioni saranno necessarie, chi controllerà i sistemi e in quali casi le immagini dovranno essere cancellate.

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